Garlasco, il mercatino delle prove contaminate, ignorate, eliminate, degli errori procedurali di indagine
Garlasco (Pavia), 13 agosto 2007 – Una piccola cittadina travolta da un omicidio che ha rivelato — via via — una serie di clamorosi errori investigativi. A distanza di quasi vent’anni, le indagini sul delitto di Chiara Poggi continuano a far emergere falle, omissioni, prove contaminate e materiali irreperibili, per un vero e proprio “mercatino” di criticità procedurali.
Ecco l’elenco dettagliato dei difetti riscontrati nelle indagini, raccolti dalle fonti più aggiornate:
1. Scena del crimine non protetta
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Circa 25 persone, tra giornalisti, tecnici e curiosi, entrarono nella villetta senza calzari o guanti, contaminando la scena. Anche il gatto dei Poggi vagò liberamente prima del sigillo della casa TGLA7TGCOM24.
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Il divano fu spostato, diverse tracce vennero calpestate o alterate TGLA7TGCOM24.
2. Reperti fondamentali sequestrati tardivamente
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Elementi cruciali come il pigiama della vittima, le scarpe di Stasi, la bici, il computer e altri vennero presi in consegna con grande ritardo WikipediaTGCOM24.
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L’autopsia fu effettuata giorni dopo e, priva del peso reale della salma e della temperatura, non permise una corretta stima dell’ora del delitto WikipediaIlSussidiario.net.
3. Prove biologiche contaminate o perse
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Il pigiama della vittima fu contaminato o le impronte andarono perdute durante la gestione della scena TGCOM24.
4. Rilievi tardivi e inefficaci
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I sopralluoghi dei RIS furono effettuati con grande ritardo (21 e 29 agosto, 5 settembre, 3 ottobre 2007); molte tracce iniziali si erano già dissipate o si erano deteriorate TGLA7.
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Sulle pareti della scala della taverna, oltre all’impronta “palmare 33”, c’erano altre sei papillari mai identificate, pur avendo provato successivamente a recuperarle TGLA7.
5. Perizie forensi incomplete o malamente gestite
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Nel maxi incidente probatorio del 2025, su 18 delle 30 fasce analizzate, non è stata trovata traccia di sangue — nonostante fosse un elemento ignorato all’epoca RaiNews.
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La famosa “impronta 10” sulla porta non fu inizialmente indagata per tracce ematiche; le analisi recenti escludono Stasi e Sempio, ma non hanno rilevato sangue RaiNews.
6. Materiali ormai deteriorati o mancanti
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Dalle prime analisi nell’incidente probatorio, sono emersi livelli troppo bassi di DNA per poter identificare profili genetici dalle impronte repertate 18 anni prima Open+1.
7. Inserto “Ignoto 3” e contestazioni di contaminazione
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È emerso un profilo genetico “Ignoto 3” associato al tampone orale di Chiara: la difesa ritiene sia risultato di contaminazione e chiede la revisione del processo Il Giorno.
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I reperti originali, compreso il pigiama, sono stati distrutti nel 2022, rendendo impossibili nuovi accertamenti su quegli oggetti Il Giorno.
8. Anomalie nei verbali e possibili depistaggi
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Durante la trasmissione Zona Bianca, è emersa l’esistenza di due verbali diversi — compilati lo stesso giorno — con incongruenze circa tempi e firme, giudicate “anomale” Libero.it.
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Una denuncia della difesa parla di “errori” e possibilità di cancellazione dell’alibi attraverso verbali alterati IlSussidiario.netLibero.it.
9. Perizia informatica sul computer di Stasi
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Il PC di Stasi fu analizzato male: inizialmente sembrava che non vi fossero attività nella mattina del delitto, ma una successiva perizia ha mostrato un uso intensivo tra le 9:35 e le 12:20 WikipediaIlSussidiario.net.
10. Difetti sistemici nella gestione delle prove scientifiche
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Il sistema giudiziario ha mostrato una scarsa attenzione nei criteri di nomina dei periti (mancanza di certificazioni, strumenti obsoleti e formazione tecnica inadeguata), compromettendo la solidità delle perizie ICT Lex.
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Critiche generali sul richiamo alla “junk evidence” — prove scientifiche manipolabili o poco affidabili — e sulla difficoltà per il giudice di valutarne l’autorevolezza Il Riformista.
Il caso di Garlasco si configura oggi come un paradigma di criticità investigative e procedurali: dalle contaminazioni iniziali, al degrado delle prove, fino a verbali contraddittori e perizie incomplete o addirittura fuorvianti. Quelle che avrebbero dovuto essere testimonianze della verità si sono trasformate in “pezzi di mercato” disordinato, dove errori, omissioni o decisioni discutibili hanno pesantemente compromesso la ricostruzione del delitto.
L’attuale inchiesta, con nuove indagini su Andrea Sempio e riaffermazione della necessità di trasparenza e rigore scientifico, appare come un segnale che finalmente fa i conti con il passato, non senza lo scetticismo — e talora rabbia — di chi ritiene che alcune prove siano ormai compromesse per sempre.










