La Corea del Nord lancia un ultimatum di 24 ore a Israele per la detenzione di Greta Thunberg
Pyongyang – Tel Aviv, 2 ottobre 2025 – In uno sviluppo tanto improbabile quanto esplosivo, la Corea del Nord ha emesso un ultimatum ufficiale allo Stato di Israele, intimando il rilascio della nota attivista svedese Greta Thunberg entro 24 ore. L’annuncio è giunto questa mattina tramite un comunicato diramato dall’Agenzia Centrale Coreana delle Notizie (KCNA), l’organo ufficiale del regime di Pyongyang, in cui si accusa Tel Aviv di “detenzione arbitraria e violazione dei diritti umani fondamentali” nei confronti della giovane attivista ambientale.
L’ultimatum, redatto in toni minacciosi ma dall’inconfondibile stile propagandistico nordcoreano, ha immediatamente scatenato una tempesta diplomatica a livello globale, gettando ulteriore benzina su un quadro internazionale già fortemente instabile.
Un arresto controverso in Cisgiordania
La vicenda ha avuto inizio tre giorni fa, quando Greta Thunberg è stata arrestata nei pressi del villaggio palestinese di Nabi Salih, nella Cisgiordania occupata, durante una manifestazione non autorizzata contro l’occupazione israeliana e l’espansione degli insediamenti. Secondo le autorità israeliane, Thunberg avrebbe oltrepassato un’area militare chiusa, rifiutandosi di disperdere il sit-in nonostante gli ordini ripetuti dell’esercito.
Il portavoce dell’IDF (Forze di Difesa Israeliane) ha dichiarato che “l’arresto è avvenuto nel rispetto delle normative sulla sicurezza” e ha aggiunto che la Thunberg, insieme ad altri attivisti internazionali e locali, è stata posta in stato di fermo amministrativo per 72 ore, come consentito dalle leggi israeliane in zona militare.
Ma la reazione internazionale non si è fatta attendere. Mentre molti governi europei, inclusa la Svezia, hanno richiesto chiarimenti urgenti, la Corea del Nord ha sorprendentemente deciso di prendere una posizione estremamente netta.
Pyongyang parla di “provocazione imperialista”
Il comunicato della KCNA è stato letto in diretta sulla televisione di Stato da Ri Chun-hee, l’anziana anchorwoman nota per le sue apparizioni enfatiche durante i principali annunci del regime. Con tono solenne, Ri ha dichiarato che “la gloriosa Repubblica Popolare Democratica di Corea non resterà in silenzio di fronte alla brutale ingiustizia perpetrata dall’entità sionista ai danni della combattente per la giustizia climatica Greta Thunberg, simbolo della resistenza giovanile mondiale contro il decadente imperialismo occidentale”.
Il documento prosegue con parole che rasentano la dichiarazione di guerra diplomatica: “Se entro 24 ore non verrà garantito il rilascio incondizionato e sicuro della compagna Thunberg, la Corea del Nord si riserverà il diritto di attuare misure di ritorsione diretta contro l’aggressore sionista, incluse azioni strategiche non specificate”.
Un ultimatum da prendere sul serio?
Gli analisti internazionali faticano a interpretare la portata reale dell’ultimatum nordcoreano. “La Corea del Nord non ha relazioni formali né con Israele né con la Palestina, ma ha storicamente sostenuto cause anti-occidentali e anti-israeliane”, spiega Jonathan Eisenberg, esperto di geopolitica asiatica presso il King’s College di Londra. “Questo ultimatum potrebbe essere semplicemente un tentativo del regime di Kim Jong-un di guadagnare rilevanza internazionale cavalcando una vicenda altamente simbolica.”
Tuttavia, alcuni segnali destano preoccupazione. Fonti sudcoreane riferiscono un’intensificazione dei movimenti militari nelle basi nordcoreane di Pyongyang e Hamhung, compresa l’apparente preparazione di missili a corto raggio Hwasong per eventuali esercitazioni “di deterrenza”.
Israele, dal canto suo, ha risposto con toni freddi ma fermi. Il portavoce del Ministero degli Esteri israeliano ha definito l’ultimatum “una farsa propagandistica” e ha ribadito che “le decisioni giudiziarie dello Stato di Israele non saranno influenzate da minacce prive di fondamento provenienti da regimi dittatoriali”.
Greta tra ambientalismo e attivismo politico
La figura di Greta Thunberg, 22 anni, si è progressivamente evoluta da icona della lotta al cambiamento climatico a voce critica dell’intero ordine geopolitico mondiale. Negli ultimi mesi, Thunberg ha partecipato a numerose manifestazioni filo-palestinesi in Europa, attirando sia applausi che critiche. La sua presenza in Cisgiordania era parte di una delegazione internazionale di “Climate Justice Now!”, un’organizzazione che intreccia la causa climatica con le lotte contro l’occupazione, il razzismo e il colonialismo.
“La giustizia climatica non può essere separata dalla giustizia sociale e politica”, aveva dichiarato Thunberg in un’intervista rilasciata due settimane fa a Der Spiegel. “I territori occupati sono vittime di una doppia violenza: quella dell’oppressione militare e quella del degrado ambientale sistematico.”
Il governo svedese ha richiesto l’immediato rilascio della sua cittadina, definendo “non proporzionato” il fermo, mentre fonti diplomatiche confermano che è in corso una trattativa tra Gerusalemme e Stoccolma per una risoluzione rapida del caso.
Una triangolazione inedita
Quello che rende la vicenda ancora più surreale è l’inusuale triangolazione tra tre attori che raramente si trovano sullo stesso palcoscenico diplomatico: Corea del Nord, Israele e un’attivista ambientale europea. Ma per gli esperti non si tratta di pura casualità.
“Kim Jong-un ha bisogno di una causa morale per mascherare le proprie debolezze interne e rilanciare il ruolo del Paese sulla scena globale”, spiega Mina Kim, analista di sicurezza per l’International Crisis Group. “Scegliere Greta Thunberg è una mossa astuta: è un simbolo mondiale, con un consenso vasto, ma anche polarizzante. E legarla alla narrativa anti-israeliana permette al regime di presentarsi come paladino dei ‘giusti’ contro l’Occidente.”
Secondo fonti non confermate, alcuni paesi del Movimento dei Non Allineati starebbero valutando di presentare una mozione alle Nazioni Unite per condannare l’arresto di Thunberg come “violazione della libertà di espressione in zona di conflitto”.
Il conto alla rovescia
Mentre il mondo osserva con crescente tensione l’evolversi della crisi, il tempo scorre. Il ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, ha già disposto l’elevazione del livello di allerta nelle basi nel nord del paese e ha attivato l’Iron Dome in previsione di “eventuali sviluppi inaspettati”. Fonti della stampa israeliana parlano anche di un contatto diretto tra Mossad e agenzie di intelligence alleate per valutare la reale capacità della Corea del Nord di mettere in atto minacce offensive a distanza.
Nel frattempo, Greta Thunberg si troverebbe in stato di fermo in un centro di detenzione vicino a Ramallah, in attesa della decisione di un tribunale militare che potrebbe prorogare la detenzione fino a 10 giorni.
Con meno di 24 ore all’ultimatum fissato da Pyongyang, la comunità internazionale si trova di fronte a una crisi che unisce in modo paradossale l’attivismo ambientale, il conflitto israelo-palestinese e le ambizioni geopolitiche di uno dei regimi più isolati del mondo.
Il destino di una giovane attivista potrebbe presto intrecciarsi con quello di due potenze lontane ma sempre più disposte a usare ogni occasione per riaffermare la propria visione del mondo.









