Garlasco. Marina Baldi genetista risponde all’affermazione di Carlo Nordio: «Dopo 20 anni non bisogna arrendersi»
Un’affermazione destinata a suscitare dibattito quella del ministro della Giustizia Carlo Nordio, formulata lo scorso 28 ottobre durante il “Salone della Giustizia” di Roma, in relazione al lungo e complesso caso del delitto di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007. Prima Pavia+1
«A un certo punto bisognerebbe avere il coraggio di arrendersi», ha infatti dichiarato Nordio, aggiungendo che «è difficilissimo dopo 20-30 anni ricostruire una verità giudiziaria». TPI+1
Ma subito dopo, proprio su questo versante, si inserisce la voce di Marina Baldi, genetista forense e recente consulente della difesa dell’indagato nell’inchiesta bis sul caso Poggi, che coglie l’occasione per commentare la presa di posizione del Guardasigilli, sottolineando alcune puntualizzazioni scientifiche e giuridiche che meritano attenzione.
Il contesto della vicenda
Il delitto di Chiara Poggi, nella villetta famigliare di Garlasco, è diventato un caso-ikonico nella cronaca nera italiana. Dopo anni di processi, assoluzioni, condanne e nuove piste investigative, la vicenda è tuttora oggetto di riaperture e contestazioni. La Provincia Pavese
La riflessione del ministro Nordio si inserisce in questo quadro: processi e indagini che trascendono decenni, reperti tecnici da analizzare, e la percezione di tanti cittadini di un sistema che non trova una verità definitiva. «Una inchiesta si è conclusa anni fa – ha detto Nordio – e ora ne corre un’altra in direzione opposta; o era sbagliata la prima oppure è sbagliata la seconda». Libero Quotidiano+1
In tale contesto, la critica del ministro può essere letta come un’allerta sull’uso prolungato delle risorse investigative in casi molto vecchi, ma anche come stimolo a riflettere sul bilanciamento tra diritto alla verità e ragionevole durata dell’azione penale.
Le parole del ministro
Nordio ha rotto il silenzio con argomenti che affrontano il tema della durata delle indagini: «Non è responsabilità di nessuno perché ci sono indagini che vanno avanti decenni perché la verità non si è mai trovata», ha affermato. informatorevigevanese.it
«Il tempo non è solo padre della verità ma anche tempo di oblio», ha aggiunto, ribadendo che la giustizia ha dei limiti tecnici e sostanziali quando si procede su vicende lontane nel tempo, soprattutto «quando coinvolgono indagini tecniche come l’esame del DNA o delle tracce ematiche». Libero Quotidiano
Tuttavia, ha precisato subito che «l’azione penale però è obbligatoria; i pm che seguono questa seconda inchiesta sono persone serissime, e se sorgono dubbi sulla colpevolezza del primo imputato è giusto indagare». ANSA.it
Il commento di Marina Baldi
È qui che interviene Marina Baldi, genetista medica e forense, chiamata dalla difesa dell’indagato Andrea Sempio iscritto nel registro degli indagati per omicidio in concorso – a ricoprire il ruolo di consulente tecnico. Il Giorno+1
Intervistata in studio televisivo, Baldi ha dichiarato: «Il discorso fatto dal ministro è sicuramente molto centrato: effettivamente ha ragione, ci sono delle circostanze in cui bisogna avere il coraggio di fermarsi». La7.it
L’affermazione sorprende in quanto proviene dalla parte che, in teoria, contesta la resa. Ma Baldi chiarisce il senso: non si tratta di rinunciare alla verità, bensì di riconoscere che in casi complessi e vecchi la scienza e la giustizia hanno limiti strutturali che vanno considerati.
Tra i punti toccati dalla genetista:
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le condizioni tecniche delle tracce biologiche (DNA, sangue, impronte) che, con il passare del tempo, perdono affidabilità o vengono contaminate; la stessa Baldi ha affermato che «una garza non sterile può contenere residui di DNA da altri cadaveri o da chi l’ha manipolata prima». Open+1
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la differenza tra casi risolti dopo decenni (che però restano eccezioni) e quelli dove la coerenza temporale, la conservazione dei reperti, la catena di custodia hanno subito troppe interferenze; in questi ultimi la probabilità di ottenere una verità giudiziaria certa si riduce sensibilmente. Il Giorno
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infine, Baldi ribadisce che la sua accettazione dell’incarico professionale implica la convinzione dell’innocenza del suo assistito: «È innocente. Fosse colpevole non avrei accettato l’incarico». Il Giorno
Qual è il punto – resa o ragionevole sospensione?
Le parole di Nordio e la conseguente adesione di Baldi aprono uno spazio di riflessione. Non si tratta, in sostanza, di un invito all’abbandono della ricerca della verità, ma piuttosto di un monito: quando la ricerca della verità si scontra con l’impossibilità tecnica, la distruzione o contaminazione dei reperti, la memoria degradata, ecco che diventa legittimo chiedersi se insistere all’infinito sia efficace o invece riduca la fiducia nel sistema giudiziario.
Detto altrimenti: la “resa” cui accenna Nordio non è resa di fronte al crimine né rinuncia alle vittime, ma resa davanti ai limiti strutturali forse di un processo che durerebbe decenni senza garanzie. Baldi, dal suo osservatorio tecnico, la interpreta come «coraggio di fermarsi» in circostanze straordinarie, non come “abbassare le braccia”.
E tuttavia, questo ragionamento solleva una domanda fondamentale: quando è legittimo sospendere la ricerca giudiziaria?
Il sistema giuridico italiano prevede limiti temporali, prescrizioni, ma anche eccezioni. Però la fiducia dei cittadini in una risposta giudiziaria non può venire minata da un messaggio che sembra dire “arrendersi”. E su questo punto è già fragorosa la reazione dell’opposizione: per il senatore Matteo Renzi, «nella patria del diritto il ministro propone di arrendersi all’ingiustizia». Il Giorno
Nel caso specifico di Garlasco, la prospettiva acquista contorni concreti: l’indagine originaria si concluse con la condanna in via definitiva dell’ex fidanzato, Alberto Stasi, ma nuove indagini sono in corso sull’amico dei Poggi, Andrea Sempio. Nordio parla di “inchieste parallele” e di un «paradosso» per il cittadino che vede una vicenda processuale che sembra non finire mai. Prima Pavia+1
In questa cornice, Baldi sottolinea che da consulente tecnico vede le esigenze della difesa ma anche i problemi tecnico-scientifici che si accumulano nella gestione dei reperti a distanza di 18 anni: «Ci saranno delle differenze consistenti rispetto a 18 anni fa… non credo che la dottoressa Cattaneo applicherà le misure tali e quali, farà modifiche in base agli anni passati e alla diversa corporatura», ha detto in riferimento all’esame antropometrico. IlSussidiario.net
Se la verità appare sempre più remota, il messaggio che viene fuori è duplice: da un lato l’indagine non si può semplicemente chiudere per comodità; dall’altro, insistere senza prospettive realistiche può diventare un rischio per la credibilità della giustizia.
La cronaca giudiziaria italiana è costellata di casi “infinite” che mettono a dura prova la fiducia pubblica. Il caso Garlasco ne è uno dei simboli.
Le dichiarazioni del ministro Nordio e la risposta della genetista Baldi ci inducono a riflettere su tre punti:
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Il diritto alla verità vs la ragionevole durata dell’azione penale: quanto tempo è “troppo tempo” per cercare la verità? E se oltre quella soglia la ricerca diventa più dannosa che utile?
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Il ruolo della scienza forense nel tempo: i metodi migliorano, ma i reperti degradano, la custodia vacilla, le tracce biologiche si deteriorano; può una nuova perizia basarsi su basi solide dopo decenni?
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La percezione pubblica della giustizia: se il cittadino vede “inchieste che non finiscono mai”, “condanne che forse erano sbagliate” o “nuovi indagati dopo anni”, il rischio è che nasca un sentimento di sfiducia o di caos procedurale.
In conclusione: l’invito di Nordio a «arrendersi» non va letto come un alibi per l’impunità, e la risposta di Baldi non come una resa alla difesa, ma come una richiesta di chiarezza su quali obiettivi e limiti siano realistici. Resta intatto il diritto della famiglia della vittima, della società e dell’indagato ad avere una risposta. Forse la vera domanda che oggi emerge è: come gestire i casi complessi, ultradecennali, in modo da salvaguardare l’efficienza della giustizia e la fiducia dei cittadini?










