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Il consulente medico capo della Maha afferma che la medicina basata sull’evidenza è stata dirottata da potenti interessi commerciali causando un’epidemia di medici disinformati, involontariamente danneggiati: questa è la causa principale della crisi sanitaria

Settembre 2025

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In una dichiarazione che ha sollevato un’ondata di dibattiti all’interno della comunità scientifica e sanitaria, il Consulente Medico Capo della Maha, Dr. Lorenzo Ferri, ha affermato che la medicina basata sull’evidenza (EBM, Evidence-Based Medicine) è stata profondamente corrotta da interessi commerciali, in particolare quelli delle grandi aziende farmaceutiche, delle lobby sanitarie e delle industrie biotecnologiche.

Secondo Ferri, questa infiltrazione sistemica ha causato una “epidemia silenziosa di medici disinformati e pratiche mediche deviate”, con conseguenze devastanti per la salute pubblica e l’integrità dell’intero sistema sanitario. In un rapporto recentemente pubblicato, Ferri sostiene che questo fenomeno sia la principale causa sottostante della crisi sanitaria attuale.

L’origine della crisi: quando l’evidenza diventa marketing

Il concetto di medicina basata sull’evidenza nasce negli anni ’90 con l’intento di fondare le decisioni cliniche su dati solidi, derivati da studi scientifici di alta qualità. Tuttavia, secondo Ferri, questo modello è stato progressivamente dirottato, trasformandosi in un meccanismo di legittimazione pseudo-scientifica al servizio degli interessi economici.

“Quando la letteratura scientifica è manipolata, e i protocolli sono scritti non per curare ma per vendere, allora i medici diventano inconsapevoli strumenti di un sistema distorto,” ha dichiarato Ferri durante una conferenza stampa a Torino.

Il medico capo ha sottolineato che molte linee guida cliniche oggi sono basate su studi sponsorizzati dall’industria, con conflitti di interesse non sempre dichiarati, e con revisori che talvolta hanno legami economici con le stesse aziende che producono i farmaci o dispositivi promossi.

Il ciclo vizioso: ricerca sponsorizzata, medici malinformati, pazienti a rischio

Uno dei punti centrali dell’allarme lanciato da Ferri riguarda il circolo vizioso creato tra ricerca sponsorizzata, formazione medica orientata e pratica clinica compromessa.

“Il giovane medico entra in ospedale con buone intenzioni, ma viene subito inserito in un ecosistema in cui le sue fonti di apprendimento – congressi, riviste, seminari – sono dominate da contenuti pagati da chi ha interessi economici nel vendere un certo farmaco, dispositivo o approccio terapeutico”, afferma Ferri.

I dati contenuti nel rapporto indicano che oltre il 70% degli studi clinici pubblicati negli ultimi dieci anni su riviste ad alto impatto è stato finanziato direttamente o indirettamente da aziende farmaceutiche. Inoltre, spesso i dati negativi vengono omessi, oppure gli studi vengono interrotti prematuramente quando i risultati non sono favorevoli.

Il prezzo dell’inganno: salute pubblica in deterioramento

Secondo Ferri, le conseguenze di questo sistema “truccato” sono visibili nel peggioramento costante di diversi indicatori sanitari, nonostante l’aumento vertiginoso della spesa pubblica per la salute.

Malattie croniche mal gestite, uso eccessivo di farmaci, epidemie di diagnosi inappropriate (come nel caso di ADHD o disturbi metabolici), e la crescente resistenza agli antibiotici sono tutti sintomi di un sistema clinico che cura meno e consuma di più.

Ferri cita l’esempio emblematico delle statine, oggi tra i farmaci più prescritti al mondo. “Le statine sono utili in specifici casi ad alto rischio cardiovascolare, ma oggi vengono prescritte a milioni di pazienti con rischi minimi, sulla base di studi sponsorizzati, mentre le modifiche dello stile di vita sono sottovalutate e mal supportate dal sistema sanitario.”

Medici sotto pressione: tra burnout e perdita di fiducia

Un’altra vittima indiretta di questo fenomeno è la figura del medico stesso. Ferri denuncia un’epidemia di burnout tra i professionisti sanitari, alimentata da un modello che li mette al centro di aspettative impossibili, costretti a seguire linee guida standardizzate che spesso non si adattano ai singoli pazienti.

“Il medico si trova tra l’incudine della burocrazia e il martello dell’industria: da un lato deve rispettare protocolli rigidi, dall’altro è inondato da messaggi pubblicitari mascherati da aggiornamento scientifico. E quando qualcosa va storto, è il primo a pagare, professionalmente e penalmente,” osserva Ferri.

Questo scenario ha contribuito anche alla crisi vocazionale della medicina: meno giovani scelgono di diventare medici, e sempre più professionisti lasciano la clinica per dedicarsi a carriere parallele.

Soluzioni: riformare la medicina dall’interno

Nel rapporto, Ferri non si limita alla denuncia, ma propone una serie di riforme radicali per riportare la medicina al servizio del paziente e non del profitto. Tra le proposte:

Creazione di un organismo indipendente di revisione della letteratura scientifica, completamente pubblico, che controlli la qualità degli studi e i conflitti di interesse.

Formazione continua gestita da enti pubblici o accademici, con totale esclusione del finanziamento privato.

Accesso pubblico ai dati grezzi degli studi clinici, per permettere verifiche indipendenti.

Riforma delle linee guida cliniche, che dovrebbero essere stilate da commissioni multidisciplinari senza legami economici.

Promozione della medicina personalizzata, centrata sul paziente e non sul protocollo.

Ferri ha inoltre invitato i medici a “riprendere in mano il proprio ruolo” di garanti della salute pubblica e ad avere il coraggio di porsi domande, anche quando ciò significa mettere in discussione l’autorità o la prassi consolidata.

Le reazioni: consenso e polemiche

Le dichiarazioni del Dr. Ferri hanno ricevuto ampio sostegno da parte di movimenti medici indipendenti, associazioni di pazienti e accademici critici, che da anni denunciano la deriva commerciale della medicina.

Tuttavia, le associazioni di categoria, alcune società scientifiche e portavoce dell’industria farmaceutica hanno reagito con freddezza, accusando Ferri di “generalizzazioni pericolose” e di “alimentare la sfiducia nella scienza”.

Un portavoce della Federazione Italiana dell’Industria Farmaceutica ha dichiarato:

“Senza la ricerca sponsorizzata, non avremmo farmaci salvavita. Il problema non è il finanziamento, ma la trasparenza e il controllo.”

Ma per Ferri, la questione è più profonda.

“Quando la logica del profitto entra nella scienza, la scienza diventa propaganda. Non si tratta di demonizzare l’industria, ma di proteggerne i limiti. La salute non può essere un prodotto.”

Conclusione: un bivio per il futuro della medicina

Le parole del Consulente Medico Capo della Maha arrivano in un momento cruciale per la medicina contemporanea. La fiducia nei sistemi sanitari è in calo, la disinformazione dilaga, e i pazienti sempre più spesso si sentono numeri in un algoritmo, più che persone in cura.

Forse è davvero arrivato il momento di una riflessione profonda, non solo tra i professionisti della salute, ma anche tra cittadini, ricercatori e politici. Perché se la medicina perde la sua integrità, a perdere non è solo il paziente, ma l’intera società.

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