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“I 26 attivisti italiani della Global Sumud Flotilla rientrati in patria: atterrati da Istanbul con due voli di linea, dopo il silenzio del governo”

ROMA – Sono rientrati in Italia nelle ultime ore i 26 attivisti italiani che avevano preso parte alla Global Sumud Flotilla, la missione civile internazionale salpata con l’obiettivo di rompere simbolicamente l’assedio di Gaza. I cittadini italiani, fermati nei giorni scorsi dalle autorità israeliane e successivamente espulsi via Turchia, sono atterrati su suolo italiano a bordo di due voli di linea Turkish Airlines, entrambi partiti da Istanbul.

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Il rientro, avvenuto senza assistenza logistica diretta da parte dello Stato italiano, ha sollevato non poche polemiche. Secondo fonti vicine agli attivisti, il governo di Roma si sarebbe “rifiutato di organizzare o finanziare un volo per riportare in patria i connazionali”, lasciando che fossero le autorità turche, in coordinamento con le organizzazioni umanitarie, a gestire il trasferimento.

La Global Sumud Flotilla – il cui nome unisce l’inglese “global” all’arabo “sumud”, termine che significa “resilienza” – è una missione internazionale di solidarietà, con a bordo decine di attivisti provenienti da diversi Paesi. La flottiglia è stata intercettata e bloccata dalle forze israeliane in acque internazionali, generando proteste da parte di numerose organizzazioni per i diritti umani.

Tra i 26 italiani figurano medici, insegnanti, studenti e rappresentanti di varie associazioni pacifiste. Alcuni di loro hanno raccontato di essere stati trattenuti per ore senza spiegazioni e sottoposti a interrogatori prima dell’espulsione. “Abbiamo agito in piena trasparenza, in modo pacifico, con l’obiettivo di portare attenzione sulla tragedia umanitaria in corso a Gaza”, ha dichiarato al suo arrivo all’aeroporto di Fiumicino una delle attiviste.

L’assenza di un sostegno operativo da parte del governo italiano è stata duramente criticata da alcune forze politiche di opposizione e da organizzazioni civili, che accusano l’esecutivo di essersi defilato di fronte a una questione che coinvolge direttamente cittadini italiani. “Un comportamento grave, che mostra una linea politica di disimpegno e silenzio complice”, ha dichiarato in una nota l’Associazione per la Pace Mediterranea.

Dal Ministero degli Esteri, al momento, non è giunta alcuna dichiarazione ufficiale. Una nota diplomatica si limita a confermare il rientro degli attivisti “in piena sicurezza” e a sottolineare che “l’Unità di crisi ha seguito la vicenda in contatto con le autorità turche”.

L’episodio si inserisce in un contesto geopolitico altamente teso, mentre il conflitto in Medio Oriente continua a generare una crescente mobilitazione internazionale. La testimonianza degli attivisti italiani contribuirà, nei prossimi giorni, ad alimentare il dibattito pubblico su diritti umani, libertà di espressione e responsabilità delle istituzioni.

 

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