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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) esprime profonda indignazione per i gravissimi fatti emersi nell’inchiesta di Cuneo sulla cooperativa che gestiva tre strutture per persone con disabilità, dove si sarebbero consumati maltrattamenti e abusi sistematici.
Ventuno indagati, diciassette misure cautelari, ospiti trasferiti altrove: una vicenda che riapre con forza il tema della tutela reale dei più fragili e del controllo sulle strutture di accoglienza.

Le lacrime di un padre, che davanti ai carabinieri ha potuto dire: “Ora mio figlio sarà davvero aiutato”, raccontano più di ogni verbale giudiziario la misura del dolore e della speranza.

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Quel pianto è l’eco di un Paese che deve interrogarsi sulle proprie coscienze, sulle proprie istituzioni, sulla capacità di garantire dignità e rispetto a chi non può difendersi.

Il CNDDU denuncia la deriva di un sistema in cui la logica dell’efficienza e del profitto sembra aver sostituito quella della solidarietà e della cura.

La fragilità non può diventare terreno di sfruttamento, ma deve essere lo spazio privilegiato della responsabilità collettiva.

Come docenti, crediamo che la prevenzione di simili orrori passi anzitutto dall’educazione.
Occorre una formazione etica e civile che accompagni non solo gli operatori socio-sanitari, ma anche i cittadini, gli studenti, gli amministratori. Le scuole, i corsi di laurea e gli enti di formazione devono integrare stabilmente moduli sui diritti umani, sull’empatia e sulla comunicazione non violenta.

È altresì indispensabile una vigilanza istituzionale costante, con ispezioni periodiche, sportelli di ascolto e canali di segnalazione protetta per famiglie e lavoratori. Solo una rete trasparente e partecipata può impedire che la sofferenza venga nascosta dietro le mura di un’apparente normalità.

Il CNDDU accoglie con favore le parole del procuratore che ha dichiarato: “Abbiamo restituito loro la dignità”, ma invita tutti a non fermarsi al momento della denuncia.

Restituire dignità significa anche offrire percorsi terapeutici, sostegno psicologico e un ambiente in cui i diritti non siano concessioni, ma presupposti fondamentali.

L’articolo 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ci ricorda che “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”.

Ogni volta che un disabile viene umiliato, quella frase smette di essere solo un principio giuridico e diventa un fallimento morale collettivo.

Il CNDDU rinnova il proprio impegno affinché la scuola italiana diventi presidio di civiltà, luogo in cui la cultura della cura, della giustizia e del rispetto si radichi nella coscienza dei giovani.
Solo una società educata ai diritti umani potrà impedire che l’indifferenza diventi complice della violenza.

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

 

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