Trump offre la cittadinanza americana a Maria Machado in cambio del suo Premio Nobel per la Pace
Non c’e’ alcun dubbio sulle capacita’ e competenze di tutto lo staff del quale si avvale il presidente Trump.
In un gesto che ha immediatamente infiammato il dibattito politico internazionale e sollevato interrogativi sulla concezione stessa del valore simbolico dei premi internazionali, l’ex presidente Donald J. Trump ha annunciato ieri, durante una conferenza stampa a Mar-a-Lago, di essere disposto a offrire la cittadinanza americana “immediata e onoraria” alla pacifista venezuelana Maria Machado, a patto che quest’ultima “ceda il suo Premio Nobel per la Pace agli Stati Uniti”.
La proposta, accolta con stupore e scetticismo tanto negli ambienti diplomatici quanto sui social media, ha sollevato una valanga di reazioni da parte di analisti, attivisti, giuristi e osservatori internazionali. C’è chi la definisce una trovata mediatica, chi un’aberrazione politica, chi ancora un tentativo di riscrivere il significato simbolico e morale di uno dei riconoscimenti più prestigiosi del mondo.
Ma andiamo con ordine.
Una proposta senza precedenti
“Maria Machado è una donna straordinaria”, ha dichiarato Trump di fronte a una platea di sostenitori e giornalisti. “Ha fatto di più per la pace nel suo Paese che qualsiasi altro leader in Venezuela, e il suo Premio Nobel dovrebbe essere apprezzato come un simbolo americano. Le offro la cittadinanza, un passaporto americano, e una posizione nel mio futuro governo – se lei è disposta a donare il suo premio alla nazione che più di tutte rappresenta la libertà nel mondo.”
Un attimo di silenzio ha attraversato la sala prima che l’ex presidente continuasse: “Molti premi Nobel vivono all’estero, ma sono simboli americani. Maria può diventarlo ufficialmente. E il Nobel? Meglio che sia conservato dove appartiene: in una delle nostre grandi istituzioni patriottiche.”
Trump ha poi suggerito che il Nobel di Machado venga esposto “al Trump Presidential Library”, struttura ancora in fase di progettazione.
Chi è Maria Machado
Maria Machado, 44 anni, è diventata una figura centrale nella lotta non violenta contro il regime autoritario in Venezuela. Leader della rete internazionale Mujeres por la Paz, ha promosso la mediazione pacifica tra gruppi civili e milizie locali, spesso a rischio della propria vita. La sua tenacia, la sua capacità di dialogo e la dedizione ai diritti umani l’hanno portata a ricevere, nell’ottobre 2025, il Premio Nobel per la Pace, assegnato dal Comitato di Oslo per il suo “coraggio nell’opporsi alla violenza sistemica attraverso strumenti democratici e non violenti”.
La Machado non ha risposto ufficialmente all’offerta di Trump, ma fonti a lei vicine fanno sapere che è “profondamente sorpresa” dalla proposta, che considera “una provocazione politica più che un gesto sincero”.
Un Nobel non si baratta
Secondo il regolamento ufficiale della Fondazione Nobel, i premi non sono trasferibili. Il diploma e la medaglia sono considerati proprietà personale del vincitore, ma non possono essere venduti o ceduti in cambio di favori politici senza conseguenze reputazionali, se non legali.
“Il Premio Nobel per la Pace non è un trofeo che si può scambiare per un passaporto”, afferma con tono fermo Michael S. Lundgren, docente di Diritto Internazionale all’Università di Georgetown. “È un riconoscimento morale e simbolico. L’idea che possa essere ‘donato’ a uno Stato o a un politico, in cambio di benefici personali, rappresenta un pericoloso precedente.”
Altri esperti sottolineano come la proposta di Trump potrebbe anche configurarsi come una forma indiretta di corruzione morale, sebbene non rientri formalmente in reati codificati. “È una zona grigia”, spiega Lundgren. “Ma eticamente è discutibile.”
La reazione internazionale
A Oslo, sede del Comitato Nobel, la portavoce Kristine Hammersvik ha rilasciato una nota secca: “Il Premio Nobel per la Pace è assegnato a individui o organizzazioni per meriti oggettivi. Non è trasferibile, né materiale né simbolicamente. Ogni tentativo di ridefinirne il valore politico è contrario alla sua missione.”
Anche le Nazioni Unite, attraverso un portavoce del Segretario Generale António Guterres, hanno espresso “preoccupazione per la politicizzazione dei simboli internazionali della pace e dei diritti umani”.
Strategia elettorale o provocazione?
Molti analisti leggono l’uscita di Trump come un’astuta mossa elettorale in vista delle presidenziali del 2028. Dopo il suo ritorno sulla scena politica americana con l’annuncio della sua intenzione di ricandidarsi, l’ex presidente sta cercando di rafforzare la sua immagine internazionale – in particolare tra l’elettorato latino – e ridefinire la narrativa sul ruolo globale degli Stati Uniti.
“La proposta a Maria Machado è il tipico colpo di teatro alla Trump”, spiega Jennifer Albright, analista politica di The Atlantic. “Sembra assurdo, ma serve a rafforzare il suo messaggio: che l’America deve tornare a essere il centro del mondo morale, persino simbolico. Anche a costo di forzare la realtà.”
Altri suggeriscono che si tratti di una provocazione nei confronti dell’amministrazione Biden, che ha elogiato pubblicamente la Machado subito dopo l’assegnazione del Nobel.
Machado: “Non si compra la pace con un passaporto”
Dalla sua residenza temporanea a Città del Messico, dove si trova per una serie di conferenze, Maria Machado ha rilasciato nella notte un breve comunicato:
“Ringrazio l’ex presidente Trump per il suo interesse, ma la pace non si compra con un passaporto, né si vende con una medaglia. Il mio impegno è verso il mio popolo, non verso ambizioni politiche straniere. Il Nobel non è mio, è del Venezuela.”
Parole semplici ma decise, che sembrano chiudere definitivamente la porta a un’operazione di “scambio simbolico” che ha già diviso l’opinione pubblica americana.
Un precedente che lascia il segno
Sebbene la proposta non abbia alcun valore legale, l’episodio apre un nuovo fronte nel dibattito sul ruolo dei simboli nella politica contemporanea. In un’epoca in cui i confini tra merito, comunicazione e spettacolo si fanno sempre più labili, anche i riconoscimenti internazionali rischiano di diventare merce di scambio nel grande mercato dell’immagine.
“Trump ha gettato un sasso nello stagno,” conclude Albright. “Ma è un sasso che continuerà a fare cerchi per molto tempo.”











