Advertisement

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rivolge un appello urgente ai candidati alla Presidenza della Regione Toscana affinché la tutela delle persone con disturbo dello spettro autistico, con sindrome di Down e con patologie rare diventi un punto centrale dei rispettivi programmi elettorali.

La Toscana ha avviato percorsi importanti: dal tavolo tecnico regionale sull’autismo, alla Consulta delle associazioni dei familiari, fino al Centro di ascolto per le malattie rare. Tuttavia, permangono criticità che rischiano di lasciare famiglie e persone senza risposte certe e tempestive.

Advertisement

Il CNDDU chiede ai futuri vertici della Regione un impegno chiaro e concreto per superare disomogeneità territoriali, ritardi nei rimborsi delle terapie, carenza di servizi per adulti e frammentarietà degli interventi.

L’appello si fonda sul diritto universale all’inclusione e al progetto di vita individualizzato, come previsto dalla Legge 134/2015 sull’autismo, dalla Legge 328/2000 e dal D.Lgs. 66/2017. Non basta istituire organi consultivi: occorre garantire un funzionamento reale, costante e partecipato.

Il CNDDU propone ai candidati di inserire nei propri programmi:

  • la creazione di un Tavolo tecnico permanente che includa sanità, scuola, servizi sociali e associazioni familiari;
  • la realizzazione di un Piano regionale sull’autismo e le disabilità complesse, con tempi certi di attuazione;
  • l’uniformità dei servizi tra tutte le province toscane, dal capoluogo Firenze alle aree interne;
  • la continuità assistenziale tra infanzia, adolescenza e vita adulta;
  • il sostegno a progetti di autonomia, formazione professionale e inserimento lavorativo.

Le criticità più evidenti si concentrano nelle aree interne della regione, dove l’accesso a centri specialistici, riabilitazione e supporto educativo è limitato; nelle province di Arezzo e Grosseto le famiglie denunciano tempi di attesa e difficoltà nei rimborsi; a Pisa e Livorno permane frammentarietà nei servizi per adulti; anche nel capoluogo Firenze permangono differenze tra quartieri e zone periferiche.

La Toscana può e deve porsi come modello nazionale di buone pratiche inclusive, ma questo richiede la volontà politica di chi guiderà la Regione nei prossimi anni.

Chiediamo dunque a ciascun candidato di pronunciarsi pubblicamente su questi temi, assumendo impegni verificabili e misurabili. Le famiglie e le persone che vivono quotidianamente tali sfide hanno diritto a certezze, non a promesse.

Un futuro più giusto e inclusivo per la Toscana passa dalla capacità di garantire a tutti dignità, sostegno e pari opportunità.

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

 

 

Advertisement
Articolo precedenteCon Progetto Itaca l’Italia si tinge di verde per fare luce sulla salute mentale
Articolo successivo“Gioco d’azzardo patologico (GAP): strategie di informazione, prevenzione, trattamento e riabilitazione”

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui