Una sola persona sulla scena del delitto. Dalle prime indiscrezioni raccolte da Quarto Grado, nella consulenza tecnica depositata dal comandante del Ris di Cagliari, il tenente colonnello Andrea Berti, per l’analisi della scena del crimine, non emergerebbe la presenza di più persone.
È quanto risulta dalla nuova relazione tecnica affidata al Ris di Cagliari, che ha preso in carico da pochi mesi la ricostruzione della scena del crimine in via Pascoli, Garlasco, dove il 13 agosto 2007 è stata assassinata Chiara Poggi. Andrea Berti e il suo team avrebbero depositato una consulenza in parte anticipata da fonti giornalistiche nella quale le analisi di bloodstain pattern analysis (BPA) e il riesame delle tracce (macchie di sangue, impronte su pavimento, muri, scale) non avrebbero riscontrato elementi coerenti con la teoria di un secondo soggetto presente al momento del delitto.
Cosa dicono le indiscrezioni
Secondo fonti vicine all’inchiesta:
Sul pavimento della villetta, nelle fotografie riprese dalla porta principale fino alle scale dove è stato rinvenuto il corpo di Chiara, sarebbe stata individuata una sola impronta di suola, nota come suola “a pallini”, identificata come Frau numero 42, una taglia compatibile con quelle indossate da Alberto Stasi.
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Le traiettorie delle macchie di sangue, misurate tramite tecniche digitali avanzate e ricostruzioni in 3D, non mostrerebbero dispersioni, schizzi o direzioni che implichino movimenti di un secondo soggetto in modo indipendente.
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Le nuove rilevazioni, tra cui quelle effettuate con laser scanner, droni e strumenti per misurazioni millimetriche, sono finalizzate a precisare dove si trovava l’autore, come si è mosso, con quale forza, ma secondo quanto trapelato non avrebbero prodotto finora sicure indicazioni di presenza contemporanea di più persone sul luogo del delitto.
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Le conferme e gli elementi di continuità con il passato
La consulenza Bpa depositata da Berti pare confermare, in sostanza, molti elementi della ricostruzione già alla base della sentenza definitiva del 2015 con cui Alberto Stasi è stato condannato a 16 anni:
L’impronta suola “a pallini” (Frau 42) era già presente nel fascicolo investigativo ed è associata, nelle precedenti perizie, a un unico soggetto.
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Le analisi effettuate nel corso degli anni, malgrado le controversie sulle prove (impronte, tracce biologiche, profilo genetico “Ignoto 3”), non avevano fino ad oggi prodotto prove incontrovertibili che richiedessero la presenza contestuale di più aggressori.
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Cosa rimane aperto
Nonostante le indiscrezioni che sembrano orientare verso la presenza di un solo autore, permangono alcuni punti controversi e aspetti che potrebbero cambiare la prospettiva:
“Ignoto 3” – resta infatti il profilo genetico maschile ignoto rilevato su una garza durante l’autopsia, che non coincide né con Alberto Stasi né con Andrea Sempio. Le difese continuano a sostenere che si tratti di contaminazione o di reperti non affidabili.
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Impronta 33 – è oggetto di dispute: c’è chi sostiene che sia attribuibile, chi invece la giudica non utilizzabile per via delle “minuzie” insufficienti o della qualità della documentazione fotografica.
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Tempistica e dinamica del delitto i movimenti fossero tali da lasciare tracce incoerenti con una presenza singola? Alcune perizie passate e le difese insistono che certi angoli morti della scena, certe macchie e certe impronte potrebbero suggerire azioni di più soggetti. Finora non smentite o confermate in modo definitivo.
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Integrità dei reperti lo stato di conservazione, la modalità con cui alcuni elementi sono stati raccolti, fotografati, conservati, potrebbero incidere in modo decisivo: la qualità della documentazione fotografica, la disponibilità o meno del reperto fisico, la possibilità di ripetere analisi con le nuove tecnologie restano punti critici.
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Implicazioni legali e processuali
Se la consulenza depositata dal Ris di Cagliari dovesse essere confermata nella sua interezza, ossia che non emergono elementi certi della presenza di più killer, ciò avrà diverse conseguenze:
Consolidamento della ricostruzione difensiva/accusatoria che ha sempre attribuito il delitto ad un solo soggetto, nella fattispecie Alberto Stasi, e rafforzamento della tesi che la sentenza del 2015 riflette la realtà dei fatti secondo le analisi scientifiche.
Potrebbe ridursi la forza di alcune linee difensive che puntavano sulla possibile partecipazione di altre persone, sull’impronta “misteriosa”, sul profilo “Ignoto 3”.
Tuttavia, anche se la relazione Bpa non individuasse un secondo soggetto, non è detto che le altre verifiche (genetiche, dattiloscopiche, contestuali) non portino a scenari diversi: nessuna parte dell’investigazione è chiusa.
Un titolo alternativo più equilibrato
Alla luce dell’attuale stato dell’indagine, un titolo giornalistico che possa sintetizzare quanto emerso potrebbe essere:
“Consulenza Ris di Cagliari: nessuna prova certa di più assassini, impronta e tracce confermano un solo soggetto nella scena del delitto.”
In conclusione
Le indiscrezioni raccolte finora suggeriscono che la consulenza tecnica depositata dal tenente colonnello Andrea Berti conferma la possibilità che un solo individuo sia presente al momento dell’omicidio di Chiara Poggi, come più volte sostenuto nelle fasi processuali passate. Tuttavia, al di là dei primi elementi, resta forte la cautela: alcuni reperti, testimonianze e profili genetici ancora non del tutto definiti mantengono aperta la porta a ipotesi alternative, anche se ora meno sostenute dalla consulenza tecnica BPA.
L’intreccio tra scienza forense, memoria storica del delitto, tecnologie moderne (3D, laser, droni, digitalizzazione), e il continuo confronto tra difese, parte civile e inquirenti, continuano a fare del caso Garlasco uno dei dossier più complessi e controversi della cronaca giudiziaria italiana.
Tecniche e strumenti utilizzati
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Il RIS di Cagliari ha effettuato rilievi con laser scanner, droni, strumenti per la ricostruzione tridimensionale (3D) degli ambienti. L’Unione Sarda.it+3Sardinia Post+3RaiNews+3
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È stata applicata la tecnica della triangolazione delle tracce, ossia un metodo della Bloodstain Pattern Analysis (BPA) per leggere la disposizione di sangue, schizzi, macchie, impronte su pavimento, muri, scale. RaiNews+2L’Unione Sarda.it+2
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Sono stati riposizionati (in base ai dati fotografici e ai rilievi nuovi) alcuni elementi documentati all’epoca dell’omicidio – macchie ematiche, impronte – per inserirli in un modello 3D aggiornato. RaiNews+1
Quesiti affidati ai RIS
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I magistrati hanno affidato al RIS tre quesiti principali:
a) mappatura tridimensionale completa dell’abitazione;
b) riposizionamento delle fotografie d’epoca (quelle scattate subito dopo il delitto);
c) rilettura della dinamica dell’omicidio alla luce dei nuovi rilievi e delle tecnologie disponibili. RaiNews+1Presenze/Ipotesi su più persone
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Secondo fonti giornalistiche, la relazione parziale/anticipata sembrerebbe non fornire elementi certi per sostenere la presenza contemporanea di più individui al momento del delitto. Questo è ciò che molte testate interpretano come “non emergerebbe un secondo omicida” dalla consulenza. TGCOM24+2RaiNews+2
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Tuttavia, non è chiaro se tali fonti abbiano letto tutto il contenuto tecnico, compresi i passaggi che eventualmente contraddicono o lasciano margini di dubbio.
Contenzioso sull’impronta 33
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L’impronta 33, sul muro delle scale, attribuita a Sempio da alcuni consulenti della Procura, è al centro di contestazioni da parte della difesa. Garofano e Bisogno (per la difesa) sostengono che:
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non ci sarebbe sangue nell’impronta;
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che alcune “minuzie” attribuite ai consulenti della Procura siano in realtà interferenze murarie, segni del muro e non strutture papillari;
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che il metodo di attribuzione (alcuni dicono software automatico) non segua pienamente i protocolli accreditati per dattiloscopia. la Repubblica+2Il Fatto Quotidiano+2
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Non è, allo stato, possibile verificare tutti i passaggi tecnici in dettaglio: le descrizioni dei metodi, i calcoli, la quantificazione delle incertezze, le immagini (fotografie, scansioni), le comparazioni fra vari protocolli, e le parti eventualmente residenziali o riservate della perizia.
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Non ci sono ancora documenti ufficiali pubblici che confermino con certezza che nessun singolo passaggio suggerisca la presenza di un secondo soggetto cioè, anche se qualche fonte riporta che “non emergerebbe un secondo omicida”, non si è visto un punto nella relazione (almeno nelle anticipazioni) che dica “si esclude al 100% la presenza di un secondo individuo”.
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Mancano nei resoconti accessibili aspetti come:
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La misura degli errori e delle tolleranze (es. distanze, angolazioni, dimensioni delle macchie)
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La valutazione del possibile “rumore” probatorio (es. contaminazioni, alterazioni nel corso del tempo)
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Le eventuali ipotesi alternative che la relazione abbia dovuto scartare, e con quale argomentazione tecnica.
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Le immagini/rilevamenti precisi originali (foto, scansioni, rilievi magistrali del 2007, integrazione con quelli moderni) da confrontare direttamente nel modello 3D.
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Non è chiaro se la parte difensiva abbia avuto gia’ accesso a tutto il materiale utilizzato nella perizia, e se abbia potuto replicare i rilievi o proporre controperizie che emergano all’interno della stessa consulenza.











