Garlasco. 48 ore di telefonate fra Sempio e un numero interno della polizia
Forse si tratta di conigli tirati fuori dai cilindri quelle 48 ore di telefonate tra Sempio e polizia giudiziaria nei giorni 21 e 22 gennaio 2017 a ridosso della sentenza che archivio’ Sempio da ogni accusa. Si tratterebbe di contatti ad intervalli ravvicinati che sono una anomalia per un processo che sta per concludersi.
La procura di Brescia attraverso i tabulati telefonici mostra che:
Il 21 gennaio 2017, diverse chiamate provenienti da un telefono “interno” della Procura di Pavia e indirizzate al cellulare di Sempio risultano senza risposta;
Nel frattempo Sivio Sapone agente della polizia giudiziaria avrebbe fatto diversi tentativi attraverso un numero privato;
Il 22 gennaio, le comunicazioni aumentano: telefonate multiple fra Sempio e i suoi legali tra cui Massimo Lovati e, tra queste, una conversazione fra Sempio e Sapone di circa cinque minuti e quindici secondi.
Questo traffico telefonico, questi tentativi di mettersi in comunicazione in questi due giorni del gennaio 2017 non possono considerarsi normali dal momento che non erano supportate da esigenze di ufficio per notificare atti ufficiali o comunicazioni inerenti l’attivita’ degli inquirenti. I sospetti della procura sono fondati in quanto non si trovano motivazioni plausibili dettate, per esempio, dall’esercizio delle funzioni giudiziarie che giustificassero queste telefonate o tentativi di telefonate tra un indagato e la polizia giudiziaria.
Allo stato dei fatti, non esiste alcuna certezza sul contenuto dei colloqui non si sa cosa è stato detto, né perché e nessuno dei soggetti coinvolti dichiara di ricordare la ragione di quelle comunicazioni. Sarebbe quindi una sequela di illazioni continuare a provare nessi, circostanze e motivazioni frutto solo di congetture. Oggi, nessuna traccia esiste nel fascicolo.
Intanto l’ex carabiniere Sapone ha dichiarato di “non aver mai avuto contatti con Sempio” al di fuori delle occasioni ufficiali; al contempo gli stessi avvocati non hanno mente che in quei giorni ci fossero stati atti da notificare o di interrogatori.
La procura quindi sostiene che quelle telefonate come un’attivita’«non trova giustificazione nei normali ritmi dell’attività giudiziaria».
E’ scontato che, nonostante non ci siano elementi ne’ ci fossero stati nel 2017 per porre in essere questi tentativi telefonici privi di supporto istituzionale, rappresentano sicuramente una tessera del puzzle piu’ grande e complessivo: biglietti sequestrati nell’auto e nella casa di Sempio che avrebbero una potenziale correlazione col delitto; che il padre di Sempio, signor Giuseppe, attualmente indagato in una idagine parallela per corruzione in atti giudiziari con circolazione di denaro contante. Le 48 ore di telefonate rappresentano un dato che merita attenzione, ma da sole non provano nulla: non esiste un atto, un verbale, una registrazione che spieghi perché siano state fatte quelle chiamate, cosa sia stato detto, qual sia stato il loro scopo.
Siamo nell’alea del sospetto, delle congetture senza un minimo di base probatoria non conoscendo affatto il contenuto di quelle telefonate e neanche le motivazioni gravanti intorno ad esse. Restano quindi conversazioni anomale considerando i tempi: erano state fatte poco prima della sentenza di assoluzione di Sempio.











