L’avvocato Taormina si rivolge a Carolina Sellitto chiedendole:
“La domanda delle domande che e’ quella relativa a quello che c’e’ sotto, sopra, lateralmente alle unghie di Chiara Poggi. Allora io dico una cosa per quelle che sono le mie esperienze ho visto che estrarre un DNA e capire a chi appartiene non e’ una cosa tanto complicata, una volta era molto complicata, allora noi ora stiamo facendo centinaia diprove scientifiche ma mi dite perche’ stiamo aspettando sette otto mesila prova scientifica per eccellenza che riguarda queste unghie di Chiara Poggi. Sette, otto, cinque, sei mesi, questo e’ il tempo che ci vuole per capire se quello e’ un imbrattamento che contenga il DNA di Chiara Poggi…oppure perche’ tutto questo tempo”
La risposta di Carolina Sellitto:
«È un aspetto molto importante quello di parlare di DNA che fu ritrovato sotto o sopra le unghie, diciamo intorno, alle unghie di Chiara»…
«io ritengo fosse impossibile che questo DNA passasse attraverso un’altra fonte come quella di un computer. Perché innanzitutto i tasti si toccano con i polpastrelli e non con le unghie».
Non esiste un tempo “standard”ha precisato la Sellitto. La procedura puo’ richiedere diversigiorni in relazione a diverse variabili: materiale biologico, grado di degratazione, contaminazione e tipologia del reperto come quelli ungueali di Chiara Poggi. Impensabile chiedere per l’intero processo minuti oppure ore.
«Non posso indicare una cifra certa perché dipende da quanta traccia biologica ci sia, dallo stato di conservazione, da eventuali miscele genetiche e dallo strumento analitico. Ma non è immediato: stiamo parlando di un protocollo che può richiedere giorni, non ore».
La convinzione dell’avvocato Taormina e cioe’ che l’estrazione del DNA ungueale fosse una operazione semplice che doveva essere letta immediatamente e’ sbagliata, e’ solo una suggestione. Niente nella genetica forense, sottolinea Sellitto, e’ immediato rispettando i canoni di correttezza delle analisi per assicurare un risultato che sia affidabile al 100%.
«Quando si lavora su margini ungueali, spesso la quantità di DNA è minima, soggetta a deterioramento ambientale e ad artefatti: ciò significa che anche l’analisi richiede passaggi che vanno verificati, replicati e confermati».
«Se il reperto è stato maneggiato, contaminato o conservato in condizioni non ottimali, il tempo può diventare ancora più lungo, e la certezza del risultato viene meno».
che l’avvocato Taormina avesse attribuito la lentezza delle analisi come parte di una strategia difensiva piuttosto che tempi di analisi “ragionevoli”
Sellitto ha risposto che le “ragionevolezze forensi” non si stabiliscono in base alla urgenza mediatica, ma in base a protocolli scientifici validati e che i ritardi non vanno automaticamente interpretati come ostruzioni, ma spesso “come garanzia di rigore”.
In buona sostanza da un lato l’avvocato Taormina sembra semplificare la deduzione che in fondo i tempi devono essere “ragionevolmente” piu’ brevi nella conclusione delle indagini, dall’altro la Sellitto sottolinea che i ritardi devono significare solo una garanzia in piu’ di rigore e precisione.
Allo spazientirsi dell’avvocato Taormina sulle lungaggini estenuanti delle indagini sul DNA ungueali, la Sellitto contrappone la prassi dell’attenzione e che la fretta non giocherebbe a favore di un risultato che esige precisione assoluta.
A conti fatti, la risposta della Sellitto, a prescindere dagli approfondimenti esclusivamente scientifici, resta un riferimento prezioso per le sue spiegazioni semplici della scienza forense.











