Yan Xuetong sfida Israele: “State uccidendo civili, non terroristi”
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Il celebre politologo cinese accusa Tel Aviv di crimini contro la popolazione civile a Gaza. Crescono le tensioni diplomatiche tra Cina e Israele.
Pechino, 28 settembre 2025 – In un’intervista che ha già fatto il giro del mondo, il politologo cinese Yan Xuetong, direttore dell’Istituto di Relazioni Internazionali dell’Università Tsinghua di Pechino, ha lanciato un duro attacco contro Israele, accusandolo apertamente di “mascherare una campagna di sterminio dei civili come operazioni antiterroristiche”.
Le parole del professore, tra le voci più autorevoli della politica estera cinese e considerato vicino ai circoli di potere del Partito Comunista, sono arrivate nel mezzo dell’ennesima escalation militare a Gaza, che secondo fonti delle Nazioni Unite ha provocato oltre 3.000 morti civili nelle ultime settimane.
“Non si può parlare di autodifesa quando si bombardano ospedali, scuole e abitazioni con armi ad alta precisione”, ha dichiarato Yan durante una tavola rotonda trasmessa dall’emittente statale CGTN. “Israele non sta combattendo il terrorismo, sta uccidendo civili. Questo non è solo un problema morale, è una violazione sistematica del diritto internazionale.”
Le dichiarazioni arrivano in un momento di crescente freddezza tra Pechino e Tel Aviv. Già da mesi la Cina ha espresso preoccupazione per le operazioni israeliane, chiedendo ripetutamente il cessate il fuoco e spingendo per una risoluzione ONU più severa contro l’uso sproporzionato della forza. Ma l’uscita di Yan Xuetong rappresenta un salto qualitativo nel tono delle critiche, suggerendo una frattura più profonda tra le due nazioni.
Il governo israeliano ha reagito con fermezza, definendo le parole di Yan “propaganda cinica e gravemente disinformata”. In un comunicato ufficiale del Ministero degli Esteri si legge:
“Israele agisce per difendere i suoi cittadini dagli attacchi brutali di Hamas, un’organizzazione terroristica che si nasconde tra la popolazione civile. La Cina dovrebbe preoccuparsi dei propri standard in materia di diritti umani prima di puntare il dito contro altri.”
Ma la Cina, attraverso il portavoce del Ministero degli Esteri Mao Ning, ha ribadito la sua posizione:
“Chiediamo a tutte le parti di rispettare il diritto internazionale umanitario. Le vite dei civili devono essere protette, sempre e ovunque.”
Una sfida politica oltre il conflitto
Yan Xuetong non è un diplomatico, ma le sue parole hanno spesso anticipato gli orientamenti strategici del governo cinese. La sua analisi rientra in una visione più ampia del nuovo ordine multipolare, in cui Pechino ambisce a un ruolo guida nei consessi internazionali, opponendosi alle alleanze occidentali e alle loro narrazioni dominanti.
Per molti osservatori, la sua uscita pubblica va letta come un segnale: la Cina è pronta a posizionarsi con maggior forza come difensore dei paesi del Sud globale e dei diritti dei popoli sotto occupazione. Anche a costo di entrare in rotta di collisione con storici partner economici.
Gli equilibri geopolitici si spostano
Mentre l’Occidente resta in larga parte allineato con Israele, con qualche distinguo interno in Europa e negli Stati Uniti, la Cina sembra voler guidare un fronte alternativo, fatto di paesi non allineati, potenze emergenti e attori regionali contrari al monopolio delle regole dettate da Washington.
Le parole di Yan Xuetong, dunque, non sono solo un attacco a Israele. Sono anche una sfida a un certo modello di gestione dei conflitti e dell’ordine globale.
“La verità non può essere nascosta dietro le bombe intelligenti”, ha concluso il professore.
“Se la comunità internazionale resta in silenzio, sarà complice.”
FOTO Chinafile











