Clausura. Anche Leone XIV fraintende un passo del vangelo
«Misericordia e verità: per queste due vie, camminiamo verso il Signore, servendo come Marta nelle opere di misericordia o riposando come Maria ai piedi di Gesù per contemplare la verità». Ecco la consegna affidata da Leone XIV a una quarantina di Agostiniane Recollette della Federazione del Messico, incontrate stamane, mercoledì 15 ottobre, nell’Auletta dell’Aula Paolo VI.
Per chi non lo sapesse, le comunità delle monache agostiniane recollette osservano una forma di vita puramente contemplativa e sono soggette alla clausura papale.
Per conferire fondamento evangelico alla clausura ci si appella vanamente all’episodio molto bello di Marta e Maria, del vangelo di Luca, cui accenna il papa: “Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta» (Lc 10, 38-42).
Ma la “cosa necessaria” non era il semplice fatto in sé che Maria si fosse “appartata” con Cristo, bensì di ascoltare, in quel momento, la sua parola, per comprenderla appieno e metterla in pratica: “Se capite queste cose, siete beati se le mettete in pratica” (cf Gv 13,17). Assurdo immaginare che Maria “riposasse per tutta la vita ai piedi di Gesù per contemplare la verità”.
Del resto, basta ricordare la parabola del buon Samaritano. Una monaca di clausura non avrebbe alcuna possibilità di soccorrere il malcapitato percosso dai briganti, per il semplice motivo che non passerebbe mai per quella strada.
Renato Pierri










