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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani segue con grande attenzione i fatti avvenuti a Trestina, dove un gruppo di giovani, tra cui minorenni, ha compiuto un’aggressione particolarmente grave. Non si tratta di un episodio isolato di cronaca nera, ma di un segnale preoccupante sulla necessità di un impegno educativo più forte e condiviso.

Le accuse – lesioni aggravate, danneggiamento, violenza privata e possesso di oggetti atti a offendere – non riguardano solo la sfera penale, ma anche i principi costituzionali che tutelano la dignità della persona e l’uguaglianza. Allo stesso modo, entrano in gioco gli obblighi previsti dalla Convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo, che invita a proteggere i minori da ogni forma di violenza e a guidarli verso il rispetto degli altri.

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Dal punto di vista psicologico, ciò che emerge è la dinamica tipica del branco: il senso di responsabilità individuale si affievolisce, la violenza diventa un mezzo per affermarsi e l’adolescenza, con le sue fragilità emotive, può diventare terreno fertile per comportamenti aggressivi. Le vittime non subiscono solo lesioni fisiche, ma anche un impatto emotivo che mina la fiducia in sé stesse e negli altri, creando un senso di insicurezza che può estendersi all’intera comunità.

In questo contesto, la scuola ha un ruolo fondamentale. Non basta trasmettere nozioni: occorre aiutare gli studenti a conoscere e gestire le proprie emozioni, a comprendere l’altro, a risolvere i conflitti senza ricorrere alla sopraffazione. L’educazione civica, così come prevista dalla L. 92/2019, deve tradursi in pratiche concrete di cittadinanza attiva, che insegnino il valore della legalità e della responsabilità condivisa.

Strumenti come l’educazione socio-emotiva, la peer education, la mediazione dei conflitti e la giustizia riparativa possono guidare gli studenti a rielaborare i propri errori e trasformarli in occasioni di crescita. Lo Statuto delle studentesse e degli studenti offre strumenti disciplinari che, se accompagnati da percorsi educativi mirati, diventano strumenti di consapevolezza e responsabilizzazione.

È essenziale inoltre costruire reti tra scuola, famiglie, servizi sociali e istituzioni, perché solo un lavoro coordinato può prevenire il rischio di episodi simili. Sportelli di ascolto, laboratori sull’empatia e sulle emozioni, attività di dialogo e confronto sono strumenti concreti per intercettare disagi prima che si traducano in violenza.

Il CNDDU esprime vicinanza alle vittime e ribadisce con forza che la scuola deve restare un presidio di diritti civili, legalità e solidarietà, dove crescere significa imparare a rispettare sé stessi e gli altri, prevenendo le derive della violenza giovanile.

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

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