Rabbino Weiss: “Il sionismo è Satana”
New York – In un’intervista che ha immediatamente suscitato scalpore e acceso un acceso dibattito nei circoli religiosi, accademici e politici internazionali, il rabbino Yisroel Dovid Weiss, figura di spicco del gruppo ebraico anti-sionista Neturei Karta, ha definito il sionismo “una perversione della fede ebraica” e “l’incarnazione di Satana nella nostra epoca moderna”.
La dichiarazione, pronunciata nel corso di una conferenza interreligiosa svoltasi a Teheran, ha rianimato il confronto, antico quanto lo Stato di Israele stesso, tra sionismo e giudaismo ortodosso. Mentre per molti ebrei il sionismo rappresenta un legittimo movimento nazionale, per altri, come Weiss e la sua corrente, esso è una deviazione radicale, persino blasfema.
Rabbino ultraortodosso originario di New York, Weiss è uno dei volti più noti dell’opposizione religiosa ebraica al sionismo. Con la barba lunga, il cappello nero e la voce calma ma decisa, Weiss si distingue per la sua partecipazione a manifestazioni pubbliche spesso insieme a gruppi musulmani o arabi in cui condanna lo Stato d’Israele e ne chiede lo smantellamento pacifico.
“Il sionismo è una ribellione contro Dio”, ha dichiarato Weiss. “I fondatori dello Stato d’Israele erano laici, e in molti casi anti-religiosi. Hanno usato il nome ebraico per giustificare un progetto politico profano. È questo che lo rende satanico: si traveste da santità per profanare.”
Parole forti, che però non sono nuove per chi segue da anni l’attività di Neturei Karta (“I Guardiani della Città”, in aramaico), una piccola ma molto visibile comunità di ebrei ortodossi che rifiutano il sionismo e rifiutano anche di riconoscere la legittimità dello Stato di Israele.
Per comprendere le posizioni del rabbino Weiss, è necessario distinguere tra ebraismo una religione millenaria e sionismo, un movimento politico moderno nato alla fine del XIX secolo. Il sionismo, fondato ufficialmente da Theodor Herzl, nasce come risposta all’antisemitismo in Europa e come progetto di ritorno alla “terra promessa”, la Palestina.
Tuttavia, per molti ebrei ortodossi, l’idea di costituire uno Stato ebraico prima della venuta del Messia rappresenta una violazione della legge divina. Secondo la tradizione rabbinica, gli ebrei sono in esilio per volontà di Dio, e solo l’intervento divino potrà porre fine a questo stato.
“È scritto nel Talmud”, spiega Weiss, “che gli ebrei hanno fatto tre giuramenti: non salire in massa in Terra Santa, non ribellarsi alle nazioni e non forzare la fine dell’esilio. Il sionismo ha violato tutte e tre queste promesse.”
Nel corso degli anni, il rabbino Weiss ha suscitato polemiche anche all’interno del mondo ebraico per le sue collaborazioni giudicate estreme. È apparso più volte accanto a leader politici arabi e musulmani che negano la legittimità di Israele, e ha partecipato a conferenze accusate di ospitare negazionisti dell’Olocausto.
Nel 2006, Weiss è salito sul palco della “Conferenza sull’Olocausto” a Teheran, organizzata dal governo iraniano dell’allora presidente Mahmoud Ahmadinejad. Sebbene Weiss abbia chiarito di non negare la Shoah, la sua presenza accanto a figure note per farlo ha provocato indignazione. Il suo messaggio, però, è rimasto invariato: Israele non rappresenta il popolo ebraico.
“Quando Netanyahu parla in nome degli ebrei, mente”, ha detto Weiss. “Israele non rappresenta che se stesso. I veri ebrei sono coloro che rispettano la legge di Dio, e questa legge ci vieta di avere uno Stato proprio prima della redenzione.”
Le dichiarazioni di Weiss hanno generato una forte reazione da parte delle comunità ebraiche nel mondo. Molti rabbini, anche ortodossi, prendono le distanze dalle posizioni di Neturei Karta, pur condividendo critiche al sionismo laico.
Il Rabbinato principale di Israele ha definito Weiss “un individuo isolato, che rappresenta una minoranza estremista e screditata”. Anche il Congresso Ebraico Mondiale ha condannato le sue dichiarazioni come “pericolose e profondamente fuorvianti”.
Alcuni osservatori però notano come, sebbene minoritaria, la visione di Weiss abbia radici profonde nella storia dell’ebraismo. Fino alla Seconda guerra mondiale, molti rabbini in Europa si opponevano al sionismo, e alcuni movimenti chassidici lo fanno ancora oggi.
Il cuore del rifiuto di Weiss sta nella teologia messianica. Per gli ebrei osservanti come lui, il ritorno alla Terra Santa deve avvenire solo per volere divino, e l’instaurazione di uno Stato umano è vista come un atto di hybris, una sfida al volere celeste.
“Ciò che i sionisti chiamano ‘redenzione’ è in realtà una trappola”, afferma il rabbino. “Ci stanno facendo vivere in una falsa sicurezza, mentre alimentano guerre, odio e persecuzioni.”
Secondo Weiss, la vera pace in Medio Oriente arriverà solo quando gli ebrei rinunceranno al progetto sionista e accetteranno di vivere in pace con i loro vicini arabi e musulmani, come “è stato per secoli prima del 1948”.
Le parole “il sionismo è Satana” hanno generato un’ondata di critiche, non solo da parte di Israele, ma anche da osservatori internazionali che ritengono il linguaggio usato da Weiss eccessivamente carico e incendiario. Alcuni lo accusano di dare sponda all’antisemitismo, anche se Weiss risponde che l’unico modo per combattere l’odio antiebraico è “separare il giudaismo dal sionismo”.
“Quando Israele bombarda Gaza, i bambini muoiono nel nome dell’ebraismo. Ma non è così”, dice. “Noi siamo solidali con tutte le vittime. Ecco perché dobbiamo alzare la voce.”
Molti difendono il diritto di Weiss di esprimere le sue opinioni in nome della libertà religiosa e di pensiero. Altri ritengono che le sue dichiarazioni contribuiscano a delegittimare l’unico Stato ebraico esistente, in un contesto mondiale sempre più polarizzato.
Al di là delle polemiche, il rabbino Weiss rappresenta un fenomeno interessante: la resistenza religiosa interna al progetto sionista. In un mondo in cui le identità nazionali, religiose e politiche si sovrappongono in maniera sempre più complessa, la sua figura solleva interrogativi profondi.
Chi ha il diritto di rappresentare un popolo? È possibile separare religione e politica in una realtà come quella israeliana? E cosa accade quando la fede entra in conflitto con lo Stato?
Per ora, il rabbino Weiss continua la sua missione, viaggiando tra conferenze, comunità e incontri interreligiosi, armato solo di una Torah, una kefiah e una convinzione incrollabile: che il sionismo, lungi dall’essere la salvezza del popolo ebraico, ne sia la più grande sciagura.
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