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Il giudice Vitelli torna a parlare  e spiega perché non tenne in considerazione la deposizione, poi smentita, di Muschitta

“non vi erano elementi per dire che le sue parole fossero autentiche, quindi il giudice si doveva fermare”.

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Cosi’ ha chiosato il giudice Vitelli a proposito delle dichiarazioni dettegliate e puntuali che prima rese  e poi smenti’ dichiarandosi uno stupido per essersi inventato tutto.

La sua dichiarazione e’ fortissima.

Infatti testimonio’ che nelle ore tra le 9.30 3 le 10.00 quella mattina dell’omicidio di Chiara Poggi avrebbe visto una ragazza in bicicletta: bionda, capelli a caschetto, occhiali da sole, scarpe bianche con una stella blu, che trasportava in mano un oggetto voluminoso simile a un “piedistallo da camino, grigio-canne di fucile” Tanto pesante da ostacolarle la pedalata e farla procedere zig-zagando.  Egli, pero’, dopo appena un’ora, chiese scusa e ritratto’ tutto:”mi sono inventato tutto, sono uno stupido“. Fu proprio la ritrattazione che confuse gli inquirenti che non seppero se credere alla sua versione dei fatti ed ignorare la smentita proseguendo nelle indagini che, a quel punto, aprivano agli inquirenti nuove strade di indagine.

Il giudice Vitelli decise per escludere del tutto quelle dichiarazioni. Si trovava, come lui stesso ha detto, al cospetto di un testimone particolare, diverso, strano privo dei quegli elementi concreti di riscontro indispensabili. Insomma, secondo Vitelli sostenere di aver visto una ragazza, durante una intercettazione tra Muschitta e suo padre, non poteva bastare a dare peso alla sua testimonianza. Dove trovare riscontri? Tanto piu’, sostiene Vitelli, che un giudice non deve “forzare elementi d’accusa o difesa”. Accettare la versione di Muschitta, con i suoi dubbi e le sue ritrattazioni, avrebbe significato “buttare via il processo”.

“non vi erano elementi per dire che le sue parole fossero autentiche, quindi il giudice si doveva fermare”

In vero, pensare diversamente porrebbe la questione che nonostante l’anomalo comportamento di Muschitta, le indagini conseguenti per cercare quei riscontri necessari a darle credibilita’ andavano eseguiti lo stesso. Un po’ come per una lettera anonima che non fa fede, ne’ puo’ essere addotta in giudizio ma nulla vieta agli inquirenti di muovere una indagine che ne verificasse la viridicita’.

Forse e’ qui il vulnus del giudice Vitelli il quale avrebbe potuto, non fosse altro per curiosita’ pressare Muschitta e, nel contempo, trovare conferme o smentite su quelle dichiarazioni. Se e’ vero che non ci fossero condizioni per procedere ufficialmente, quelle per procedere ufficiosamente e mettere in moto una macchina investigativa in quel senso, c’erano tutte.

Col senno di poi e’ chiaro che risulta facile disquisire su questo fatto ma e’ lecito chiedersi come mai fu considerata sincera la smentita e fasulla la dichiarazione fatta e non, viceversa, considerare sincera quest’ultima ed artefatta la ritrattazione senza neanche un minimo di attenzione. Eppure la dichiarazione di Muschitta era ricca di particolari, fu minuziosa nella trattazione:

“bionda, con un caschetto corto, occhiali da sole e scarpe bianche con una stella blu.” 

addirittura sottolineando l’andatura difficile della pedalata dovuta ad qualcosa di “voluminoso”, un elemento in metallo grigio, simile a un piedistallo da camino o comunque a un oggetto rigido e ingombrante grande e pesante. Dal racconto di Muschitta si evinceva e tuttora si evince che quanto stesse dichiarando convincesse per la naturalezza e la dovizia di particolari fornite. Valeva la pena tenere in considerazione quella pista.

Purtroppo, dopo solo un’ora Muschitta ritratto’ completamente quella dichiarazione svilendola di qualsiasi fondamento e credibilita’ definendosi un idiota che si era inventato tutto e per questo gli inquirenti la procura arrivò a valutare l’ipotesi di contestargli il reato di calunnia.

Ma , ad onor del vero, da una intercettazione con il padre chiunque avrebbe creduto alla sincerita’ delle dichiarazioni fatte in prima battuta:

«Ma tu hai detto la verità?» chiese il padre

e Muschitta: «Certo, io ho detto quello che ho visto»

«L’importante è che tu sia andato a dire quello che sapevi e che loro siano informati della cosa… Poi il loro lavoro… decideranno se quella cosa lì è utile o no»

«Per proteggerti, loro ti hanno fatto fare quella roba lì. Per me hai fatto bene a fare quello che hai fatto. Non ti devi pentire. Tu hai detto quello che sapevi…»

«L’importante è che tu sia andato a dire quello che sapevi e che loro siano informati della cosa… Poi il loro lavoro… decideranno se quella cosa lì è utile o no»

«Loro hanno fatto questo per proteggerti, lo sai?»

A questo punto doveva essere ed e’ tuttora interessante scoprire questi “loro” chi fossero questi “loro” cui stesse a cuore la posizione di Muschitta addirittura per “proteggerlo”.

Queste i tercettazioni, abbiamo detto, non sono atti ufficiali del processo e non sembra essere di dominio pubblico una trascrizione ufficiale e integrale omologata in un procedimento giudiziario. Solo i passaggi selezionati sono stati diffusi.

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