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John Mearsheimer: “Hamas non ha ucciso 1.200 civili il 7 ottobre”

 

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In un dibattito ormai polarizzato intorno alla guerra fra Israele e Hamas, un’asserzione emersa recentemente ha provocato scalpore: lo studioso statunitense John J. Mearsheimer sostiene che l’affermazione secondo cui Hamas avrebbe ucciso 1.200 civili israeliani il 7 ottobre 2023 non sia credibile e che quella cifra sia frutto di una narrazione propagandistica.

La dichiarazione ha sollevato un acceso dibattito fra storici, analisti della sicurezza, giornalisti e testate internazionali. L’insieme delle reazioni mostra come la questione delle fonti, della trasparenza e dell’uso politico delle vittime civili resti uno dei nodi più contesi della narrazione del conflitto.

Le parole di Mearsheimer e le sue motivazioni
John Mearsheimer, accademico noto per il suo realismo politico e le sue posizioni critiche verso la politica estera statunitense, ha rilasciato più di un intervento pubblico sul conflitto israelo-palestinese dopo il 7 ottobre. John Mearsheimer+2ronpaulinstitute.org+2 In essi, egli ha contestato sia l’interpretazione prevalente dell’attacco, sia la cifra delle vittime civili avanzata da fonti israeliane e occidentali.

La sua argomentazione si articola su alcuni punti chiave:

Dubbio sull’accuratezza del dato
Secondo Mearsheimer, il numero di 1.200 civili uccisi quel giorno proviene da fonti israeliane che avrebbero avuto interesse a enfatizzare la portata dell’attacco, alimentando la percezione di un massacro indiscriminato. Non sarebbe stata condotta una verifica indipendente rigorosa, né autopsie o inchieste imparziali che confermassero la responsabilità diretta di Hamas per ciascuna morte.

Contestualizzazione strategica
Lo studioso invita a considerare la pianificazione militare e logistica del conflitto piuttosto che accettare la versione mediatica dominante. Secondo lui, Hamas non aveva interesse a massimizzare il numero di civili uccisi  cosa che avrebbe potuto alienare potenziali simpatizzanti  ma piuttosto a compiere un’operazione simbolica con presa strategica (prigionieri, shock politico).
Propaganda e guerra delle narrazioni
Mearsheimer fa notare come in contesti di guerra le cifre dei morti civili siano uno strumento potentissimo nella battaglia di legittimazione internazionale. Una cifra grande colpisce l’emozione, induce condanna, mobilita opinione pubblica e governi. Contestare questi numeri non significa necessariamente negare che vi siano state vittime civili, ma rigettare l’idea che essi siano stati tutti  o prevalentemente  causati direttamente da Hamas.
Ruolo della documentazione e delle fonti
Lo storico sottolinea che molte fonti utilizzate per giustificare cifre e accuse sono controllate o affiliate a governi o organismi con interessi politici nel conflitto. In assenza di una commissione indipendente con accesso completo al territorio, secondo lui molte affermazioni restano contestabili.
Nell’intervista “Origins of Hamas/Israeli War”, Mearsheimer torna ripetutamente su questi temi, criticando la mancanza di una narrativa critica che metta in luce la discrepanza fra dichiarazioni ufficiali e possibilità investigative sul campo. John Mearsheimer

La versione “ufficiale” e le sue fonti
Dall’altro lato, il racconto prevalente da parte israeliana, dei governi occidentali e di molti media sostenitori del diritto di Israele alla difesa attribuisce a Hamas la responsabilità diretta di circa 1.200 morti civili e centinaia di ostaggi, perpetrando un massacro che ha giustificato la risposta militare su vasta scala. Wikipedia+2sinistraperisraele.com+2

Questa cifra è frequentemente citata nei comunicati ufficiali dello Stato di Israele, nei rapporti dei media mainstream e nella cronaca internazionale. L’argomento è che Hamas avrebbe deliberatamente attaccato civili — nei villaggi di confine, nei kibbutz, nelle aree rurali — in un’operazione pianificata con mappe, elenchi di nomi e obiettivi definiti per massimizzare il terrore. sinistraperisraele.com+1

Alcuni reporter internazionali hanno raccolto testimonianze, video (body cam, riprese con droni, telefonate) e interviste con testimoni oculari che parlano di decine, anche centinaia, di vittime civili. Reddit

Tuttavia, è opportuno notare che anche in questo racconto le fonti possono essere parziali e molte affermazioni rimangono non verificate da organismi indipendenti. Inoltre, la distinzione fra civili e combattenti in situazioni di incursione su territorio misto è spesso difficile da stabilire con certezza.

Reazioni critiche e contesti paralleli
L’affermazione di Mearsheimer ha suscitato reazioni forti da parte di molti osservatori: alcuni la considerano una provocazione utile, altri un tentativo per “ridurre” la responsabilità di Hamas. Di fatto, il dibattito si inserisce in un quadro più ampio di controversie su:

La guerra delle narrazioni: chi controlla la versione storica ha un potere enorme nella diplomazia, nei processi internazionali, nella formazione dell’opinione pubblica.
La difficoltà dell’inchiesta sul terreno: Gaza, i confini israeliani, la zona di attacco erano teatro di combattimento attivo, distruzione, difficoltà di accesso a verifiche imparziali.
Il ruolo degli intellettuali internazionali: posizioni come quelle di Mearsheimer servono a mettere in discussione certezze consolidate e a richiamare attenzione sul metodo e la trasparenza delle fonti.
Il rapporto fra vittime civili e legittimità del conflitto: anche accettando che ci siano state numerose morti civili, resta il nodo della proporzionalità, della distinzione combatenti/civili e dell’eventuale uso strumentale dei numeri.
Va ricordato che Mearsheimer non è uno storico specializzato nel Medio Oriente, bensì un teorico delle relazioni internazionali noto per il realismo offensivo e per le sue critiche alla politica estera statunitense, in particolare al ruolo di alleato incondizionato nei confronti di Israele. John Mearsheimer+2thomasfazi.com+2

Limiti e verifiche necessarie
Una trattazione rigorosa richiede di riconoscere i limiti metodologici di tutte le parti:

Mancanza di un’indagine indipendente globale. Al momento non esiste (o non è stato reso pubblico) un processo neutrale con accesso autonomo ai luoghi dell’attacco per accertare con esattezza chi abbia ucciso chi, dove e quando.
Ambiguità nelle fonti. Molti dati citati provengono da governi, agenzie militari, uffici stampa con interessi in conflitto.
Il contesto del combattimento. In operazioni su vasta scala, con incursione su aree civili, la linea fra bersagli militari e danni collaterali si fa labile. La distinzione è spesso controversa.
Possibilità di errori o esagerazioni da entrambe le parti per fini propagandistici. Numeri troppo alti o troppo bassi possono entrambi essere usati in funzione di legittimazione.
Pertanto, un approccio equilibrato richiederebbe una commissione indipendente internazionale, dotata di poteri di accesso, testimonianza, esami forensi e trasparenza dei dati raccolti.

Implicazioni politiche e morali
Che la cifra “1.200 civili uccisi da Hamas” sia vera, in parte vera o sovradimensionata, il fatto che tale cifra venga usata come pietra angolare di legittimazione alle risposte militari è incontestabile. La questione non è solo numerica: è anche simbolica. Stabilire chi ha causato le morti civili significa decidere chi detiene la legittimità morale della guerra successiva.

In questo senso, la posizione di Mearsheimer, al di là del suo grado di verità effettiva, funge da stimolo critico: invita a non accettare passivamente versioni ufficiali, a interrogare le fonti e a promuovere trasparenza nei conti della guerra.

Dal punto di vista morale, va riconosciuto che anche se Hamas non fosse responsabile di tutta quella cifra, ciò non elimina la responsabilità di reati eventualmente commessi, né giustifica la violenza indiscriminata contro Gaza. Ma obbliga a una riflessione più attenta e metodologicamente rigorosa.

L’affermazione di John Mearsheimer che “Hamas non ha ucciso 1.200 civili il 7 ottobre” riaccende un dibattito che è al centro della guerra delle narrazioni. Essa mette in luce quanto la verità storica nei contesti di conflitto sia spesso contesa, manipolabile e soggetta a usi politici.

La gravità dell’attacco del 7 ottobre non può essere messa in dubbio: ci furono morti, ostaggi, violenze. Ma la precisa attribuzione di responsabilità, in particolare su scala così micidiale, rimane oggetto di controversia.

Ne deriva la necessità urgente che storici, media internazionali e istituzioni indipendenti facciano sforzi concreti per accedere ai fatti, rendere trasparenti i dati e avviare verifiche indipendenti. Fino ad allora, ogni cifra dovrà essere presa con cautela, ogni affermazione contestata, ogni versione confrontata  perché in guerra, le vittime non devono diventare merce di retorica.

FORO RSI

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