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“I medici a Gaza: ‘Non eravamo pronti a questo, operare, amputare senza anestesia. Corpi bruciati, persone che chiedono di morire — compresi i bambini'”
 

GAZA CITY — «Ogni giorno una nuova ondata di dolore». Così racconta un chirurgo volontario che opera da mesi nei presidi sanitari assediati di Gaza. Le sue parole sono un urlo muto che emerge da sale operatorie senza anestetici, da corridoi sovraffollati, da ospedali al buio. In uno scenario paradossale, medici  spesso senza farmaci, senza strumenti, senza elettricità, senza anestesia si trovano davanti a scelte che segnano la vita o la morte, la dignità o l’oltraggio umano.

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Secondo numerosi rapporti di organizzazioni internazionali, Ong e cronisti, gli ospedali di Gaza sono in condizioni disastrose, con forniture mediche essenziali esaurite o quasi: anestetici, antidolorifici, morfina, kit per le ustioni, ossigeno. Al Jazeera+4CNN+4The Guardian+4

Nei resoconti più inquietanti, medici descrivono come vengano praticate amputazioni, tagli, suturazioni di ferite, interventi alle ustioni  in certi casi su bambini  senza anestesia, o con anestetici estremamente deboli. Il dolore diventa parte integrante dell’intervento, non un residuo da evitare. Reuters+3CNN+3The Independent+3

Una infermiera, Zena Saleh, ha descritto di aver dovuto amputare la gamba destra di una bambina di tre anni di fronte alla scelta fra permettere la morte o intervenire, anche senza anestesia sufficiente. The Independent


Quando l’anestesia scompare

L’assenza di anestetici non è solo un problema marginale ma qualcosa che cambia radicalmente il modo in cui si pratica la medicina d’urgenza.

  • Morphina finita: organizzazioni come Médecins Sans Frontières (MSF) hanno segnalato che, in molti casi, la morfina non è disponibile o è in dosi non adeguate, anche per bambini gravemente ustionati. CNN+2The Weekly Times+2

  • Procedimenti senza anestesia: ci sono testimonianze che spiegano come, nei momenti di massimo afflusso o quando le risorse sono esaurite, medici siano costretti a operare senza anestetici o con anestetici molto deboli per salvare una vita, accettando il dolore come inevitabile. The Weekly Times+3Arab News PK+3The Guardian+3

  • Elezione tragica: «opere con anestesia minima; se finisce, non possiamo operare ma non c’è una linea chiara»  questa frase, ripetuta da vari operatori, descrive l’orrore quotidiano: scegliere chi soffre meno o chi ha più probabilità di sopravvivere. The Guardian+2Arab News PK+2


Corpi bruciati, mutilazioni, richiesta di soccombere

I racconti raccolti parlano anche di danni fisici devastanti: ustioni estese, arti scomparsi, ossa esposte. Molti pazienti non hanno più volto riconoscibile perché le bruciature sono altissime. CNN+2EL PAÍS English+2

Un medico anestesista volontario che ha lavorato negli ospedali tra aprile e giugno 2025 racconta: «Ho perso il conto dei bambini feriti, dei mutilati, dei bruciati che ho visto arrivare da soli, perché la loro famiglia era già stata distrutta». Mentre cercava di salvare una bambina con un braccio amputato e bruciato, lo strazio fisico si univa all’assenza di anestetico. EL PAÍS English

E poi ci sono le storie di persone  adulti ma anche bambini  che implorano di morire, per non continuare a soffrire. In alcune segnalazioni, le richieste si fanno disperate: chi urla, chi perde i sensi per il dolore, chi desidera cessare l’agonia perché non c’è via d’uscita medico. Queste testimonianze, raccolte da chi è dentro gli ospedali, parlano di un dolore così grande che la morte diventa meno spaventosa dell’attesa. EL PAÍS English+2CNN+2


Il punto di vista dei medici

I professionisti intervistati denunciano uno stato di emergenza assoluta, non solo per la scarsità di mezzi ma anche per il sisma morale che vivono.

  • Operare senza anestesia significa non solo guardare il paziente soffrire, ma fare una sorta di scelta etica insostenibile: salvare a quale prezzo? A quanta sofferenza? The Guardian+2Arab News PK+2

  • Alcuni affermano di aver un “nostro minimo di dignità” di paziente che si vorrebbe garantire: una mano che tenga, parole di conforto, un nome da ricordare. Ma quando i morti sono troppi e i materiali assenti, anche questo diventa impossibile. EL PAÍS English+1

  • Il trauma psicologico: vedere corpi bruciati, bambini che implorano, amputazioni urgenti, medici che non possono fare di più. È un’esperienza che lascia cicatrici invisibili nei professionisti, che spesso lavorano in struttura distrutte, al buio, sotto bombardamento. Reuters+1


I numeri e la dimensione dell’orrore

  • Decine di ospedali danneggiati o fuori uso; solo una parte è operativa quasi a pieno regime. The Guardian+2Al Jazeera+2

  • Migliaia di feriti, molti con ustioni estese — solo per ustioni, la mortalità cresce enormemente se manca l’assistenza adeguata, dolore, creme, medicazioni sterili. ABC+2Reuters+2

  • Bimbi bruciati sul 60% della superficie corporea, arrivi quotidiani di bambini in condizioni che nei normali protocolli chirurgici richiederebbero anestesia completa, spesso inalata, somministrata da anestesisti esperti. Qui, invece, “non c’è morfina”, “non abbiamo anestetici”, “li operiamo con dosi ridottissime, o non li operiamo”.


Le risposte internazionali e le denunce

Organizzazioni come Amnesty International, Medici Senza Frontiere (MSF/Doctors Without Borders), Human Rights Watch, e numerosi medici humanitari denunciano che la situazione a Gaza rappresenti una crisi umanitaria catastrofica, rischiando violazioni del diritto internazionale umanitario che impone protezione dei civili, accesso alle cure, sollievo della sofferenza. Reuters+2CNN+2

C’è anche la richiesta di proteggere gli ospedali, consentire l’ingresso di farmaci, anestetici, carburante, acqua pulita, e garantire corridoi umanitari sicuri. Senza queste condizioni, molti operatori affermano che l’agonia non potrà che peggiorare. Arab News PK+2CNN+2


Il grido dei bambini

Tra tutte le voci, forse le più strazianti sono quelle dei bambini. Bambini che arrivano con arti distrutti, ustionati, bruciati per decine di percento del corpo; che urlano, che vegetano tra la vita e la morte; che chiedono conforto, mamma, papà, ma spesso non hanno neanche la presenza di un familiare  perché i loro genitori sono stati uccisi, i fratelli dispersi, la casa distrutta. CNN+2EL PAÍS English+2

Una bambina con il braccio am­putato e gravemente ustionata: il medico ricorda di aver dovuto rimuovere il vestito con le pecore disegnate sopra, per accedere alle ferite. Il giorno dopo è morta. Non ricordava il nome. EL PAÍS English


Perché nessuno era pronto

Nonostante le tensioni fossero note, molti medici intervistati dicono che nessuno era preparato a questa scala di distruzione.

  • Non erano pronti a collassi multipli: carenza simultanea di anestesia, antibiotici, acqua, energia.

  • Non erano pronti a lavorare nel buio interrotto, con corridoi allagati, con interruzioni elettriche continue.

  • Non erano pronti a fare triage non più basati soltanto su priorità cliniche ma su probabilità di sopravvivenza minimaliste: chi ha qualche possibilità, anche se grave, chi è già troppo compromesso.

  • Non erano pronti a trasformazioni traumatiche: vedere corpi bruciati, volti che non si riesce più a riconoscere, ragazzi che chiedono di morire perché il dolore è peggiore della paura.


La realtà e le responsabilità

Quelle che emergono non sono solo testimonianze emozionanti ma implicano riflessioni morali, politiche e legali.

  • Diritto alla cura, diritto a non subire torture nel dolore: somministrare adeguata anestesia e analgesia è un dovere medico ma anche un obbligo derivante da trattati internazionali, come Convenzioni di Ginevra.

  • Responsabilità dell’assedio, della limitazione dei farmaci, delle invasioni, dei danni alle infrastrutture: ogni attacco che danneggia ospedali, bloccando le forniture, ha un costo umano concreto misurabile in sofferenza evitabile.

  • Difficoltà per gli aiuti: corridoi umanitari insufficienti, ostacoli logistici, sicurezza, blocchi alle frontiere; ogni volta che un convoglio non arriva, può essere una vita in meno.

In un contesto di guerra, si pensa alle armi, ai missili, alla difesa, ai rifugi. Ma dietro ogni dato, dietro ogni numero, ci sono esseri umani che soffrono un dolore che non dovrebbe esistere finché esistono strutture sanitarie, finché esiste la possibilità di cura.

L’immagine degli ospedali di Gaza: sale operatorie nel silenzio interrotto da urla, corpi ustionati, amputazioni disperate, bambini che chiedono di morire — è uno specchio del collasso umano e morale.

Ricordare, denunciare, fare pressione internazionale per far arrivare anestetici, ossigeno, farmaci, per proteggere i presidi sanitari non è solo un atto di coscienza, è un obbligo concre­to. Perché se non si interviene, non si limita il danno, quel dolore diventerà storia che l’umanità faticherà a giustificare.


Fonti principali sull’emergenza sanitaria a Gaza
'We cannot operate, we have no drugs': Gaza's indirect casualties mount as health service decimated

The Guardian

19 gen 2024
Doctors who visited Gaza speak of 'atrocities,' collapsing healthcare

Reuters

20 mar 2024

TIME

25 ott 2023

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