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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccupazione per i fatti avvenuti a Crespano, frazione di Pieve del Grappa, dove otto adolescenti tra i tredici e i sedici anni sono stati denunciati per rapina aggravata e percosse ai danni di un coetaneo.

L’episodio, di per sé grave, assume contorni ancora più inquietanti per la modalità con cui è stato compiuto: la violenza esibita come trofeo, ripresa con i cellulari e condivisa, trasformando l’umiliazione della vittima in spettacolo.

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Ciò che emerge non è solo la devianza di pochi, ma il segnale di un malessere profondo, che interpella la scuola, le famiglie, le istituzioni e l’intera comunità.

Quando il gesto violento diventa linguaggio, quando la sopraffazione sostituisce la parola, allora il sistema educativo è chiamato a un esame di coscienza collettivo.

Il CNDDU ritiene che tali episodi impongano un rinnovato impegno nell’educazione civica e affettiva, capace di restituire ai giovani il senso del limite, della responsabilità e della dignità umana.
Non bastano percorsi di recupero sporadici o interventi emergenziali: serve una cultura dei diritti e dei doveri costantemente alimentata, una rete educativa stabile e coesa.

La scuola deve tornare ad essere presidio di umanità, non solo luogo di istruzione.

Occorre valorizzare l’ascolto, la prevenzione del disagio, la costruzione di relazioni significative.

La violenza tra adolescenti è spesso il sintomo di un vuoto educativo e affettivo, di un bisogno inespresso di riconoscimento che trova risposta nella logica del branco.

Per questo è fondamentale ricostruire una pedagogia della presenza: adulti autorevoli, capaci di orientare e accompagnare, devono tornare a essere punti di riferimento credibili.

La società intera deve riscoprire il valore del limite come garanzia di libertà, e della regola come fondamento della convivenza.

L’educazione alla legalità non è un insieme di norme da imparare, ma un processo di crescita che insegna a rispettare sé stessi e gli altri.

Occorre promuovere nelle scuole e nei territori una cultura della responsabilità diffusa, dove ogni azione trovi significato nel rispetto reciproco e nella solidarietà.

Solo attraverso l’incontro, il dialogo e la comprensione delle conseguenze dei propri atti si può restituire senso al vivere civile.

La legalità, vissuta come valore e non come imposizione, deve diventare patrimonio condiviso e quotidiano. Un Paese che educa alla giustizia e alla compassione costruisce cittadini consapevoli, non spettatori indifferenti.

Il CNDDU auspica che le istituzioni locali rafforzino i progetti di educazione ai diritti umani e al rispetto reciproco, coinvolgendo attivamente studenti, genitori e operatori sociali.

Solo ricostruendo il senso della comunità e dell’empatia sarà possibile contrastare la deriva della violenza giovanile.

Ogni ragazzo recuperato al dialogo e alla consapevolezza è una vittoria per la società intera.

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

 

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