Advertisement

Garlasco. Garofano, la storia della sua perizia mai depositata e del perché non fu mai depositata

Premesso che la perizia del Generale garofano era frutto del suo ingegno e professionalita’ non crediamo dovesse essere lui a preoccuparsi di depositarla oppure no.

Advertisement

Nel lungo e tormentato iter giudiziario del delitto di Garlasco, una delle vicende più curiose e controverse resta quella della cosiddetta “perizia Garofano”, l’analisi scientifica che l’ex comandante del Ris di Parma, generale Luciano Garofano, fu incaricato di svolgere dalla difesa di Alberto Stasi. Un lavoro che, nonostante l’attenzione mediatica e l’aspettativa attorno alle sue possibili rivelazioni, non vide mai la luce processuale. Una perizia annunciata, discussa, ma mai depositata ufficialmente agli atti.

Il contesto è quello del 2014, quando il caso Garlasco viveva una nuova stagione di tensione. Dopo anni di perizie contrastanti, annullamenti e sentenze opposte, la difesa di Stasi decise di affidarsi a uno dei nomi più autorevoli della scena forense italiana. L’obiettivo era chiaro: riesaminare le tracce biologiche e i reperti della scena del crimine per verificare eventuali errori o omissioni nelle analisi precedenti, in particolare quelle riguardanti l’impronta di scarpa e le tracce di sangue.

Garofano, noto per la sua lunga esperienza e per l’impegno nella diffusione della cultura scientifica in ambito giudiziario, accettò l’incarico e iniziò un lavoro preliminare che avrebbe dovuto portare a una relazione tecnica di revisione. Ma qualcosa, lungo il percorso, si inceppò. La perizia non fu mai depositata in tribunale.

Secondo le ricostruzioni emerse negli anni successivi, le ragioni di questa mancata consegna sarebbero state di natura tecnica e strategica. Da un lato, pare che Garofano non avesse potuto ottenere accesso completo a tutti i reperti originari del caso, molti dei quali risultavano deteriorati o già analizzati in maniera distruttiva. Questo avrebbe limitato la possibilità di condurre test indipendenti e di produrre dati realmente nuovi rispetto a quelli già disponibili. In altre parole, mancavano le condizioni per una perizia completa e scientificamente verificabile.

I legali non la ritennero utile in quel momento per cui si preferi’ evitare di consegnarla agli atti. D’altronde non si riesce a comprendere come si voglia con ogni mezzo trascinare il generale Garofano nel merito di una opportunita’ che non toccava a lui. 

neanche possiamo credere di attribuire al generale qualche sorta di responsabilita’ nel merito della consegna o no della perizia da lui redatta. Una volta fatto il suo lavoro di professinista e di avrlo regolarmente fatturato, per quanto gli riguardava avrebbero potuto finanche buttarla in un secchio.

Dall’altro lato, vi furono motivi di opportunità difensiva. Le conclusioni preliminari di Garofano, secondo indiscrezioni mai confermate ufficialmente, non avrebbero fornito elementi solidi per scardinare l’impianto accusatorio, concentrandosi piuttosto su criticità metodologiche già note. In questo quadro, la difesa di Stasi avrebbe valutato che il deposito di una perizia “debole” potesse risultare controproducente, preferendo non formalizzarla.

A ben vedere dunque, la storia della perizia non depositata risulta pretestuosa, inutilmente pretestuosa, a vantaggio solo del pretesto oramai non recondito di discuterne all’infinito.

Garofano, interpellato più volte sull’argomento, ha sempre mantenuto una posizione sobria e riservata. In alcune interviste ha sottolineato come il suo lavoro non potesse essere considerato “una perizia vera e propria”, ma piuttosto una serie di osservazioni tecniche mai concluse formalmente. Ha anche ricordato che, in assenza di reperti integri e di piena trasparenza nell’accesso ai materiali, ogni ulteriore commento avrebbe rischiato di sconfinare nel campo delle opinioni più che in quello della scienza.

Così, la “perizia mai depositata” del generale Garofano è rimasta una pagina incompiuta del caso Garlasco, simbolo delle difficoltà che spesso incontrano le indagini scientifiche nei processi più complessi. Un documento mai nato, ma che ancora oggi viene citato come esempio emblematico dei limiti strutturali della prova tecnica in Italia, dove la verità processuale non sempre riesce a coincidere con la verità scientifica.(con l’ausilio dell’AI per il contesto e le fonti)

A parere di chi scrive, il generale Garofano potrebbe non rispondere alle provocazioni di cui e’ oggetto di attenzione a proposito di questa perizia restata fuori dagli atti processuali. Se un sarto confeziona un vestito su misura non sara’ mai colpa sua se il cliente ha deciso di non indossarlo.

Informazione equidistante ed imparziale, che offre voce a tutte le fonti di informazione

Advertisement
Articolo precedenteGarlasco. L’intervento testuale dell’antropologa forense Elena Varotto a Fatti di nera
Articolo successivoL’8 novembre conferenza presso la Società Operaia di Mutuo Soccorso per i 50 anni dell’Archeogruppo di Massafra

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui