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Le nuove riflessioni di Anna Maria Casale sul caso Garlasco: tra critiche alle indagini, profilo del killer e contaminazioni del DNA

Pavia / Italia — Settembre 2025

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Dopo quasi vent’anni dal delitto di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 nella villetta di Garlasco (Pavia), continuano le polemiche, le analisi, le nuove indagini. Un ruolo centrale in questi dibattiti è ricoperto dalla criminologa e psicologa clinico-forense Anna Maria Casale, che in recenti ospitate televisive e interviste ha rilanciato critiche puntuali e rilievi inquietanti su come siano state condotte le investigazioni, sul ruolo delle prove, e sulle interpretazioni che le hanno accompagnate.

Ecco cosa ha detto Casale nelle ultime settimane, quali nuovi elementi ha portato, e quali interrogativi aperti continuano a emergere.

1. Contaminazione delle prove e “Ignoto 3”

Uno degli argomenti più discussi nelle ultime apparizioni pubbliche di Casale riguarda la possibile contaminazione delle prove, in particolare di quelle valide per individuare soggetti “Ignoto”.

Durante una puntata di Zona Bianca (Rete 4), la criminologa ha messo in luce che la cosiddetta garza su cui è stato individuato un profilo genetico di un “Ignoto 3” potrebbe essere stata contaminata. Secondo Casale, si tratta di un’”ennesima volta in cui siamo qui a dire che c’è stata una contaminazione”. Caffeina Magazine+1

Ha aggiunto che questa non è solo una questione di errori minori, ma che la contaminazione può minare interamente la credibilità delle prove che potrebbero portare a nuovi sospetti o a rivalutazioni del ruolo di eventuali indagati. Caffeina Magazine+1

Immergendosi nel dettaglio, Casale ha osservato che, pur riconoscendo che il profilo di “Ignoto 3” era stato inizialmente considerato elemento chiave, ora pare che quel profilo non sia “nuovo assassino” chiaro, ma che la Procura stia rivalutando tutti gli “ignoti” e tutti gli elementi non valutati in passato. Caffeina Magazine+2The Social Post+2

2. Critiche al metodo investigativo: “leggerezze”, verbali, graffi, tamponi

Casale ha più volte messo in evidenza che le indagini – sia quelle iniziali che quelle più recenti – presentano elementi di superficialità che, a suo avviso, non possono essere ignorati:

Durante una puntata di Quarto Grado, ha dichiarato che le indagini sono “piene di sciocchezze”, chiedendosi “perché le certezze sembrano esserci solo contro Alberto Stasi”. Corriere di Maremma

Ha contestato i graffi, che in vari momenti vennero portati come prova nei confronti di Stasi: “I graffi che non c’erano”, ha detto, suggerendo che alcune tracce siano state attribuite erroneamente o in maniera forzata. Corriere di Maremma

Ha sollevato dubbi anche sui verbali, sostenendo che alcune dichiarazioni ufficiali non siano state verificate con rigore, oppure che elementi probatori non siano stati raccolti con la necessaria accuratezza. Corriere di Maremma

3. Il profilo del killer: impulsività, pulizia, tracce ematiche

Un’altra direzione delle riflessioni di Casale riguarda il profilo psicologico e comportamentale dell’assassino:

Casale sostiene che l’omicidio ha caratteristiche di azione impulsiva, ma allo stesso tempo mostra segnali di attenzione al dettaglio: ad esempio, la cura nel cancellare o “pulirsi le mani”, che suggerirebbe una consapevolezza almeno parziale del disastro compiuto. Virgilio.it

Fa riferimento alle impronte insanguinate di quattro dita trovate sulla spalla del pigiama della vittima — un elemento che, per lei, conferma che l’assassino aveva mani sporche di sangue e che successivamente cercò di rimuovere le tracce. Virgilio.it

Casale segnala però che la scena del crimine è stata “calpestata più volte”, compromettendo potenzialmente altre tracce — tra cui le tracce di scarpe — che sarebbero potute essere decisive se adeguatamente protette e analizzate. Virgilio.it

4. Domande sull’equilibrio delle certezze giudiziarie

Uno dei punti più forti delle critiche di Casale è che le certezze costruite nel corso del tempo sembrano concentrate solo su una versione dei fatti: quella che coinvolge Alberto Stasi.

Casale domanda: “perché solo quello che andava contro Stasi era sorretto da certezze?” Corriere di Maremma

Similmente, ha sostenuto che alcuni elementi che oggi emergono come dubbi o quali irregolarità risultavano evidenti anche in passato, ma non furono trattati allora con la stessa attenzione. Corriere di Maremma+1

5. TV, oggetti sulla scena e la TV accesa

Tra le dichiarazioni più recenti, Casale ha commentato anche dettagli apparentemente secondari, come gli oggetti lasciati nella scena del delitto, che tuttavia possono essere utili per ricostruire la dinamica:

Nell’appuntamento televisivo a Zona Bianca, ha parlato della tv accesa, della PlayStation, della sedia presenti nella casa. Casale ha detto che la disposizione di quegli oggetti non è particolarmente significativa, ovvero che non permetterebbe di sostenere che qualche persona stava giocando con la PlayStation poco prima del delitto — “anche perché quella console è vera che si trovava a terra ma era abbastanza vicino al mobiletto”; se chi stesse giocando stesse seduto su una sedia, la console sarebbe stata tirata verso la sedia. Libero Quotidiano

Ha inoltre ipotizzato che Chiara Pudessi stesse seduta sul divano a fare colazione con la tv accesa, che poi abbassò il volume per via del campanello, oppure perché sentì qualcuno suonare. Libero Quotidiano

6. Nuove indagini, “ignoti”, e la posizione della Procura

Casale ha posto attenzione anche sulla prosecuzione delle indagini svolte dalla Procura:

Ha detto che la Procura “sta andando a valutare tutti gli elementi che non sono stati valutati all’epoca e li sta rivalutando, compreso tutti gli ignoti”. Ciò significa che l’indagine, sebbene condanna definitiva contro Stasi vi sia, non esclude che possano emergere figure fino ad oggi non considerate o tracce non esaminate. Caffeina Magazine+1

In questo contesto, il profilo di “Ignoto 3” viene visto come parte di questa revisione, ma Casale avverte che la sua importanza non è quella di un sospetto chiaro bensì di un segnale per riprendere in mano tutte le tracce, buone o dubbie. Caffeina Magazine

7. Le reazioni: difesa, legali, famiglia

Le dichiarazioni di Casale si inseriscono in un clima già acceso di dibattito, con diverse controparti che si muovono sul fronte legale e mediatico.

L’avvocato di Alberto Stasi, Antonio De Rensis, ha contestato che possa essere normale accettare la contaminazione come fatto “normale”: “Se noi diciamo che questa roba è normale, non diciamo la verità ai cittadini che devono avere la garanzia che le autopsie e i rilievi si facciano nei modi giusti.” Caffeina Magazine

Dall’altro lato, l’avvocato di Andrea Sempio, Massimo Lovati, ha sostenuto che la contaminazione è un fenomeno possibile in contesti come la sala autoptica: “Eravamo in una sala autoptica, non eravamo in un laboratorio di analisi” ha ricordato, evidenziando che più soggetti passano per quegli spazi e che le condizioni ambientali sono più sfidanti. Caffeina Magazine

La famiglia Poggi ha più volte protestato contro le illazioni mediatiche, specie quelle che sembrano estranee alle risultanze processuali: la memoria di Chiara, affermano, va rispettata, e non si possono alimentare teorie o ricostruzioni che offendano la dignità della vittima. rtl.it

8. Quali novità concrete emergono?

Al di là delle critiche, quali elementi nuovi sembrano emergere grazie alle osservazioni di Casale?

Il ripristino dell’incidente probatorio e l’analisi di tracce / DNA ignorati o trattati con superficialità in passato. Casale segnala che ora si cercano impronte sulla spazzatura e altri reperti che potrebbero confermare o smentire versioni. Sardegna Reporter+1

La possibile revisione dei profili degli “ignoti”, compreso Ignoto 3, sebbene oggi non lo si possa qualificare come un sospetto definito, ma come elemento di revisione generale delle indagini. Caffeina Magazine+1

Il rilievo che molti accertamenti di allora non siano stati svolti con la robustezza che si richiede oggi — dal punto di vista di metodo forense, raccolta delle prove, protezione della scena del crimine. Casale insiste su questo, come elemento che ha potuto influire sugli esiti processuali. Corriere di Maremma+1

9. Limiti e domande ancora aperte

Nonostante le analisi puntuali, restano molte incertezze:

Non è ancora chiaro se i nuovi elementi (DNA, “ignoti”, graffi, dichiarazioni) possano portare a una riapertura giudiziaria che cambi la condanna definitiva. La sentenza su Stasi è definitiva e il sistema giudiziario italiano prevede condizioni e procedure molto rigide per revisione. Wikipedia+1

Alcuni delle affermazioni di Casale si fondano su esami non ancora completati, su dati in corso di analisi, o su testimonianze verbali: ciò implica che molti rilievi sono da considerarsi “in sospeso”, non conclusivi.

Il rischio di interpretazioni mediatiche che amplificano dubbi e speculazioni: Casale stessa denuncia che alcuni elementi vengano presentati in maniera sensazionalistica pur non avendo valore probatorio pieno.

10. Conclusione: un’ombra di dubbio che persiste

Le ultime dichiarazioni di Anna Maria Casale confermano che il caso Garlasco continua a non essere “chiuso”, almeno sul piano dell’analisi critica. Mentre la condanna di Alberto Stasi è definitiva, le sue osservazioni puntano a mostrare che:

alcune prove non furono raccolte o trattate con la dovuta cura;gli errori, le possibili contaminazioni e le mancate verifiche portano a domandarsi quanto delle certezze sinora accettate siano state consolidate senza adeguata base;

esiste un interesse investigativo attuale nella Procura nel riesaminare “ignoti” e tracce trascurate, che potrebbe, nel migliore dei casi, fare emergere novità, ma nel peggiore lasciare solo dubbi.

In definitiva, l’intervento di Casale serve da monito: anche nei casi giudiziari definitivi, specie quelli con perizie scientifiche fondamentali, restano zone grigie che meritano attenzione. Il rispetto della memoria della vittima non si ottiene solo con sentenze, ma anche con la trasparenza sulle procedure, con il rigore delle analisi, e con la disponibilità a riconoscere che, a volte, il sistema investigativo ha margini di miglioramento notevoli.


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