Doug Krugman, vicepresidente della Marina degli Stati Uniti, è uscito dall’esercito dopo 24 anni di servizio perché “non si è sentito di servire un presidente come Trump che non rispetta la Costituzione”
Con un gesto che ha già fatto discutere ambienti militari e politici, il Viceammiraglio Doug Krugman, vicepresidente della Marina degli Stati Uniti, ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dopo 24 anni di servizio. La motivazione? Una dichiarazione netta, che scuote le fondamenta del rapporto tra esercito e leadership politica: “Non posso continuare a servire sotto un presidente che non rispetta la Costituzione degli Stati Uniti.” Un riferimento chiaro e diretto a Donald J. Trump, tornato alla Casa Bianca dopo le controverse elezioni dello scorso anno.
Krugman, 53 anni, originario dell’Ohio, era considerato uno degli ufficiali più rispettati della Marina statunitense. Laureato in ingegneria navale all’Accademia di Annapolis, ha servito in vari teatri operativi, dall’Iraq all’Indo-Pacifico, ed è stato uno degli architetti delle recenti riforme della flotta del Pacifico. La sua uscita di scena, improvvisa e pubblicamente motivata da ragioni di coscienza, ha sollevato un acceso dibattito negli ambienti del Pentagono.
In una lettera aperta diffusa alla stampa nella giornata di giovedì, Krugman ha scritto: “Ho giurato fedeltà alla Costituzione, non a un uomo. In un momento in cui le istituzioni democratiche sono sotto pressione, il mio dovere morale è quello di non restare in silenzio.” Il riferimento non velato riguarda alcune delle recenti mosse dell’amministrazione Trump, come l’ordine esecutivo che consente il dispiegamento dell’esercito in operazioni di sicurezza interna senza il consenso dei governatori statali — una decisione contestata da giuristi e ufficiali in pensione come potenzialmente incostituzionale.
La Casa Bianca, per ora, ha evitato di commentare direttamente le affermazioni dell’ormai ex Viceammiraglio. Tuttavia, un portavoce del Dipartimento della Difesa ha definito la decisione “una scelta personale, che non riflette la posizione dell’intera catena di comando”. Allo stesso tempo, alcune fonti anonime interne al Pentagono hanno confermato che “cresce il disagio tra alti ufficiali per la politicizzazione crescente delle forze armate”.
Krugman non è il primo militare a sollevare preoccupazioni sull’atteggiamento di Trump nei confronti della legge fondamentale del paese. Già nel suo primo mandato, diversi generali in pensione, tra cui l’ex Segretario alla Difesa James Mattis, avevano criticato pubblicamente l’ex presidente per il suo approccio conflittuale con le istituzioni e per l’utilizzo politico delle forze armate.
Il gesto di Krugman però assume un peso particolare: è raro che un ufficiale in servizio, e di così alto grado, lasci l’incarico per motivi legati alla condotta del comandante in capo. Il suo addio diventa quindi un campanello d’allarme, in un momento in cui la fiducia tra vertici militari e leadership civile sembra incrinarsi.
Nel frattempo, Krugman ha fatto sapere che intende dedicarsi alla “difesa dei valori costituzionali”, con un possibile coinvolgimento in iniziative civiche e accademiche. In una breve intervista alla PBS, ha dichiarato: “Non è un atto di ribellione, ma di responsabilità. La mia uniforme non può essere usata per giustificare scelte che minacciano l’equilibrio democratico.”
Un messaggio forte, che promette di alimentare ulteriormente il dibattito sul ruolo delle forze armate in un’America sempre più polarizzata.











