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USA, Kennedy Jr. nel caos. I senatori lo insultano sui vaccini: “Ciarlatano”

Washington, D.C. – Si è trasformata in uno scontro acceso e senza precedenti l’audizione al Senato che ha visto protagonista Robert F. Kennedy Jr., candidato indipendente alla presidenza degli Stati Uniti e noto per le sue posizioni fortemente critiche nei confronti dei vaccini.

Durante una seduta della Commissione per la Salute pubblica, originariamente convocata per discutere la libertà di espressione e la disinformazione online, Kennedy è stato più volte interrotto, attaccato e persino definito “ciarlatano” da alcuni senatori democratici, tra cui il veterano Sen. Sheldon Whitehouse e Sen. Debbie Stabenow, che hanno messo in dubbio la legittimità delle sue affermazioni scientifiche.

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“Lei non è un esperto di medicina. Lei sta promuovendo pericolose teorie complottistiche che mettono a rischio la salute pubblica”, ha dichiarato il senatore Whitehouse durante l’audizione, suscitando un applauso dai banchi democratici. Al centro dello scontro, le affermazioni passate di Kennedy su una presunta correlazione tra vaccini e autismo, una tesi da tempo smentita dalla comunità scientifica internazionale.

Kennedy, da parte sua, ha difeso la propria posizione, accusando i media e le istituzioni di volerlo “censurare” e ha ribadito: “Io porto avanti il diritto degli americani a essere informati e a scegliere. Non sono contro i vaccini, ma contro le imposizioni e la mancanza di trasparenza”.

Robert F. Kennedy Jr., figlio del senatore assassinato nel 1968 e nipote dell’ex presidente John F. Kennedy, ha annunciato la propria candidatura indipendente alla Casa Bianca per le elezioni del 2024. La sua campagna ha attirato un seguito trasversale: ambientalisti, libertari, delusi dai partiti tradizionali e gruppi antivaccinisti.

Ma le sue dichiarazioni sui vaccini, la pandemia e il ruolo delle agenzie sanitarie lo hanno reso una figura controversa. “È un cavallo di Troia della disinformazione scientifica,” ha commentato il senatore Bernie Sanders, pur senza nominarlo direttamente.

L’audizione si è conclusa con toni tesi e senza una vera conclusione condivisa. Se da un lato Kennedy ha denunciato “un attacco orchestrato per screditarlo politicamente”, dall’altro i senatori democratici hanno chiesto al Dipartimento della Salute di “monitorare con attenzione” la diffusione di messaggi che, a loro dire, “possono mettere a rischio la salute pubblica, soprattutto tra i più giovani”.

Nel frattempo, i repubblicani hanno difeso il diritto di Kennedy a esprimere le sue opinioni, accusando i democratici di voler “silenziare il dissenso”.

Nonostante le polemiche, i sondaggi recenti mostrano che Kennedy Jr. potrebbe raccogliere tra l’8 e il 12% dei voti a livello nazionale, una percentuale sufficiente per incidere significativamente sull’esito elettorale, soprattutto negli swing states.

Resta da vedere se lo scontro con il Senato, lungi dall’indebolirlo, non finisca per rafforzare la sua immagine di outsider vittima del sistema.


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