Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda indignazione e sgomento per la notizia relativa al presunto stupro di gruppo subito da una giovane studentessa italiana di 19 anni durante un soggiorno a Malta.
Quanto riportato dalla stampa pone nuovamente in evidenza una ferita dolorosa della nostra società: la violenza sessuale, che continua a colpire donne, spesso giovanissime, trasformando esperienze di vita e viaggio in incubi destinati a lasciare segni profondissimi.
In questa circostanza, ad aggravare il quadro, vi è l’età dei presunti responsabili, tutti ragazzi tra i 17 e i 19 anni. Tale dato interroga drammaticamente il mondo della scuola e della formazione civica: come è possibile che giovani così vicini alla maggiore età, ma ancora immersi nei percorsi educativi, possano concepire e, peggio, agire comportamenti di tale brutalità?
Il Coordinamento ritiene doveroso ribadire che nessuna forma di violenza può essere relativizzata, né giustificata da contesti di gruppo, consumo di alcol o dinamiche di pressione psicologica. Ogni atto non consenziente è violenza.
Inoltre, la circostanza che l’abuso sarebbe stato persino ripreso con un cellulare, se confermata, aggiunge un ulteriore livello di disumanizzazione e oggettivazione della vittima, trasformata in oggetto di spettacolo e non più considerata persona.
La scuola, in quanto luogo privilegiato di formazione delle coscienze, ha la responsabilità di proporre un’educazione ai diritti umani, al rispetto della dignità, alla parità di genere e al valore del consenso. Non bastano lezioni occasionali: servono percorsi strutturati, dialoghi aperti, laboratori di confronto.
Il Coordinamento chiede al Ministero dell’Istruzione e del Merito di avviare con urgenza programmi nazionali di sensibilizzazione, affinché i giovani siano messi in grado di riconoscere e prevenire atteggiamenti di dominio, sopraffazione e violenza.
Accanto all’azione della magistratura, che dovrà chiarire responsabilità individuali, occorre un lavoro culturale collettivo: solo così sarà possibile trasformare indignazione e rabbia in impegno educativo e civile.
Il nostro pensiero va oggi alla giovane vittima, alla sua sofferenza e al coraggio dimostrato nel denunciare. La sua voce deve diventare il punto di partenza per una presa di coscienza collettiva.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU










