Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ricorda oggi, 6 settembre, Michele Landa, metronotte di Mondragone, barbaramente ucciso il 6 settembre 2006. Michele avrebbe dovuto andare in pensione pochi mesi dopo, dopo una vita di lavoro onesto e discreto. Invece, a 62 anni, ha trovato una morte violenta e ingiusta, vittima della criminalità organizzata.
Michele Landa non era un uomo di potere né un simbolo pubblico: era un lavoratore. Difendeva una postazione di servizio presso un ripetitore di Pescopagano, necessario alla protezione di apparecchiature che potevano diventare merce di scambio per la camorra. Non ha ceduto ai ricatti, non ha piegato la propria dignità, e questo gli è costato la vita. Il suo corpo fu trovato carbonizzato nella sua Fiat 600 solo una settimana dopo il delitto.
La storia di Michele Landa è anche la storia di una famiglia lasciata sola, di istituzioni assenti, di un dolore ignorato. La sua morte, come quella di altri lavoratori come Nicola Sammarco, collega anch’egli ucciso un anno prima, evidenzia la fragilità di chi opera nel silenzio, senza tutele, senza visibilità. La cooperativa per cui lavorava, Lavoro & Giustizia, non fu presente né nelle ricerche né nel cordoglio, lasciando ai figli il peso della verità e delle difficoltà burocratiche. Michele ricevette post-mortem l’ultima busta paga decurtata delle ore che non aveva potuto completare, un gesto che simboleggia la fredda disattenzione verso chi serve la collettività senza clamore.
La vicenda evidenzia anche l’insensibilità delle istituzioni locali: nessun sindaco, deputato o rappresentante istituzionale partecipò ai funerali, e le richieste di indennizzo all’INAIL furono respinte. Perfino il trattamento dei resti di Michele presso le forze dell’ordine fu carente e traumatico, costringendo i figli a raccogliere i frammenti di loro padre in scatole di scarpe.
Il CNDDU ribadisce che ricordare Michele Landa significa resistere all’indifferenza, alla rassegnazione e all’omertà. Ricordarlo oggi è impegnarsi affinché ogni cittadino, soprattutto chi lavora in condizioni di vulnerabilità, sia protetto e rispettato. La scuola, come custode della memoria e dei valori civili, deve promuovere la conoscenza di vicende come quella di Michele, affinché le nuove generazioni comprendano che la dignità del lavoro e il rifiuto della violenza sono pilastri insostituibili della convivenza civile.
Non possiamo permettere che storie come quella di Michele Landa rimangano invisibili. La sua vita e il suo sacrificio devono illuminare la strada di chi crede che la giustizia e i diritti umani siano un patrimonio condiviso, non un privilegio di pochi.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU











