Andrea Sempio ha avuto l’ardire di andare in TV da Bruno Vespa a farsi intervistare. Ora, a prescindere dall reazioni di quanti hanno assistito alla trasmissione, chi pro chi contro, se Sempio fosse stato l’assassino di Chiara Poggi, doremmo ammetere una formidabile sfrontatezza in chi rischia anni di carcere per omicidio davanti alle telecamere della TV.
Decisamente difficile credere che Sempio sia il colpevole. Al netto delle contraddizioni, delle incongruenze emerse nella sua narrazione, bisogna ammettere che difficilmente un assassino, che l’avrebbe fatta franca per 18 anni, sarebbe disposto a tradirsi in diretta televisiva rischiando di fornire quelle prove che gli inquirenti stanno cercando.
Massimo Lovati che lo ha difeso sino ad ieri lo sostiene imperterrito. Sostiene la tesi ferrea, secondo lui, dell’innocenza sia di Stasi sia di Sempio. Ed allora chi sarebbe l’assassino? Gli hanno chiesto in molti:”un killer di una organizzazione criminale” ha sempre risposto, una realtà oscura che egli definisce come “massoneria bianca”, coinvolta in traffici di pedofilia, abusi, forse anche in traffico di organi umani.
Chiara Poggi che frequentava l’oratorio del Santuario sarebbe venuta a conoscenza di riti di purificazione, abusi, esorcismi ragion percui andava eliminata per evitarle di denunciare il tutto. Cose innominabili.
Alberto Stasi, secondo Lovati, e’ solo una pedina, costretto a fornire una versione dei fatti suggerita per proteggere altri. Chi sarebbero stati questi “altri”? Sempio invece e’ estraneo al delitto ed e’ innocente per lui sarebbe pronto il proscioglimento mentre Stasi affronterebbe una revisione del processo soprattutto alla luce degli errori di indagini del passato ed in base alle nuove indagini del presente.
Questa posizione di Lovati non e’ suffragata ne’ da prove ne’ da riscontri e presenze nei verbali delle nuove indagini. Eppure e’ vero che se l’avvocato sapesse nomi e cognomi e circostanze precise e ben definite sarebbe nelle condizioni di non parlare per non mettere a sua volta in pericolo se’ stesso. Siamo al paradosso che si e’ disposti a credere a questa versione che sembra addirittura la piu’ verosimile di tutte non fosse altro perche’ darebbe risposte sensate allo brancolare nel buoi di indagini complicate dalla presenza di troppi soggetti in scena e dalla mancanza di novita’ eclatanti ma soprattutto certe. Cero che la convinzione di Lovati chiarirebbe finalmente l’innocenza di Stasi e di Sempio scaricando le responsabilita’ del delitto ad un manipolo di delinquenti che avrebbero avuto a che fare nei meamdri reconditi della Bozzola. A maggior ragione che la perizia BPA depositata il 16 settembre 2025 non e’ idonea, a detta degli esperti, a dimostrare la presenza di una o piu’ persone nella villetta dove si consumo’ l’omicidio. Non e’ compito della perizia BPA stabilire il numero delle persone ma studiare altri parametri di indagine. La perizia più recente sembra chiudere la scena a un solo carnefice, probabilmente l’esecutore materiale. Ciò renderebbe difficile, allo stato attuale, mantenere contemporaneamente l’ipotesi di un’“organizzazione” e quella di un solo assassino: le due tesi sarebbero almeno parzialmente in contraddizione.
Francamente si e’ portati a credere, se si pensa bene, che una organizzazione criminale potesse essere cosi’ attrezzata da poter consumare un tale efferato omicidio senza lasciare alcuna traccia, sapendo come muoversi e come agire in queste circostanze senza per questo essere attenzionati. Una “organizzazione’ di individui potrebbe aver organizzato l’omicidio mandando un solo killer ad uccidere Chiara per cui l’orientamento di chi nega questa ipotesi non sembra apprezzabile ma per postulato riottoso a prenderlo in considerazione neanche come semplice ipotesi. In questo senso, prendere sul serio le sue dichiarazioni “a questo punto” non è un atto di fede, ma un esercizio di sano dubbio: la giustizia vive anche di revisioni, se emergono elementi nuovi specie quando in prigione c’e’ un innocente da 20 anni ed un altro rischia di essere condannato alla stessa stregua senza essere colpevole.
Siamo disposti a credere che dietro l’aspetto un po’ bizzarro dell’avvocato Lovati si celi un professionista che ha messo una pulce nell’orecchio agli inquirenti e all’opinione pubblica. Non è un “pettegolezzo” qualsiasi, e’ un errore qualificarlo cosi’. Si tratta pur sempre di un legale che afferma con forza ciò in cui crede, invitando a “riaprire la discussione” e a guardare oltre Stasi e Sempio. Anche se le sue parole sono forti, non vanno ignorate.











