La risposta europea a Gaza è un fallimento completo, dice Sánchez mentre promette piena protezione diplomatica alla Sumud Flotilla. Meloni e l’UE prendano appunti.
Bruxelles – Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha lanciato un duro atto d’accusa contro la politica dell’Unione Europea nei confronti della crisi umanitaria in corso a Gaza, definendola “un fallimento completo”, in un momento in cui la diplomazia del continente appare sempre più divisa e paralizzata.
Parlando da Madrid durante una conferenza congiunta con rappresentanti di organizzazioni per i diritti umani e della società civile, Sánchez ha annunciato il pieno sostegno diplomatico del governo spagnolo alla Sumud Flotilla, un’iniziativa civile internazionale pronta a salpare per portare aiuti umanitari diretti alla popolazione palestinese assediata.
“L’Europa ha voltato le spalle ai suoi stessi principi fondanti: la difesa della dignità umana, del diritto internazionale e della pace. Il silenzio e l’inazione non sono neutralità, sono complicità”, ha dichiarato Sánchez, promettendo che la Spagna “non resterà a guardare mentre a Gaza si consuma una tragedia senza precedenti”.
La Sumud Flotilla: un messaggio di disobbedienza civile
La Sumud Flotilla, composta da navi battenti bandiera di diversi paesi europei, tra cui Norvegia, Irlanda e ora anche Spagna, è destinata a rompere simbolicamente – e materialmente – l’assedio imposto da Israele alla Striscia di Gaza. Il nome “Sumud” (in arabo, “resilienza”) riflette la volontà di resistenza pacifica delle comunità palestinesi, sostenute da attivisti e personalità della società civile internazionale.
Sánchez ha confermato che la flotta riceverà protezione diplomatica completa da parte della Spagna, incluso il supporto consolare in caso di blocchi o atti di aggressione. “Ci assicureremo che nessun cittadino europeo venga abbandonato nel Mar Mediterraneo, né simbolicamente né concretamente,” ha detto il premier.
Un’Europa divisa: silenzio da Bruxelles, imbarazzo a Roma
Il discorso di Sánchez arriva in un momento di crescente spaccatura all’interno dell’Unione Europea. Mentre paesi come Spagna, Irlanda e Belgio chiedono un cessate il fuoco immediato e l’avvio di indagini indipendenti sulle operazioni militari israeliane, la linea ufficiale dell’UE rimane cauta, improntata a un equilibrio che molti osservatori definiscono “ipocrita”.
Particolarmente colpita dalle parole di Sánchez è apparsa Giorgia Meloni, che finora ha mantenuto una linea di ferma alleanza con Israele, sostenendo il “diritto alla difesa” dello Stato ebraico senza mai pronunciarsi apertamente sulla catastrofe umanitaria nella Striscia.
“Meloni e l’UE farebbero bene a prendere appunti,” ha commentato una fonte del governo spagnolo, lasciando intendere che Madrid intende continuare a esercitare una pressione pubblica su Bruxelles affinché adotti una linea più coraggiosa.
La voce dell’opinione pubblica
L’intervento del premier spagnolo riflette anche un cambiamento nell’opinione pubblica europea. Sempre più cittadini – dalle piazze italiane a quelle francesi e tedesche – chiedono un’azione concreta per fermare le ostilità e garantire aiuti umanitari sicuri. Petizioni, manifestazioni e atti di disobbedienza civile si moltiplicano, e la Sumud Flotilla è diventata il simbolo di una diplomazia dal basso, alternativa all’impasse delle istituzioni ufficiali.
E ora?
Con l’annuncio di Sánchez, la Spagna si pone in rotta di collisione con la prudenza di Bruxelles e l’immobilismo di molte cancellerie europee. Resta da vedere se altri governi seguiranno l’esempio, o se la Sumud Flotilla rimarrà un gesto isolato di solidarietà in un mare – letteralmente – di indifferenza.
Una cosa è certa: il premier spagnolo ha lanciato il guanto di sfida. La questione palestinese torna al centro del dibattito europeo, e stavolta sembra destinata a restarci.











