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Samuel Pruvot

LEONE XIV

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Apostolo di pace

«Tante sfide per un solo uomo. Lo stesso Leone XIV ammette di non essere all’atezza di un tal peso. Come può un semplice mortale portare questo peso la cui grandezza è incalcolabile?» Samuel Pruvot
Bologna, 4 settembre 2025 – «Cercate e troverete» è la frase che Leone XIV ha rivolto con un sorriso al suo biografo, appena incontrato nel refettorio di Casa Santa Marta. È un’istantanea che racconta tutto: la semplicità, la disarmante umanità, il carisma spontaneo di un uomo chiamato a reggere la Chiesa universale in uno dei momenti più complessi della storia. A tratteggiarlo è Samuel Pruvot, giornalista francese e autore del ritratto biografico di Leone XIV, pubblicato in Italia da EDB con il titolo Leone XIV. Apostolo di pace.

Il libro si apre con un’immagine potente: 8 maggio 2025, ore 18.08, Piazza San Pietro. «Fumata bianca», annuncia la cronaca. Il fumo bianco che si leva dalla Cappella Sistina segna l’elezione del nuovo papa. «Un’esplosione di grazia, un ruggito di gioia- scrive Pruvot – che si slancia fino a Castel Sant’Angelo e più lontano ancora». La folla, silenziosa e impaziente, attende la proclamazione del Habemus Papam. Poco dopo, il cardinale Dominique Mamberti pronuncia la formula: «Annuntio vobis gaudium magnum: habemus papam».

«Quello che i cardinali hanno scelto è un nome di consenso, un peso massimo», esclama monsignor Jean-Yves Riocreux, che attraversa la piazza quasi danzando. Ma chi è quest’uomo che ha raccolto l’eredità di Francesco? La risposta è nella seconda parte del libro, che ricostruisce con dovizia di particolari la biografia del nuovo pontefice. Nordamericano di origini francesi, missionario in Perù, Leone XIV è figlio del nostro tempo e, al tempo stesso, radicato in una profonda tradizione spirituale. «Giocava a dire la messa sull’asse da stiro», racconta il fratello. Cresciuto in una famiglia semplice, ha conosciuto la fede nel quotidiano. Agostiniano, ha studiato Sant’Agostino come maestro dell’interiorità e della giustizia. Ha attraversato le periferie del mondo e le frontiere della Chiesa: dall’America Latina al Dicastero per i Vescovi, fino al ruolo di protagonista nel Sinodo sulla sinodalità.

«Aveva la stoffa di una guida», afferma chi lo ha conosciuto da vicino. Vescovo di Chiclayo, in mezzo al caos politico del Perù, ha esercitato un’autorità mite ma risoluta. La sua scelta di incarnare la missione in ogni stagione, come direbbe San Paolo, ha conquistato il rispetto di molti.

Nel libro di Pruvot, il racconto del conclave assume le sfumature di un romanzo corale. Ogni voce, ogni testimone, ogni commento getta luce sulla figura di Leone XIV, ma anche sulla Chiesa e sul mondo. Il cardinal Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo, spiega: «Certamente ci sono visioni diverse, ma questo non significa che la Chiesa è divisa. Viviamo una comunione più profonda delle opinioni che ci dividono». E aggiunge: «Il papa deve essere una figura che raccoglie. Una persona semplice, che abbia contatto con la gente, che viva il Vangelo, che rappresenti il volto di Cristo per il mondo intero».

Per il cardinale Re, che ha presieduto le congregazioni generali, il punto è chiaro: l’obiettivo del conclave è quello di «implorare la luce dello Spirito, perché sia eletto il papa di cui la Chiesa e l’umanità hanno bisogno in questo periodo così difficile, così tormentato della storia».

Leone XIV. Apostolo di pace è anche il racconto di un’elezione segnata da tensioni, pressioni esterne e – come le definisce l’autore – «bombe di carta». Pruvot riferisce degli scontri mediatici, delle manovre ipotizzate attorno a Macron e ai cardinali francesi, delle lettere anonime, dei dossier confezionati per influenzare il voto. E tuttavia, «è sempre Pietro che ritorna – scrive – e l’unità della Chiesa non significa uniformità, ma comunione profonda nella diversità».

La terza parte del volume è forse la più densa: affronta le sfide del pontificato. Leone XIV eredita una Chiesa in cammino, attraversata da spinte contrapposte. «La missione in stagione e fuori stagione» sarà la cifra del suo servizio. Dovrà completare la riforma della Curia, «ascoltare le ferite» della liturgia e della pastorale, proseguire la lotta contro gli abusi, dialogare con le religioni e i popoli. Dovrà confrontarsi con l’ecologia come questione di giustizia, e non come «un lusso». E affrontare, da uomo del Sud globale, le fratture prodotte dalla geopolitica e dalla cultura occidentale.

Nel libro si legge: «È un pontefice che parla cinque lingue, ma sa anche ascoltare il silenzio. Che conosce la dottrina, ma ancor più la sofferenza. Che non ama i riflettori, ma sa illuminare. Che porta in sé un tratto di Agostino: inquieto fino a Dio».

«Preghiamo che lo Spirito ci doni un papa che sappia risvegliare le coscienze», aveva invocato il cardinale Re. La preghiera è stata esaudita? Pruvot non lo dice apertamente. Ma consegna al lettore una suggestione: «Chi ha occhi per vedere, veda. E chi ha fede, non smetta di cercare». Perché – lo ricorda il Vangelo – «Cercate e troverete».

Con la sua prosa rapida, appassionata, ma sempre documentata, Samuel Pruvot firma la prima grande biografia di Leone XIV. Un libro che è già un documento storico. E una mappa per leggere un pontificato che si annuncia di frontiera.
L’autore

Samuel Pruvot laureato all’IEP di Parigi e specializzato in cattolicesimo contemporaneo, è un giornalista politico. Tra i suoi libri ricordiamo Le mystère Sarkozy (Le Rocher 016) e François Hollande, Dieu et la République (Salvator,2013).

 

 

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