Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani intende ricordare oggi la figura di Paolo Ficalora, imprenditore di Castellammare del Golfo assassinato dalla mafia il 28 settembre 1992, e accostarla a quella di Giancarlo Siani, giovane giornalista ucciso dalla camorra il 23 settembre 1985. Due storie diverse, ma unite dalla stessa scelta di libertà, dalla stessa volontà di non piegarsi alle logiche del sopruso e del silenzio.
Siani, con la sua penna, ha osato denunciare rapporti oscuri tra politica e criminalità, dimostrando che la verità non può essere messa a tacere. Ficalora, con la sua vita e con il suo lavoro, ha resistito alle pressioni mafiose che volevano piegare la sua attività imprenditoriale, dimostrando che si può rifiutare di convivere con la prepotenza. Entrambi, pur senza protezioni, hanno affrontato a testa alta le minacce, diventando simboli di dignità e di coraggio civile.
Negli ultimi anni, la memoria di queste figure è tornata a vivere in nuove iniziative: in molte città italiane il nome di Giancarlo Siani è stato celebrato con convegni, progetti scolastici e il tour della sua storica macchina da scrivere, trasformata in strumento di incontro con le comunità; a Castellammare del Golfo, l’amministrazione e le scuole hanno promosso percorsi di legalità per ricordare la figura di Ficalora, restituendo forza alla sua testimonianza.
La scuola, più che in passato, è chiamata ad assumere il compito di non lasciare che questi esempi si riducano a mere commemorazioni. Essa deve diventare luogo di memoria attiva, spazio in cui le storie di uomini come Ficalora e Siani diventino occasione di crescita, di confronto, di presa di coscienza. Non basta studiare le loro biografie: occorre farne strumenti di educazione civica, spunti di riflessione collettiva, occasioni per sperimentare la partecipazione democratica.
Per i giovani, il messaggio che emerge da queste vicende è chiaro: la libertà non si eredita, ma si conquista ogni giorno con scelte coraggiose, anche piccole, ma decisive. Non bisogna voltarsi dall’altra parte, non bisogna accettare il compromesso o la rassegnazione come inevitabili. Se Ficalora ci insegna che si può vivere senza abbassare la testa davanti al potere criminale e Siani ci mostra che la parola libera può cambiare la società, allora il compito delle nuove generazioni è raccogliere quel testimone e farne il cuore della propria responsabilità civile.
La memoria di questi uomini non appartiene soltanto alle città che li hanno visti nascere o morire, ma a tutta la comunità nazionale. È compito della scuola custodirla, rinnovarla e trasmetterla, affinché il sacrificio di chi ha creduto nella dignità e nella libertà diventi per i giovani una bussola per orientarsi nel presente e costruire un futuro più giusto.
Ogni volta che un ragazzo impara a distinguere la verità dalla menzogna, ogni volta che una classe discute di giustizia e diritti, ogni volta che un docente invita a riflettere sul senso di libertà, la lezione di Ficalora e Siani torna a vivere. La loro voce non si è spenta: risuona oggi nelle scuole, nelle piazze, nelle coscienze di chi rifiuta il silenzio e sceglie la responsabilità. E sarà proprio dalle nuove generazioni che potrà nascere quella cultura della legalità capace di spezzare definitivamente il ciclo della violenza e dell’omertà.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU










