Ogni settimana molti indirizzi “spariscono” anche se gli invii risultano regolari.
Se capitasse anche a voi di non ricevere più IL PUNTO informatemi, ricordando che i testi sono comunque sempre visibile già il venerdì sul mio sito www.marcozacchera.it ATTENZIONE però perché a volte IL PUNTO finisce in altri blocchi di mail in arrivo come (per esempio con @libero.it) tra “offerte” o in “spam”. Grazie anche a chi,, apprezzando quello che scrivo, mi invierà nuovi indirizzi di potenziali lettori.
LO SHOW
Nel momento in cui scrivo (mercoledì) non si sa ancora l’esito della “flotilla” in viaggio verso Gaza rimanendo chiaro però che il fine umanitario si è dimostrato essere l’ultimo dei pensieri degli argonauti che avrebbero potuto aiutare molto di più la gente della striscia organizzando gli aiuti a Cipro e facendoli poi arrivare a Gaza in modo sicuro e controllato.
Tutto è diventato invece uno “show” politico e mediatico con di sfondo lo sfruttamento della tragedia di Gaza. Oltretutto proprio nei giorni che forse segnalano un avvio serio di trattative e l’adesione di molti paesi arabi, di Israele e dei palestinesi al “Piano Trump” scatenare tensioni è la cosa più irresponsabile che si potesse fare.
Nonostante gli inviti di tutti – a cominciare da Mattarella – a un pò di ragionevolezza si è invece voluto scientemente giocare a fare i martiri possibilmente (e speriamo) senza farsi male. Irresponsabili loro e chi gli va dietro, ovviamente in attesa di tumulti e scioperi vari, c me da copione. Vediamo se mi sbaglio…
MARCHE: REGALO DI COMPLEANNO PER LA MELONI
Giorgia Meloni ha festeggiato i tre anni dalla vittoria alle elezioni politiche del 2022 con il successo del centro-destra nelle Marche dove con largo margine è stato riconfermato il presidente uscente Acquaroli che ha inflitto 8 punti di distacco al candidato della “sinistra-campo largo” Ricci.
Un risultato nella logica dei pronostici, così come la sinistra vincerà in Campania, Puglia e Toscana anche perché nelle prime due il centro-destra sembra incapace a convergere su un candidato valido e mancano meno di due mesi al voto: sconfitte annunciate.
La Meloni – secondo i sondaggi – mantiene intanto e conferma il suo grado di apprezzamento tra gli italiani intorno al 40% (di solito i premier calano di popolarità lungo la strada) ma il 60% le è contrario, anche questo un dato stabile.
Sicuramente dopo tre anni sono evaporate, almeno tra le persone serie, le accuse di neofascismo o gli spauracchi di antidemocraticità agitati prima del voto, mentre la Meloni si è obiettivamente imposta sulla scena internazionale come elemento di stabilità, scegliendo una linea molto pro-Europa e pro-USA (secondo me fin troppo acritica…) e sicuramente è generalmente apprezzata per il suo aspetto concreto e decisionista. Per me sta andando meglio del previsto e nel complesso sicuramente è più affidabile di passati governi di centro-destra, con i ministri che i generale seguono la sua ombra e quindi sono poco attaccabili, salvo casi singoli (vedi Santanché).
A livello interno la situazione economica è almeno discreta, migliore rispetto ad altre nazioni europee come Francia e Germania, merito anche della politica ferma di Giorgetti, poco incline alla demagogia. La scelta di aumentare le spese militari peserà sui conti limitando le spese sociali e le annunciate, grandi riforme fiscali non sono arrivate soprattutto quelle a vantaggio del ceto medio. Le liste di attesa per la sanità sembrano il primo problema degli italiani (anche se veramente sarebbero le regioni – comprese quelle “rosse” – e non il governo ad averne la responsabilità) e servirebbero fondi per queste spese sociali, forse prima di droni e carri armati.
La vera forza della Meloni è però l’opposizione, per ora incapace di essere credibile: tra un M5S ultra-demagogo e un PD cerchiobottista, con i satelliti che si agitano verso il centro e l’estrema sinistra sempre più radicale la Schlein è in perenne stato di agitazione, ma è ben poco concreta e quindi poco credibile.
La sconfitta nelle Marche è significativa e pesante soprattutto perchè – anche se subito nascosto e minimizzato – è stato il primo “flop” dell’alleanza elettorale “larga” a sinistra, fragoroso sia per la scelta del candidato che la demagogia dimostrata in campagna elettorale (Gaza c’entra poco con le Marche!), con la solita aria di fronda nel PD che soffia sempre più forte, ma non trova uno sbocco. Domenica in Calabria dovrebbe rivincere Occhiuto (centro-destra), ma il vero scoglio per la Meloni è in Veneto dove va scelto il “dopo-Zaia”. Guai in vista per la premier, ma anche per Salvini con una Lega che “tiene” ma perde rispetto al boom di qualche anno fa, mentre FI registra in generale un’ottima tenuta a livello nazionale nonostante la scomparsa di Berlusconi.
GLI SHOW DI TRUMP, LA DEBOLEZZA EUROPEA
Il “piano Trump” per Gaza ha avuto l’appoggio di molti paesi arabi, dei palestinesi e di Netanyahu e va quindi dato atto al presidente USA di darsi molto da fare in questo senso, qualunque sia l’esito finale. Ha fatto rumore il suo intervento all’assemblea generale dell’ONU di fine settembre dove i discorsi dei leader mondiali sono di solito infarciti soprattutto di buoni propositi e luoghi comuni, mentre quello di Trump è stato un tale minestrone di argomenti da renderlo scoppiettante.
Parlando al mondo – ma soprattutto con un occhio alla situazione interna USA – e sovrastato dal suo consueto ego smisurato, il presidente ce l’ha avuta quasi con tutti, salvo sottolineare che è lui l’unico ad aver comunque sempre ragione, slogan che non ha mai portato fortuna a nessuno.
Un soliloquio irrefrenabile infarcito da tante bordate per tutti – lui escluso, beninteso – a cominciare da quelle contro l’Unione Europea che lui dichiara di amare perdutamente, ma che poi ha bombardato di critiche.
Attenzione, però, perché alcune delle sue accuse sono assolutamente fondate ed è sempre difficile separare il grano dalla zizzania. Su molte questioni, infatti, Trump qualche ragione ce l’ha, per esempio quando ha sottolineato il terribile “cul-de-sac” politico ed economico in cui si è cacciata un’Europa che si sta autodistruggendo.
A parte politiche energetiche, green ed immigrazione, Trump ha infatti sottolineato una grande verità: l’Europa non ha una linea chiara ed univoca su molte questioni ed è incoerente nel muoversi contro la Russia, sottolineando il “Ma chi ve lo ha fatto fare?”.
Va ricordato sempre che dietro a ogni sua frase Trump ha sempre un retroscena americano e sottintendendo quindi – per esempio – che se l’Europa per coerenza chiudesse completamente le forniture energetiche russe è con lui, ovviamente, che poi vanno fatti gli accordi e pagate le forniture.
Lo stesso vale per il capitolo immigrazione dove il presidente doveva comunque sottolineare ai fini interni (ed auto-intestarsi) questa sua obiettiva vittoria di chiusura delle proprie frontiere, forse esagerando la portata dell’ondata che subirebbe oggi l’Europa. Un problema esistente e reale, senza dubbio, ma che non va però così enfatizzato.
L’insegnamento che gli europei dovrebbero piuttosto trarre dall’arringa roboante di Trump è che – se lui punta sempre prima di tutto sugli interessi americani – forse lo stesso dovrebbero cominciare a farlo anche gli europei che – a giorni alterni – sono invece libertari o protezionisti.
Perché non provare anche a Bruxelles a fare finalmente i “nostri” interessi?
Davvero all’Europa serve una guerra alle porte di casa con il rischio che superi il crinale orientale? Serve all’Europa continuare a fare la mosca cocchiera in campo green quando oltre il 90% del mondo batte altre strade?
Davvero vale la pena di perdersi su principi teoricamente bellissimi di pace, diritti etici e libertari quando, in concreto, in molte paesi d’Europa la famiglia è in crisi soprattutto perché senza aiuti efficaci non nascono più bambini?
All’Europa conviene continuare in una politica industriale suicida che danneggia in modo irrimediabile interi settori, a cominciare da quello dell’auto e dei trasporti?
Oppure continuare ad imporre caratteristiche costruttive agli edifici che altrove sarebbero considerate follia e che in Europa fanno sorridere solo progettisti e singole aziende del settore?
Così come insistere nel continuare ad aiutare e finanziare le agricolture altrui – perché siamo bravi e buoni ed aiutiamo paesi “poveri” – che poi però, appena possibile, poi ci fanno concorrenza o soprattutto comprano prodotti e manufatti dai nostri concorrenti (e proprio a loro cedono materie prime e terre rare).
In Europa stiamo andando a zig-zag, ma senza una rotta che dovrebbe essere soprattutto semplicemente quella dell’“interesse europeo” puro e semplice.
Ma crediamo davvero che USA, Cina, Russia, Brasile e gli altri maggiori paesi del mondo lavorino per i nostri interessi, o invece sono o sarebbero ben lieti di eliminare una concorrente che da nobile decaduta adesso nel mondo fa soprattutto tappezzeria, ma che in qualche modo potrebbe essere (o ridestarsi) possibile pericolosa concorrente?
Se leggiamo in questo senso le sparate di Trump forse qualche ragionamento potrebbe uscirne per trasformarle finalmente a nostro vantaggio.
SERGIO RAMELLI
Sabato 4 ottobre alle ore 18 presso la sala della SOMS di Via De Bonis a Verbania Intra, presenti gli autori Guido Giraudo e Andrea Arbizzoni sarà presentato il libro SERGIO RAMELLI, UNA STORIA CHE FA ANCORA PAURA a cura del gruppo “Cultura e Tradizione” di Verbania. Ingresso libero
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