Il tenente generale in pensione Mark Hertling dell’esercito USA ha detto brutalmente al discorso di Pete Hegseth che i militari non eseguiranno ordini illegali
Washington, 3 ottobre 2025 In un’atmosfera tesa e carica di polemica, il recente discorso tenuto dal Segretario della Difesa statunitense Pete Hegseth davanti ai vertici dell’esercito e della marina ha suscitato una reazione dura e netta da parte del tenente generale in pensione Mark Hertling. In un’intervista televisiva, Hertling ha affermato senza mezzi termini che i militari «non eseguiranno ordini illegali», insinuando che alcune delle direttive lanciate da Hegseth rischiano di violare principi fondamentali di legge, costituzione e deontologia militare.
Il discorso di Hegseth, tenuto a Quantico, Virginia, in occasione della convocazione straordinaria di circa 800 generali e ammiragli, è stato presentato come una sorta di “richiamo alla linea” per il rinnovamento morale e fisico delle forze armate con accenti molto marcati contro politiche definite “woke”, insistenza su standard fisici uniformi e minacce implicite relativamente al ruolo atteso dei militari nelle aree urbane statunitensi. The Guardian+2Reuters+2
Tuttavia, secondo Hertling, alcune affermazioni contenute in quel discorso avrebbero oltrepassato la soglia dell’autorità legittima, toccando l’“unwritten code” il codice non scritto di disciplina e lealtà dell’esercito e ponendo i comandi di fronte a dilemmi morali e legali. VT
“Ordini illegali? Un diritto-dovere dire di no”
Intervistato a proposito del discorso di Hegseth, Mark Hertling ha dichiarato: «Chiunque fosse seduto in quella stanza sapeva che alcune delle direttive erano inefficaci o irragionevoli; ma molti hanno anche pensato: se mi ordinassero di fare qualcosa di illegale, che farei?» VT+1 E ancora: «Posso assicurare che le persone in quell’auditorio non eseguiranno ordine illegali». VT
In un passaggio particolarmente duro, Hertling ha sottolineato che il discorso di Hegseth avrebbe chiesto ai vertici militari di violare l’“oath of service” il giuramento che ogni ufficiale compie alla Costituzione e alle leggi degli Stati Uniti e che ciò rappresenta una transgressione grave dell’equilibrio tra autorità politica ed etica militare. Newsner English+2News Minimalist+2
Non è la prima volta che Hertling si espone con chiarezza su questioni delicate: in un dialogo precedente con la CNN, aveva affermato che «un generale deve dire di no se si tratta di un ordine illegale» e che, nel contesto della legge sull’insurrezione (Insurrection Act), se non vi fossero le condizioni legali, mandare l’esercito contro i civili sarebbe un’azione proibita e da respingere. transcripts.cnn.com
Il contesto: richiami accesi e dubbi istituzionali
Il discorso di Hegseth è stato presentato come un atto di rivitalizzazione militare ma le sue parole hanno sollevato più inquietudine che entusiasmo. Fra i punti centrali: reintegrare standard fisici più severi, abolire alcune politiche di equità e diversità, cancellare le regolazioni considerate troppo deboli, e dare nuovo slancio al concetto di “arretramento morale”. Reuters+3The Guardian+3Le Monde.fr+3 In un’operazione retorica forte, Hegseth ha evocato l’idea che l’esercito, dal “dipartimento di guerra” (nuova dicitura adottata nel discorso), abbia un ruolo centrale nel garantire l’ordine anche in ambito nazionale. Le Monde.fr+1
Fra gli elementi più controversi: suggerimenti velati di impiego dell’esercito nelle grandi città americane per combattere disordini interni, e accenni alla reazione contro il “nemico interno” come parte della missione militare. Tali idee evocano interrogativi su come far coesistere la legge, la democrazia e la supremazia del diritto. TIME+2Reuters+2
Uno dei punti più significativi riguarda il ruolo dei giuristi militari (JAG). Secondo analisti e commentatori, Hegseth avrebbe iniziato una ristrutturazione dei corpi giuridici interni, considerati “ostacoli” alle sue direttive, riducendo il peso del controllo legale interno sulle decisioni operative. The Washington Post+1 Questo passaggio, osservano alcuni esperti, potrebbe erodere il tradizionale “freno” legale che assicura che i militari si muovano entro i confini della costanza del diritto. The Washington Post
In tale clima, la presa di posizione di Hertling suona come un grido d’allarme: se i comandi politici richiedessero attività al di là delle prerogative legali, il recinto del dovere militare avrebbe un limite invalicabile.
La legge militare statunitense e il dovere di rifiuto
Per capire la forza delle parole di Hertling, è utile ricordare come il sistema militare statunitense stesso preveda la distinzione fra ordini “legittimi” e “illegittimi”. Le disposizioni del Manual for Courts-Martial e del Codice Uniforme di Giustizia Militare (UCMJ, Uniform Code of Military Justice) stabiliscono che l’obbedienza dovuta vale solo per gli ordini che siano conformi alla legge e alle regolamentazioni militari. Ordini manifestamente illegali possono e devono essere rifiutati o contestati. Congresso.gov+3The Christian Science Monitor+3The Washington Post+3
Accademici come Peter Kohn hanno argomentato che esiste uno spazio — spesso ristretto, ma essenziale per i comandanti intermedi di dialogare, dissentire o porre interrogativi quando ritengono che un ordine sia “awful but lawful” (ripugnante ma legale). The Christian Science Monitor Ma se il passo va oltre la legalità, allora il rifiuto non è solo ammissibile, diventa un obbligo morale e legale.
Hertling sembra fare leva proprio su questo principio: non è questione di “non obbedire”, ma di stabilire che certi ordini non sono obbedibili in quanto lesivi del patto costituzionale fra forze armate, legislatori e cittadini.
Le implicazioni istituzionali e il bivio politico
Se le parole di Hertling risuonano come una difesa delle norme e della disciplina, esse mettono anche in evidenza la tensione latente fra l’autorità civile e il vincolo della legalità militare. In uno scenario in cui un Segretario della Difesa appare invitare implicitamente a ridefinire i confini dell’autorità militare sul territorio nazionale, la reazione di ex ufficiali come Hertling costituisce un segnale politico denso di significato.
Da un lato, il discorso di Hegseth ha un’indubbia valenza simbolica: vuole rivendicare un’autorità forte, una direzione incisiva e un recupero di disciplina. Dall’altro lato, la reazione di Hertling suggerisce che non si tratta solo di retorica: l’azione concreta dei comandi potrebbe incontrare un freno costituzionale che non può essere eluso.
Per i vertici militari in servizio, il messaggio è chiaro: la linea del passaggio da “sempre obbedire” a “obbedire entro i limiti della legge” è quella che definirà la loro fedeltà a un sistema più grande della persona che ordina. E in quella stanza di Quantico, in cui Hegseth ha parlato a generali e ammiragli, potrebbe essersi accesa una scintilla di dissonanza istituzionale.
La presa di posizione di Mark Hertling, incisiva e priva di compromessi, pone una questione fondamentale per la democrazia americana: fino a che punto i militari possono considerarsi meri esecutori del potere politico? E dove inizia il confine invalicabile che lega l’onore del servizio alla fedeltà alla legge e alla Costituzione?
In un momento di polarizzazioni estreme, in cui la retorica dell’“autorità forte” rischia di farsi preponderante, le parole di un generale in pensione possono suonare come un monito: anche l’esercito ha una bussola morale, e non è scritto da nessuna parte che debba rinunciarvi.

Reuters

The Guardian
Le Monde.fr










