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MACRON: “26 PAESI SI SONO IMPEGNATI PER TRUPPE IN UCRAINA”. MELONI: “L’ITALIA NON INVIERÀ TRUPPE”

Parigi, 6 settembre 2025 –
Dichiarazioni destinate a fare rumore quelle rilasciate dal Presidente francese Emmanuel Macron, che nel corso di una conferenza stampa tenutasi a margine del vertice straordinario dei leader europei a Parigi ha affermato che “26 Paesi hanno preso un impegno formale o informale per l’invio di truppe in Ucraina”, in supporto alla resistenza contro l’invasione russa.

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Una presa di posizione che rilancia la strategia francese di “deterrenza attiva” e segna un ulteriore salto di qualità nel coinvolgimento occidentale nel conflitto, in corso ormai da oltre tre anni.

Macron accelera

“Non possiamo permettere che la Russia vinca questa guerra. Sarebbe una sconfitta per l’intera Europa e per l’ordine internazionale”, ha dichiarato Macron.
Senza fornire dettagli specifici sulla natura o sull’entità dell’impegno militare, il Presidente francese ha però sottolineato che il dispiegamento — laddove avverrà — sarà “coordinato, graduale e su richiesta di Kiev”.

Fonti dell’Eliseo, citate da Le Monde, riferiscono che l’impegno di questi 26 Paesi comprende una gamma ampia di contributi: dalla presenza di forze speciali e consiglieri militari sul campo, fino a missioni logistiche, sanitarie e di supporto addestrativo.

Meloni frena: “Non invieremo truppe”

La reazione italiana non si è fatta attendere. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenuta da Roma poche ore dopo, ha chiarito la posizione del governo italiano:

“L’Italia sostiene l’Ucraina con ogni mezzo necessario sul piano diplomatico, economico e militare, ma non invierà truppe sul territorio ucraino.”

Meloni ha ribadito che ogni decisione in tal senso deve tenere conto della Costituzione italiana, dei limiti imposti dal diritto internazionale e, soprattutto, della volontà del Parlamento:

“Non siamo in guerra con la Russia, e non possiamo rischiare un’escalation che coinvolga direttamente le forze armate italiane in un teatro di conflitto aperto.”

Le parole di Macron hanno suscitato un’ondata di reazioni contrastanti tra i partner europei. La Germania ha mantenuto una posizione prudente, senza confermare né smentire un eventuale coinvolgimento militare diretto. La Polonia, la Lituania e altri Paesi baltici si sono invece detti “pronti a fare di più” per aiutare Kiev, lasciando intendere una possibile disponibilità a schieramenti sul campo.

L’opinione pubblica italiana, secondo i primi sondaggi, resta nettamente contraria a un coinvolgimento diretto in Ucraina: oltre il 70% degli intervistati teme un’escalation irreversibile del conflitto e chiede che l’Italia continui a limitarsi al sostegno militare indiretto e alla via diplomatica.

L’affermazione di Macron apre uno scenario delicato e potenzialmente esplosivo nei rapporti tra NATO, UE e Russia. Mosca, attraverso il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, ha già fatto sapere che la presenza di truppe occidentali in Ucraina verrebbe considerata “un atto di guerra diretto” e comporterebbe “conseguenze militari e strategiche gravi”.

Nel frattempo, il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accolto con favore le parole di Macron, definendole “un segnale chiaro che l’Europa non lascerà sola l’Ucraina”. Ma la prudenza di alcuni alleati, Italia in testa, dimostra che la coesione europea sulla linea rossa del coinvolgimento diretto è tutt’altro che compatta.

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