Advertisement

Riarmo, la Camera boccia tutte le mozioni. Il centrodestra non presenta il testo

Roma, 10 settembre 2025 – In un clima politico carico di tensioni, la Camera dei Deputati ha respinto oggi tutte e cinque le mozioni presentate dall’opposizione relative all’aumento delle spese militari. Il centrodestra, parte della maggioranza di governo, non ha presentato un proprio testo alternativo ma ha votato contro tutte le proposte, in coerenza con l’indicazione governativa di parere contrario. la Repubblica


Cosa prevedevano le mozioni

Le mozioni bocciate provenivano da Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra (Avs), Azione e Italia Viva. Ognuno di questi gruppi aveva presentato un documento con contenuti differenti, ma unite dall’opposizione all’obiettivo del 5% del Pil per la spesa militare proposto in ambito NATO e da una richiesta comune di maggiore trasparenza, bilanciamento con le spese sociali, e cooperazione europea alla difesa. la Repubblica

Advertisement

Il ruolo della maggioranza e l’assenza di un testo proprio

Il centrodestra ha scelto di non presentare una mozione alternativa propria. Lo scopo sarebbe, secondo quanto riferito, di evitare spaccature interne al blocco di governo. la Repubblica

Per il governo, parere contrario alle mozioni dell’opposizione. la Repubblica

All’interno del Pd e tra le forze di opposizione, sono emerse posizioni divergenti: alcuni voti favorevoli solo sulle mozioni proprie, astensioni su quelle altrui, voti contrari su alcune proposte specifiche. la Repubblica

Dal Pd, la segretaria Elly Schlein ha criticato la maggioranza per non aver presentato un testo proprio, affermando che questa scelta è sintomo di divisioni interne che rischiano di “danneggiare il paese”. la Repubblica

Dal centrodestra, la decisione di non proporre un documento alternativo è stata motivata, implicitamente, come misura per contenere divergenze interne. la Repubblica

Le opposizioni hanno denunciato una strategia politica che lascia vuoto il dibattito parlamentare, chiedendo più chiarezza su cosa il governo intenda fare riguardo agli impegni internazionali sulla difesa e su come bilanciare tali impegni con le priorità sociali. la Repubblica


Quali scenari si aprono

    • L’assenza di un documento unitario da parte della maggioranza potrebbe diventare un elemento di instabilità politica, se le diverse anime interne – Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia – non riescono a trovare terreno comune sul tema del riarmo.

    • Le opposizioni, pur divise su specifiche modalità, sembrano concordi nel denunciare che il dibattito attuale rischia di essere più formale che sostanziale: molte mozioni presentate ma nessuna convergenza, mentre il governo continua a sostenere il parere contrario a ogni proposta.

    • Resta la questione centrale: il 5% del Pil in spesa militare. È questo il parametro che tutti osservano come linea rossa o critica, ma su cui non c’è accordo politico sul come, quando e fino a che punto aderire o meno.

    • Le posizioni di voto e le alleanze

      Oltre ai contenuti, è importante vedere come i partiti si sono mossi in aula, in termini pratici:

      • Il governo ha dato parere contrario a tutte le mozioni presentate dall’opposizione. la Repubblica

      • Centrodestra non ha presentato un proprio testo, votando contro tutte le mozioni. Questa scelta sembra strategica: evitare conflitti interni tra le sue componenti su posizioni che alcune più moderate potrebbero non condividere. la Repubblica+1

      • Pd: ha votato solo la propria mozione; si è astenuto su alcune mozioni altrui (quelle che hanno posizioni più forti, specie quelle di Avs e M5S), e ha votato contro la mozione di Azione (visto che quella aderiva troppo esplicitamente all’aumento verso il 5 %). la Repubblica

      • Avs e M5S: hanno votato favorevolmente le proprie mozioni, respinto quelle che consideravano insufficientemente chiare o troppo accomodanti verso l’aumento militare. la Repubblica

      • Italia Viva e Azione: posizioni più divise, con voti negativi prevalenti o fortemente condizionati dai criteri che pongono. Contropiano+1


      Implicazioni politiche

      Le mozioni, pur bocciate, servono a mettere in luce alcune dinamiche:

      1. Le linee divisorie all’interno del centrosinistra

        • Pd cerca di marcare una posizione propria che sia “neutrale-moderata”, non rigida come Avs o M5S, ma non troppo accomodante.

        • Avs e M5S spingono per un rifiuto più netto al target del 5 %, con una forte critica verso la logica del riarmo.

        • Italia Viva e Azione mostrano che nel campo delle opposizioni ci sono correnti che accettano l’esigenza di rafforzamento della difesa, ma chiedono condizioni e limiti.

      2. Tensione tra governo / centrodestra e opposizioni sul tema del 5 % del PIL

        • Il termine “5 %” è diventato un punto di scontro simbolico: per le opposizioni più radicali è una soglia da rifiutare; per altri è un obiettivo su cui negoziare come parte degli impegni internazionali.

        • Non presentare un proprio testo permette al centrodestra di non esporsi su una cifra così divisiva, pur mantenendo la difesa dell’aumento, ma con un profilo più istituzionale e meno polemico.

      3. Bilancio tra “difesa” e “servizi sociali”

        • Tutte le mozioni, anche quelle che accettano l’aumento, richiedono che non possa avvenire a scapito della sanità, dell’istruzione, della ricerca, delle politiche sociali.

        • Questa richiesta di bilanciamento è strategica, perché intercetta sensibilità diffuse tra l’opinione pubblica che chiedono che la sicurezza non si traduca in impoverimento o sacrificio dei servizi fondamentali.

      4. Dimensione europea e multilaterale

        • Il piano ReArm Europe / Readiness 2030 è il contesto entro cui le mozioni si muovono. Alcune lo respingono, altre ne accettano l’idea ma chiedono condizioni, trasparenza, solidarietà tra stati membri.

        • C’è la richiesta che l’Italia non sia sola, ma che nel contesto NATO e UE si promuova un riparto degli obblighi più equo, rispettando capacità economiche e situazioni specifiche dei Paesi.


      Punti deboli e sfide per le mozioni

      • Forza politica vs. realtà dei rapporti internazionali: rigettare l’obiettivo del 5 % può essere visto come mancanza di volontà di contribuire agli impegni NATO/UE, con possibili costi diplomatici.

      • Aspetti pratici e concreti: bisogna definire come si risparmiano le risorse o le si ridistribuiscono verso i servizi sociali, con stime realistiche. Le mozioni più radicali tendono a evocare cifre grandiose, che richiedono coperture precise.

      • Coerenza interna ai partiti: dentro Pd, Avs, M5S — ci sono correnti che spingono in direzioni differenti, e questo può indebolire le proposte se non c’è unità su un testo o su una strategia condivisa.

      • Reazioni del governo e della maggioranza: essendo mozioni dell’opposizione, con parere contrario del governo, è difficile che superino il vaglio parlamentare, ma servono per costruire l’agenda politica e per mobilitare l’opinione pubblica.

    • Le mozioni: contenuti principali

      Dalle fonti disponibili, le mozioni presentate dalle opposizioni – Pd, M5S, Avs, Azione, Italia Viva – affrontano il tema della spesa militare e del riarmo con approcci diversi. Ecco come si differenziano:

      Mozione Obiettivi principali Richieste specifiche / vincoli Elementi caratteristici / differenze rispetto alle altre
      Partito Democratico (Pd) Evitare l’adozione dell’obiettivo del 5 % del PIL come spesa militare imposta unilateralmente; promuovere un approccio multilaterale e comparato all’interno della NATO. la Repubblica+2Il Foglio+2 Chiede che l’Italia non aderisca al target del 5 %, che nelle sedi della NATO si promuova un carico degli oneri condiviso, che si valorizzi la diplomazia, la prevenzione dei conflitti, la cooperazione civile. la Repubblica+2Il Foglio+2 È una mozione “moderata” rispetto ad altre: non chiede un ritiro totale dagli impegni internazionali ma un riequilibrio. Il Pd ha votato a favore solo della propria mozione e si è astenuto sulle altre. la Repubblica+1
      Alleanza Verdi e Sinistra (Avs) Contrarietà forte al 5 % del PIL per la spesa militare, rivendicazione di investimenti sociali (sanità, scuola, trasporti, ambiente) come priorità. la Repubblica+2Orizzonte Scuola Notizie+2 Chiede che fin dal prossimo bilancio si stanzi un contributo per il Fondo Sanitario Nazionale (esempio usato: almeno 8 miliardi di euro aggiuntivi) e che si sospenda qualsiasi ipotesi di aumento per la difesa legato al target NATO. la Repubblica+1 È una delle mozioni più nette sul tema del “no al riarmo”. Il linguaggio è più conflittuale verso le richieste NATO. la Repubblica+1
      Movimento 5 Stelle (M5S) Simile ad Avs nel rifiuto dell’aumento imposto del target del 5 %, con forte enfasi sul ridirezionamento delle risorse verso sanità, servizi pubblici, politiche sociali. la Repubblica+2il manifesto+2 Chiede che il governo non prosegua nel sostegno al piano europeo “ReArm Europe / Readiness 2030” e che ci siano misure urgenti per rafforzare il sistema sanitario nazionale. il manifesto+2la Repubblica+2 Si colloca in linea con Avs per le richieste di contrasto forte al riarmo, ma tende a enfatizzare anche il tema della democrazia economica, della protezione sociale. la Repubblica+1
      Azione Accetta in sostanza che la spesa per la difesa debba aumentare, ma con vincoli precisi: realisticità, gradualità, misurabilità, efficacia operativa. la Repubblica+1 Per esempio: tabella di marcia che porti spesa al 2 % del PIL già nel 2025, al 3,5 % entro il 2035; ma solo in corrispondenza di un reale potenziamento operativo delle Forze Armate. la Repubblica È la mozione “più vicina” alle richieste del governo / della NATO rispetto alle altre opposizioni. Seppur con limiti, è quella che più riconosce l’esigenza di adeguamento della difesa. la Repubblica
      Italia Viva (Iv) Cerca un compromesso: non rifiuta completamente l’aumento della spesa militare, ma insiste sul fatto che ogni incremento debba essere accompagnato da miglioramenti (efficienza), ma anche da investimenti nei settori civili come sanità, riduzione delle liste d’attesa, cultura. Proposta di “un euro in spesa militare, un euro in cultura”. la Repubblica Vincoli su come usare le risorse aggiuntive, miglioramento della spesa, efficienza, cultura. Non c’è un rifiuto totale del target, ma una forte richiesta di bilanciamento e condizioni. la Repubblica

Informazione equidistante ed imparziale, che offre voce a tutte le fonti di informazione

Advertisement
Articolo precedenteCaro affitti docenti fuori sede: proposta al Ministro Valditara di canone calmierato a 300 € per i fuori sede
Articolo successivoIl dottor Michel Mallard protagonista dell’area Medicina alla rassegna Indipendenti, Ribelli e Mistici

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui