L’ultima analisi IPC conferma la carestia a Gaza City e avverte che le condizioni potrebbero diffondersi
Gaza City, Striscia di Gaza — Un nuovo rapporto dell’Integrated Food Security Phase Classification (IPC), sostenuto da agenzie delle Nazioni Unite e organizzazioni umanitarie internazionali, ha ufficialmente confermato che Gaza City si trova in una situazione di carestia (famine, IPC Fase 5). Il documento lancia un chiaro avvertimento: se non si interviene tempestivamente con un accesso umanitario stabile, le condizioni disastrose di Gaza City rischiano di espandersi verso le regioni centrali e meridionali dell’area, aggravando una crisi già tragica.
Cosa dice l’analisi IPC
Secondo l’ultimo rapporto, rilasciato a fine agosto 2025, più di 500.000 persone nella Striscia di Gaza sono già intrappolate in condizioni catastrofiche — caratterizzate da fame, deperimento fisico ed elevata mortalità — che definiscono lo stadio più grave della scala IPC.
Nel dettaglio:
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Gaza City e la parte settentrionale della Striscia (conosciuta come il Governatorato di Gaza) sono le aree più colpite.
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Il rapporto evidenzia un aumento drammatico della malnutrizione acuta nei bambini sotto i cinque anni: a Gaza City, i livelli sono quadruplicati rispetto a soli pochi mesi fa, raggiungendo circa il 16,5%.
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Anche gli altri indicatori di fame sono ormai superati in varie aree: la disponibilità di cibo è crollata, il consumo alimentare è drasticamente ridotto, i servizi sanitari sono in crisi e gran parte dell’agricoltura locale è distrutta o inaccessibile.
L’IPC definisce come “ragionevole evidenza” che le soglie minime perché si possa parlare di carestia — previste nella metodologia — siano state oltrepassate: questo include la percentuale di famiglie con grave carenza di cibo, il tasso di malnutrizione acuta sotto i cinque anni, e la mortalità correlata a fame / malnutrizione.
Le cause principali della crisi
L’analisi del IPC attribuisce il verificarsi di questa carestia a una combinazione di fattori “umanamente determinati”. Tra questi:
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Conflitti prolungati e bombardamenti — gli attacchi militari continuano ad infliggere danni civili, distruggendo infrastrutture essenziali, ferendo e uccidendo civili, rendendo pericolosi molti percorsi per l’accesso al cibo.
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Restrizioni all’accesso umanitario — convogli di aiuti spesso bloccati, danni alle infrastrutture di stoccaggio, trasporto e distribuzione, ostacoli logistici vari.
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Distruzione o inaccessibilità delle risorse agricole locali — quasi il 98% delle terre coltivabili è danneggiato o non utilizzabile; la pesca è fortemente limitata. Ciò riduce drasticamente la produzione locale di alimenti.
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Malfunzionamento dei servizi essenziali — mancanza di acqua potabile, carburante, servizi sanitari e igienico-sanitari compromessi; ciò accresce le malattie che aggravano la fame e la malnutrizione.
Aree a rischio: diffusione verso il centro e sud
Mentre Gaza City già affronta la carestia, l’IPC avverte che le condizioni più critiche potrebbero diffondersi in modo rapido verso le aree di Deir al‑Balah (centro) e Khan Younis (sud).
Secondo le proiezioni:
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Entro la fine di settembre 2025, si stima che circa 641.000 persone avranno raggiunto condizioni catastrofiche (IPC Fase 5) nelle regioni colpite, includendo Gaza City e le aree verso sud.
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Un alto numero di donne in gravidanza o che allattano, e un numero significativo di bambini sotto i cinque anni, necessiteranno urgentemente supporto nutrizionale.
Impatti umani: storie e numeri
Il rapporto non è solo una raccolta di dati astratti: ci sono testimonianze che parlano di persone che stanno mangiando un solo pasto al giorno, quando va bene; molti giorni senza cibo. Bambini estremamente deperiti, casi di malattia legati alla malnutrizione, genitori che non riescono neppure a procurarsi farina o alimenti di base.
I numeri chiave includono:
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Circa 39% della popolazione nel territorio sta sperimentando giorni in cui non c’è consumo alcuno di cibo.
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Malnutrizione acuta nei bambini sotto i 5 anni a livelli molto elevati: Gaza City ha visto i tassi quadruplicati in pochi mesi.
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Più di 132.000 bambini sotto i cinque anni sono a rischio di morte da malnutrizione acuta entro la metà del 2026.
Le reazioni delle organizzazioni internazionali
Le agenzie coinvolte — FAO, UNICEF, WFP, WHO — hanno lanciato appelli urgenti affinché un cessate il fuoco immediato e accesso umanitario senza ostacoli siano garantiti.
Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha definito la situazione come “un disastro creato dall’uomo, un’accusa morale, un fallimento dell’umanità stessa.”
Allo stesso tempo, ci sono critiche e resistenze: alcune autorità respingono la definizione di carestia, contestando metodi, dati o interpretazioni. Altre pongono l’accento sul fatto che, pur in difficoltà, sono entrati aiuti, anche se in misura insufficiente.
Qual è la “finestra temporale” per agire
Un elemento centrale del rapporto è l’idea che il tempo stia per scadere. Le proiezioni IPC mostrano che:
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senza severe misure di intervento, l’ondata di carestia potrebbe raggiungere le regioni centrali e meridionali in poche settimane.
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gli aiuti attualmente consegnati sono insufficienti, irregolari, spesso bloccati o impossibilitati a raggiungere le popolazioni più vulnerabili. Questo significa che ogni giorno di ritardo aumenta il rischio di mortalità evitabile.
Ostacoli e sfide
Anche se il rapporto è molto chiaro circa la gravità della situazione, esistono molte barriere che rendono difficile una risposta efficace:
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Accesso agli aiuti: problemi di sicurezza, infrastrutture distrutte, ostacoli amministrativi o militari.
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Logistica e distribuzione: anche quando gli aiuti entrano nel territorio, distribuirli equamente e in sicurezza è complesso.
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Collasso dei servizi sanitari e igienico-sanitari: ospedali sotto pressione, mancanza di personale, di medicinali, di acqua sicura, che amplificano gli effetti della malnutrizione.
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Carenza di carburante, di energia, che rende impossibile cucinare cibo, conservare medicine, far funzionare impianti idrici e sanitari.
Quali azioni immediate sono richieste
Secondo le agenzie coinvolte, e sulla base delle raccomandazioni IPC, le seguenti misure sono urgenti:
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Cessate il fuoco duraturo che permetta la stabilizzazione delle condizioni civili e l’accesso umanitario senza rischio.
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Corridoi umanitari sicuri per rifornire Gaza City ma anche Deir al‑Balah, Khan Younis, e altre aree prossime, con alimenti, medicinali, acqua, carburante.
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Ripristino dei servizi essenziali — sanità, acqua, igiene, infrastrutture di distribuzione alimentare — per evitare che un’ondata di malattie aggravi ulteriormente la crisi.
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Aumento sostanziale degli aiuti internazionali, con cooperazione tra governi, ONG e organizzazioni multilaterali, anche facendo pressione politica per rimuovere gli ostacoli all’ingresso degli aiuti.
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Sorveglianza e monitoraggio continuo per raccogliere dati affidabili su mortalità, malnutrizione, disponibilità alimentare, in modo da rispondere in tempo reale.
Possibili scenari futuri
Se non si interviene efficacemente:
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La carestia potrebbe espandersi verso sud, colpendo centinaia di migliaia in più.
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Le conseguenze sulla salute potrebbero essere devastanti, specialmente per i bambini sotto 5 anni, le donne incinte o che allattano, persone anziane.
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L’aumento delle morti per fame, malnutrizione, complicazioni sanitarie secondarie (infezioni, diarrea, malattie legate alla disidratazione).
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Rischio di collasso sociale: spostamenti interni massicci, sicurezza, ordine pubblico, crisi psicologiche.
L’analisi IPC non lascia spazio a dubbi: la carestia è una realtà a Gaza City. Ma non è un destino inevitabile — la diffusione della crisi verso le aree centrali e meridionali può essere arrestata se la comunità internazionale risponde con urgenza, determinazione e coordinamento. Ogni giorno che passa senza un’azione concreta è un giorno in più in cui persone innocenti — bambini, madri, anziani — rischiano la vita.
Questo rapporto rappresenta non solo un appello alla coscienza globale, ma una chiamata all’azione pratica. I numeri, le testimonianze, le proiezioni, mostrano che non si tratta più di emergenza imminente, ma di un’emergenza in corso, che già sta mietendo vittime. La finestra per intervenire — forse — è breve, ma è ancora aperta. Se si fallisce ora, il costo umano sarà incalcolabile e irreversibile.
Report recenti e principali punti emersi
1. Agenzie ONU: FAO, UNICEF, WFP, WHO — “Famine confirmed for first time in Gaza” (22 agosto 2025)
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Secondo una nuova analisi IPC, più di 500.000 persone a Gaza sono intrappolate in condizioni di carestia, caratterizzate da fame diffusa, deprivazione estrema, deperimento fisico, morte evitabile. Nazioni Unite
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L’analisi prevede che la carestia possa estendersi da Gaza City verso i Governatorati di Deir Al Balah e di Khan Younis nelle settimane successive. Nazioni Unite
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Le agenzie ribadiscono la richiesta per un cessate il fuoco immediato e per un accesso umanitario senza ostacoli, perché le condizioni stanno peggiorando troppo rapidamente. Nazioni Unite
2. UNICEF / WFP — “Risk of famine for children across Gaza” (12 maggio 2025)
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In questo report si segnalava che 470.000 persone sono già in carestia (IPC Fase 5), mentre tutti gli altri subiscono insicurezza alimentare acuta. UNICEF+2UNICEF Svizzera+2
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In particolare, circa 71.000 bambini e oltre 17.000 madri sono a rischio acuto di malnutrizione severa, richiedendo trattamento urgente. UNICEF+2Programma Mondiale di Alimentazione+2
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Si sottolinea che il blocco delle frontiere (entrata di aiuti) e la chiusura di varchi hanno reso più grave la situazione, invertendo i guadagni umanitari ottenuti durante periodi di tregua. UNICEF+1
3. UNICEF / FAO / WFP — Alert su indicatori alimentari e di nutrizione superano le soglie di carestia (29 luglio 2025)
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Nel report si dice che due dei tre indicatori chiave della carestia sono già stati violati in parti della Striscia: consumo di cibo e malnutrizione acuta. UNICEF+2Programma Mondiale di Alimentazione+2
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Si segnala che il numero di persone che passano giorni senza mangiare è aumentato: oltre il 39% della popolazione. UNICEF+1
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A Gaza City, in particolare, il tasso di malnutrizione nei bambini sotto i 5 anni è quadruplicato nel giro di pochi mesi, raggiungendo circa il 16,5%. UNICEF+1
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Problema gravissimo: meno del 15% dei servizi essenziali di nutrizione sono pienamente operativi; mancano gli alimenti terapeutici, l’acqua sicura, servizi fondamentali come cure per l’infanzia. UNICEF+1
4. WHO — numero bambini sotto 5 anni con malnutrizione acuta (luglio 2025)
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Circa 12.000 bambini sotto i cinque anni soffrono di malnutrizione acuta. Reuters
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Un numero dei più alti mai registrati mensilmente dall’inizio del conflitto. Reuters
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Aumento vistoso dei ricoveri per malnutrizione: da giugno a luglio, il numero è quasi raddoppiato. Reuters
5. Criticità operative: carburante, accesso umanitario e collasso dei servizi essenziali
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Nota congiunta di varie agenzie ONU (OCHA, UNDP, UNFPA, UNICEF, UNOPS, UNRWA, WFP, WHO) del 12 luglio 2025: la carenza di carburante è arrivata a livelli critici. Il carburante alimenta ospedali, reti idriche e fognarie, ambulanze, panifici, la logistica degli aiuti, ecc. Senza carburante, i servizi fondamentali potrebbero crollare. UNICEF
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ONG come Oxfam hanno denunciato che il sistema di aiuti sta collassando: dopo mesi di bombardamenti, restrizioni, pericoli per il personale umanitario, la grande maggioranza (95%) delle ONG intervistate segnala di aver dovuto sospendere o tagliare drasticamente i propri servizi. Oxfam International
6. Carenza di alimenti terapeutici (RUTF)
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UNICEF / WHO segnalano che il cibo terapeutico pronto all’uso (Ready‑to‑Use Therapeutic Food, RUTF), essenziale per curare la malnutrizione severa nei bambini piccoli, sta per esaurirsi. Le scorte attuali sono sufficienti solo per un numero limitato di casi, ma il bisogno è molto più vasto. Reuters
Dai report emergono alcuni nodi critici ricorrenti:
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Livelli estremi di malnutrizione e fame: numeri in crescita, bambini sotto i 5 anni particolarmente vulnerabili, tassi di malnutrizione severa che sfuggono a una semplice correzione d’emergenza.
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Servizi sanitari e di nutrizione ormai in gran parte compromessi: molti centri chiusi o danneggiati, difficile accesso, personale medico a rischio, infrastrutture distrutte.
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Blocchi logistici, restrizioni agli aiuti, passaggi di frontiera chiusi o limitati che impediscono il flusso costante e adeguato delle forniture (cibo, medicinali, carburante).
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Carburante come elemento chiave: senza carburante molti servizi collassano, incluso il trasporto, la refrigerazione, la distribuzione del cibo, la produzione di acqua pulita, il funzionamento degli ospedali.
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Elevata mortalità evitabile: molti casi di morte non necessariamente da bomba ma dalle conseguenze della fame, malnutrizione, malattie correlate.
Richieste urgenti dalle ONG
Sulla base dei report, le richieste principali sono:
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Accesso umanitario incondizionato e senza ostacoli: varchi aperti, autorizzazioni rapide, protezione per i convogli, sicurezza per il personale umanitario.
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Un cessate il fuoco duraturo, o almeno una riduzione immediata delle ostilità, per permettere interventi sanitari e distribuzione degli aiuti.
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Fornitura immediata e su larga scala di alimenti terapeutici, cibo, acqua, medicinali, carburante.
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Ripristino e mantenimento dei servizi essenziali: ospedali, acqua potabile, igiene, sanità pubblica, strutture sanitarie per la malnutrizione.
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Monitoraggio trasparente e continuo: più dati affidabili su mortalità, malnutrizione, condizioni alimentari, per valutare gli effetti e rispondere in tempo reale.
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Impegno politico internazionale: pressione sugli attori coinvolti per rispettare il diritto internazionale umanitario, cessare condotte che ostacolano la vita dei civili, apertura dei valichi, sospensione di restrizioni che non sono giustificate per ragioni di sicurezza.











