Advertisement

INTERZONE 2025: la decima edizione accende Campidarte 

tra ricerca sonora, improvvisazione e nuovi linguaggi.
Domani (domenica 23 novembre) a Ussana 

Advertisement

seconda giornata dedicata alla sperimentazione contemporanea,

nel solco dell’eredità di Roberto Pellegrini,

con performance che intrecciano acustica e elettronica,

corpo e spazio, tradizione e innovazione.

Comunicato stampa del 22 novembre 2025

Prosegue a Campidarte la decima edizione di INTERZONE, la rassegna che attraversa i confini della ricerca sonora e che nel centro culturale di Ussana diventa esperienza, materia viva, gesto che si espande e si trasforma senza barriere.

Nata dall’intuizione di Roberto Pellegrini, musicista, docente e ricercatore sonoro scomparso nel 2014, INTERZONE continua il suo percorso interrogando ciò che significa oggi esplorare il suono, abitare l’improvvisazione, lasciarsi attraversare da forme e linguaggi che mettono continuamente in discussione i limiti della percezione. Campidarte, con la sua natura ibrida e pulsante, amplifica questa visione e la rilancia come spazio di ascolto, smarrimento e scoperta.

Domani (domenica 23 novembre) dalle 17 si prosegue con il Crosswind Ensemble, formazione nata nel 2025 all’interno del Conservatorio di Cagliari e composta da musicisti che hanno saputo sviluppare un’identità sonora già matura. Il quintetto intreccia la libertà del fraseggio jazz con la pulsazione del flamenco, costruendo un dialogo che non si limita alla citazione stilistica, ma rielabora i linguaggi in una dimensione personale. Le voci di Chiara Atzori, Ramprasad Secchi, Caterina Monaco, Matteo Marongiu e Marco Puddu si muovono con naturalezza tra bulerías, armonie modali e improvvisazione estesa, evocando le esperienze di artisti come Chano Domínguez, Paco de Lucía e Chick Corea, senza mai perderne la lezione più profonda: l’incontro come spazio creativo, la tradizione come materia viva.

Alle 18 concerto dell’Inside S. Project, creato da Silvia Bandini e Marco Caredda, una realtà che dal 2018 esplora l’intersezione tra corpo, suono e relazione. La scena si trasformerà in un organismo mobile, in cui la danza non accompagna la musica, ma la genera, la disegna, la contraddice. Bandini, con un linguaggio corporeo che unisce danza contemporanea e ricerca performativa, e Caredda, figura versatile della musica improvvisata e della composizione per la danza, costruiscono insieme uno spazio in cui il pubblico non è semplice spettatore, ma presenza attiva, chiamata a condividere la trasformazione del gesto e dell’ascolto. Ogni performance diventa così un processo aperto, un accadere che prende forma nell’incontro tra chi agisce e chi osserva.

Il viaggio continuerà alle 19 con i Resonant Paths, quartetto formato da Matteo Maccioni, Caterina Monaco, Alessandro Loddo e Antonio Orrù, musicisti cresciuti nel Conservatorio di Cagliari e già protagonisti della nuova scena jazz sarda. Il progetto attraversa un immaginario sonoro che oscilla tra il post-bop e le atmosfere rarefatte della scuola ECM, con composizioni originali che fondono scrittura collettiva e improvvisazione. Le influenze rock e jazz contemporanee si intrecciano in trame che alternano intensità ritmica, lirismo e ricerca timbrica, dando vita a una narrazione musicale coesa e in costante evoluzione.

A chiudere la rassegna (alle 20) sarà Arràmini, nuovo progetto che riunisce Andrea Lai, Stefano Colombelli e Antonio Pinna in uno spazio dedicato alla costruzione istantanea del suono. La loro è un’improvvisazione che nasce nell’ascolto reciproco, nella presenza fisica e nell’aderenza sensibile alla materia sonora. Lai esplora la duttilità timbrica dei fiati tra clarinetti e sassofoni, Colombelli porta il contrabbasso nella sua doppia dimensione lirica e percussiva, mentre Pinna – formatosi anche attraverso il lavoro con Roberto Pellegrini e le pratiche della conduction – trasforma le percussioni in un linguaggio relazionale. Il trio fa del tempo presente la sua unica partitura, costruendo la musica nell’istante esatto in cui affiora, senza mediazioni.

Il festival celebra così dieci anni di attraversamenti, mantenendo vivo lo spirito che ne ha guidato la nascita: un luogo in cui il suono non viene semplicemente eseguito, ma abitato, interrogato, condiviso. Un appuntamento che conferma Campidarte come spazio privilegiato per la sperimentazione contemporanea e per la comunità di artisti che continua a nutrire l’eredità di Roberto Pellegrini.

Interzone nasce con l’intento di aprire al pubblico il lavoro di musicisti, insegnanti e studenti di discipline musicali, comprendendo cosa significhi oggi fare ricerca musicale e in quale direzione si stiano muovendo i nuovi linguaggi sonori. È una rassegna che abita la soglia, uno spazio intermedio tra luce e ombra, tra suono e silenzio, un territorio di attraversamento in cui – come ricordava Burroughs – “non si deve aver paura di perdersi”, perché smarrimento e disorientamento non sono incidenti ma condizioni necessarie alla scoperta. A custodire e portare avanti questa visione è il gruppo organizzatore formato da Daniele Ledda, Massimo Tore, Marco Caredda, Donatella Meloni, Roberto Migoni, Francesco Ciminiello e Andrea Desogus, persone che hanno condiviso vita e lavoro con Roberto Pellegrini, mantenendone vivo l’insegnamento.

L’evento è realizzato con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna (RAS L.1/90 art. 56) e della Fondazione di Sardegna.

 

Informazione equidistante ed imparziale, che offre voce a tutte le fonti di informazione

Advertisement
Articolo precedenteUe, poteri di veto, migranti, pace-guerra…  una full immersion per gli studenti di Ravenna
Articolo successivoHa inaugurato un nuovo “salotto del calcio” in via Cagnona

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui