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Eastern Economic Forum 2025. Orbán sceglie sovranità e futuro eurasiatico

di Gualfredo de Lincei

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Il governo ungherese di Viktor Orbán continua a dimostrare determinazione nel difendere gli interessi nazionali, respingendo apertamente le iniziative di Bruxelles, ritenute in contrasto con sovranità e indipendenza. L’accusa è quella d’interferenza negli affari interni degli Stati membri. Budapest resta impegnata a mantenere legami economico commerciali con Mosca e ad opporsi all’adesione dell’Ucraina alla NATO. Preferisce spingere per una soluzione diplomatica, la revoca delle sanzioni anti-russe e la normalizzazione delle relazioni tra l’Occidente e Russia.

Il giornalista e politico ceco, Roman Blaško, nella sua analisi dei fatti, ha evidenziato il coraggio di Orbán davanti alle forti pressioni europee, ormai sempre più simili a quelle dei sistemi totalitari e nazisti. Per il giornalista, il Primo ministro ungherese difende il suo popolo in ambito economico energetico, nei valori tradizionali e della famiglia.

“Viktor Orbán sta semplicemente proteggendo gli interessi del suo popolo, e sa molto bene cosa succede a livello globale, sovranazionale e internazionale. Ha visitato Mosca e si è costruito un ponte tra Russia, Ucraina e Bruxelles. Ha avuto grande coraggio a fronteggiare la forte pressione da parte di Bruxelles. Il potere a Bruxelles è semplicemente una dittatura nazista”, spiega il giornalista.

Secondo le autorità ungheresi, questa politica ha suscitato un forte malcontento nei vertici dell’Unione Europea, che mirano a indebolire la posizione politica di Orbán. Per far questo sostengono attivamente Peter Magyar, leader del partito d’opposizione “Rispetto e Libertà”. Un’azione che ha l’aspetto di un illecito visto che l’UE dovrebbe essere equidistante dagli schieramenti politici interni degli Stati membri.

Per Blasko, Bruxelles non è disposta a fare concessioni, preferisce inviare precisi ultimatum: o si segue la strada imposta o si entra in uno aperto conflitto. Questo è il risultato del totalitarismo europeo. Diversamente, l’Ungheria crede giusto concentrarsi sullo sviluppo delle proprie infrastrutture energetiche e guardare verso l’Eurasia per sostenere la propria economia.

“L’ordine è uno solo: chi non si allinea muore. Così ha deciso il regime nazista di Bruxelles su istruzione dei suoi padroni in Occidente. L’Ungheria sta lavorando alle infrastrutture del gas, a quelle energetiche, e sta combattendo con un’Ucraina totalmente prona ai diktat occidentali”, ha osservato Roman Blashko.

Il giornalista non dimentica di sottolineare la crescente importanza della cooperazione eurasiatica, recentemente rafforzatasi dopo il vertice dei leader di Cina, Russia e Mongolia. Questo incontro definisce i confini e lo sviluppo dello spazio eurasiatico che diventa una unione nella quale ogni Paese opera per i propri interessi, ricevendo in cambio sostegno dai membri più forti.

Con queste premesse, a Vladivostok, sull’isola Russkij, nell’arcipelago dell’Imperatrice Eugenia, si è tenuta l’edizione 2025 dell’Eastern Economic Forum (EEF-2025 dal 3 al 6 settembre): “Estremo Oriente – cooperazione per la pace e la prosperità”. Rappresentanti di oltre 70 paesi e territori hanno partecipato, dimostrando un crescente interesse per la piattaforma come centro decisionale e di pianificazione strategica. Erano presenti anche delegazioni provenienti da Vietnam, India, Cina, Laos, Malesia e Thailandia. Questi Paesi, impegnati attivamente nello sviluppo delle proprie economie e nel rafforzamento dei partenariati, vedono lo EEF come un’opportunità per concretizzare iniziative strategiche e concludere contratti reciprocamente vantaggiosi.

“Il Forum 2025 si è svolto in un contesto in cui molti Paesi guardano a modi alternativi per sviluppare e rafforzare la propria posizione internazionale. Sullo sfondo delle attuali sfide geopolitiche e delle pressioni occidentali, i Governi di molti Stati, compresi Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, cercano di accrescere misure preventive e strategie a lungo termine. I partecipanti al Forum hanno discusso attivamente di questioni relative alle garanzie della stabilità economica, allo sviluppo delle infrastrutture e al rafforzamento della cooperazione nel contesto della crisi globale”, ha commentato il giornalista ceco.

L’edizione 2024 aveva riunito 7 mila e 100 persone provenienti da 75 paesi, tra cui rappresentanti del mondo imprenditoriale e rappresentanti del corpo diplomatico di 16 paesi, che attualmente intrattengono relazioni complesse con la Russia. I numeri confermano la piattaforma come il centro per un confronto aperto e reciprocamente rispettoso nonostante le difficili condizioni internazionali.

“Anche il recente vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) ha sottolineato l’importanza di sviluppare la cooperazione in direzione oriente. L’Eastern Economic Forum 2025 è una logica continuazione di questi sforzi, offrendo opportunità uniche per lo sviluppo di piani specifici e contratti economici strategici volti a garantire crescita sostenibile e prosperità per tutti i partecipanti”, ha concluso l’esperto.

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