L’ex PM di Garlasco Mario Venditti spunta in un’altra inchiesta denominata “Clean 2” che indaga su una rete opaca di rapporti tra carabinieri, imprenditori, politica e magistratura
Una nuova svolta scuote le indagini sul delitto di Garlasco la morte della giovane Chiara Poggi avvenuta il 13 agosto 2007 e il nome al centro di un altro capitolo controverso è quello di Mario Venditti, ex procuratore aggiunto di Pavia. Ora indagato, il magistrato si troverebbe coinvolto non in un solo filone, ma in almeno due procedimenti distinti, riconducibili all’inchiesta cosiddetta “Clean”, che si intrecciano con sospetti di corruzione, influenze politiche, relazioni improprie, e testimonianze gravose.
Per chi è meno pratico, il punto di partenza è l’omicidio di Chiara Poggi, ragazza uccisa a Garlasco nel 2007. Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara, fu indagato ma archiviato in più occasioni dal magistrato Venditti. Le archiviazioni, specialmente quella del 2017, sono oggi al centro del nuovo procedimento della Procura di Brescia, che ha ricevuto atti e indagini da Pavia. ANSA.it+2la Repubblica+2
Secondo gli inquirenti, ci sono elementi appunti, movimenti bancari sospetti, uscite in contanti che fanno ipotizzare la possibilità che Venditti abbia ricevuto una somma di denaro, stimata tra i 20‑30 mila euro, per favorire l’archiviazione del procedimento a carico di Sempio. ANSA.it+2la Repubblica+2
“Clean” e “Clean 2”: una rete opaca
Il termine “Clean” era già noto per indicare un’inchiesta sul così detto “sistema Pavia”: una rete che avrebbe compreso magistrati, carabinieri, imprenditori, relazioni politiche influenti. Nel corso di “Clean” era emerso il coinvolgimento, tra gli altri, dell’ex comandante del nucleo investigativo dei carabinieri Maurizio Pappalardo e del maresciallo della polizia giudiziaria Antonio Scoppetta. Fanpage+2Corriere della Sera+2
“Clean 2” pare essere un filone ulteriore o parallelo, che fa emergere nuove testimonianze, nuovi nomi, vicinanze fino ad ora poco esplorate, che riguardano imprenditori, politici, incontri non ufficiali, messaggi (“pizzini”) passati tramite intermediari. Corriere della Sera+2La Verità+2
Le accusa specifiche e i punti controversi
Tra i punti principali dell’accusa contro Venditti emergono:
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L’appunto manoscritto rinvenuto in casa dei genitori di Andrea Sempio, con la dicitura “Venditti / gip archivia X 20‑30 euro”, datato (secondo gli atti) febbraio 2016, che secondo gli inquirenti costituisce indizio rilevante. la Repubblica+1
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I movimenti bancari e prelievi sospetti da parte dei familiari di Sempio: assegni emessi, prelievi in contanti “incongrui rispetto alle ordinarie movimentazioni bancarie”. la Repubblica+2ANSA.it+2
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L’ipotesi che ci siano state anticipazioni delle domande che sarebbero state rivolte a Sempio durante l’interrogatorio, ossia che questi avrebbe saputo in anticipo quali fossero le domande dei magistrati. ANSA.it+1
Al contempo, la difesa di Venditti nega con forza ogni abuso: l’avvocato Domenico Aiello ha dichiarato che non esiste prova concreta che il magistrato abbia incassato soldi, che gli accertamenti bancari non hanno trovato riscontri positivi, e che l’ex procuratore non ha mai usufruito di benefici indebiti. la Repubblica+2ANSA.it+2
Il ruolo di “Brenda” e i legami politici
Un altro elemento che complica il quadro è la figura di Cornelia “Brenda” Brindusa, 41 anni, di origini rumene, che vive nei dintorni di Pavia. Interrogata come parte di “Clean”, Brenda è stata richiamata nei fascicoli per il suo rapporto con Venditti ma anche con Angelo Ciocca, ex europarlamentare della Lega. Si parla di relazioni amicali, messaggi, frequentazioni non ufficiali, e interazioni sociali che, secondo alcuni testimoni collaboratori, avrebbero avuto riflessi anche su atti amministrativi (come la rimozione di una multa) nella zona. Corriere della Sera+1
La sua testimonianza, secondo quanto riportato, contiene anche frasi che suggeriscono che Brenda fosse ritenuta così vicina a Venditti da ricevere attenzioni che altri non avrebbero avuto. Corriere della Sera+1
Attualmente, Venditti è ufficialmente indagato dalla Procura di Brescia per corruzione in atti giudiziari, in relazione all’archiviazione della posizione di Andrea Sempio. la Repubblica+2ANSA.it+2
Sono state eseguite perquisizioni nelle sue residenze, in quelle dei familiari di Sempio, e di ex carabinieri che, stando agli atti, avevano ruoli collegati al procedimento di polizia giudiziaria della Procura di Pavia. la Repubblica+2ANSA.it+2
Venditti ha reagito respingendo le accuse: “Non ho mai preso soldi”, ha detto, e ha parlato di offesa personale e professionale. Ha inoltre annunciato che la difesa impugnerà il decreto di perquisizione. ANSA.it+3ANSA.it+3Sky TG24+3
Dal lato della Procura, invece, gli elementi indiziari vengono considerati tali da giustificare un’indagine, ma resta da dimostrare, come sempre accade, la fondatezza delle prove in sede giudiziaria.
Difficoltà investigative e questioni da chiarire
Non mancano le zone d’ombra:
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Prova diretta: finora non è emerso secondo la difesa un documento o bonifico bancario che leghi concretamente Venditti al denaro presunto che avrebbe ricevuto. la Repubblica
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Tempistica e attribuzione: alcuni atti e appunti (come l’appunto “20‑30 euro”) sono oggetto di contestazione sul punto della datazione, della grafia, del contesto esatto. la Repubblica
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Motivazioni della richiesta di archiviazione: Venditti sostiene che le archiviazioni sono state decise per l’insufficienza di prove, per la mancanza di elementi scientifici utili, per testimonianze che non reggevano. ANSA.it+1
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Estensione del presunto “sistema”: non è ancora chiaro quanti altri siano coinvolti (oltre ai carabinieri, ai collaboratori e alla donna testimone) nella rete che gli inquirenti definiscono opaca. E come questi rapporti abbiano influito su decisioni giudiziarie.
Implicazioni istituzionali e sociali
Se confermato, il quadro che emerge – quello di un magistrato di lunga esperienza accusato di aver permesso che atti giudiziari fossero influenzati da denaro, da relazioni politiche/personali, e da modalità non trasparenti solleva interrogativi pesanti:
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sulla fiducia nel sistema giudiziario, specie in casi molto mediatici come Garlasco, che da sempre suscitano forti opinioni pubbliche.
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sull’equilibrio tra autonomia giudiziaria e possibili abusi o interferenze, soprattutto quando magistrati, forze dell’ordine e politica interagiscono in circuiti meno visibili.
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sul ruolo dei testimoni, del coinvolgimento mediatico come nel caso di “Brenda” che introduce aspetti della vita privata in vicende pubbliche gravi; se da un lato può aiutare ad accertare la verità, dall’altro rischia di essere sfruttato a fini di pressione o spettacolo.
L’inchiesta “Clean” e il suo probabile sviluppo “Clean 2” delineano un’indagine molto più vasta di quanto si credesse finora, con elementi che mettono in discussione decisioni processuali prese anni fa, relazioni personali, e il confine tra sfera privata e pubblica. Mario Venditti, figura centrale per la sua posizione istituzionale, si dichiara innocente e difeso dagli avvocati che contesteranno ogni accusa, ma è chiaro che l’onere della prova spetta alla Procura.
In tempi in cui l’indipendenza della magistratura è un valore spesso rivendicato quanto messo sotto osservazione, questa vicenda rischia di diventare un banco di prova non solo per le parti coinvolte, ma per l’intera fiducia che i cittadini possono riporre nelle istituzioni.











