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UNHCR: appello per raccogliere fondi a sostegno del ritorno dei rifugiati nell’Africa occidentale e centrale
Questo è un riassunto di quanto affermato da Abdouraouf Gnon-Konde, direttore dell’Ufficio regionale dell’UNHCR per l’Africa occidentale e centrale – a cui è attribuibile il testo citato – durante la conferenza stampa tenutasi al Palais des Nations di Ginevra.

 

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Quest’anno, più di 42.000 rifugiati sono stati in grado di tornare volontariamente nelle loro case in Africa occidentale e centrale, portando il totale a più di 272.000 dal 2021 e offrendo una rinnovata speranza alle comunità che si stanno riprendendo da anni di esilio.

 

La maggior parte è tornata in Nigeria e nella Repubblica Centrafricana (RCA). Si prevede che entro la fine dell’anno altri 10.000 rifugiati centrafricani torneranno dai paesi vicini.

 

L’UNHCR, l’Agenzia ONU per i rifugiati, sottolinea che il proseguimento dei progressi è strettamente legato alla garanzia di ulteriori finanziamenti per assicurare che i ritorni rimangano volontari, sicuri e sostenibili.

 

Il ritorno volontario rimane una delle soluzioni più concrete per gli sfollati e i rifugiati. Tuttavia, è difficile trovare le condizioni giuste: i ritorni dovrebbero avvenire solo quando sono garantite condizioni quali la sicurezza e l’accesso alla terra, ai documenti e ai servizi di base. Il ritorno dei rifugiati va ben oltre l’attraversamento di un confine. Gli investimenti in una reintegrazione sostenibile sono fondamentali per consentire loro di ricostruire la propria vita con stabilità e speranza.

 

Recenti sondaggi sulle intenzioni di ritorno condotti dall’UNHCR in tutta la regione rivelano la forte aspirazione dei rifugiati a tornare a casa il prossimo anno, nonostante le difficoltà attuali. Circa 80.000 rifugiati centrafricani in Camerun e Ciad intendono tornare non appena saranno disponibili i servizi di base e le opportunità di reinserimento. L’UNHCR e i suoi partner prevedono di sostenere il ritorno di 60.000 rifugiati nella Repubblica Centrafricana nel 2026, nell’ambito del Piano di soluzioni 2024-2028, che prevede fino a 300.000 ritorni, riflettendo la crescente stabilità nel paese e il rafforzamento della cooperazione regionale.

 

Nuovi quadri di pace e cooperazione stanno contribuendo a spianare la strada a un ritorno sostenibile dei rifugiati. Nel febbraio 2025, l’UNHCR, insieme ai governi del Ciad e della Nigeria, ha firmato un accordo tripartito per facilitare il ritorno volontario, sicuro e dignitoso dei rifugiati nigeriani dal Ciad. Sono in corso trattative per un accordo simile con il Niger, che rafforzerà ulteriormente l’azione coordinata a livello regionale e le garanzie di protezione.

 

L’accordo di pace di Washington del giugno 2025 tra la Repubblica Democratica del Congo (RDC) e il Rwanda, insieme alla Dichiarazione di principi di Doha del luglio 2025 tra la RDC e l’M23, hanno ribadito che tutti i ritorni dei rifugiati devono rimanere volontari e in linea con gli accordi tripartiti del 2010 tra l’UNHCR e i governi della RDC e del Rwanda. Sulla base di questi rinnovati impegni, l’UNHCR ha facilitato 5.000 ritorni nel 2025 e prevede di facilitare il ritorno volontario di 10.000 rifugiati ruandesi dalla RDC nel 2026.

 

Tuttavia, lo slancio raggiunto è seriamente a rischio a causa della carenza di fondi, che potrebbe bloccare le attività di rientro e reinserimento pianificate e lasciare migliaia di rifugiati bloccati e dipendenti dagli aiuti umanitari.

 

L’UNHCR chiede finanziamenti urgenti, flessibili e pluriennali per sostenere i ritorni volontari e il reinserimento, consentendo a migliaia di altre famiglie di tornare a casa con dignità, reinserirsi in modo sostenibile e contribuire alla ripresa e alla stabilità delle loro comunità.

 

Sebbene alcuni rientri siano stati sicuri, volontari e dignitosi, molti altri hanno avuto luogo in condizioni difficili e insicure, riflettendo la fragilità della situazione di sicurezza nella regione.

 

L’UNHCR chiede un rafforzamento delle iniziative di pace e del coordinamento regionale. Continueremo a lavorare a stretto contatto con i governi attraverso accordi tripartiti e quadri coordinati di rientro per garantire che tutti i ritorni siano volontari, sicuri e duraturi. Ringraziamo i nostri partner il cui continuo sostegno rende possibile il ritorno.

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