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IL PUNTO n. 1025 del 5 dicembre 2025

di MARCO ZACCHERA

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Per scrivermi o contattarmi:  marco.zacchera@libero.it

Numeri arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it

 

SOMMARIO: Mentre la MOGHERINI  – ex commissaria europea del PD – offre una squallida immagine dell’Italia in Europa riflettiamo un pò sul PONTE SULLO STRETTO,

i tentatoli della MAFIA UCRAINA, le violenze PRO PAL e la folle distruzione progressiva

(e inutile)  dell’industria  automobilistica europea per le demagogie GREEN di Bruxelles

 

IL PONTE DEI SOSPIRI

Secondo i sondaggi gli italiani sono molto divisi sull’opportunità di costruire il ponte sullo stretto di Messina. Rapporto costo/benefici, impatto ambientale, tra rischi di infiltrazione mafiosa e quelli tellurici. L’Europa non si capisce bene se approvi (e in parte finanzi) o meno, i giudici contabili hanno già avanzato riserve più o meno politiche, circolano già ricorsi e contro-ricorsi e, ovviamente, proteste in piazza.

Forse – ma questo nessuno lo dice apertamente – la reticenza è anche perchè il ponte è diventato un simbolo del programma di Matteo Salvini e questo a molti dà preconcettamente fastidio.

Sicuramente, in termini generali, l’informazione che accompagna il progetto dell’opera non è molto corretta e soprattutto completa: troppi “tifosi” pro o contro e poche le certezze alle molte domande che vengono spontanee e verso le quali non vengono date risposte chiare in un groviglio di polemiche che non portano da nessuna parte.

Penso a 150 anni fa quando si doveva realizzare il tunnel ferroviario del Sempione, una galleria di oltre 19 chilometri che avrebbe potuto finalmente unire Italia e Svizzera in ogni stagione dell’anno. Eravamo alla fine dell’800, si raccoglievano i capitali (privati) e le resistenze erano molte.

Si temeva che gli operai venissero schiacciati dagli oltre 3.000 metri di roccia che avrebbero pesato sopra il tunnel, la mancanza di aria nel condotto, i problemi tecnici che apparivano insuperabili per realizzare il tunnel con il rischio “che i due tronconi che avanzeranno da nord e da sud non si incontreranno mai e si perderanno nelle viscere della montagna”.

Alla fine, dopo anni di polemiche, nel 1898 si cominciò il traforo che si realizzò in pochi anni e le due gallerie si incontrarono (in anticipo sui tempi previsti!) perfettamente nell’esatto punto stabilito con una differenza di soli sei centimetri (!!!) dopo quasi 10 km di galleria “al buio” per versante. Visti i mezzi tecnici disponibili e i calcoli a mano dell’ingegneria dell’epoca fu un risultato addirittura impensabile, ma avvenne.

Questo perché ci fu il coraggio di partire e la volontà di proseguire superando molte difficoltà lungo i lavori, ma anche superandole con accorgimenti tecnici all’avanguardia e “scoperti” durante i lavori, con poche vittime tra le maestranze, molte di meno di quelle del più breve (allora) traforo del Gottardo. Un esempio per sottolineare che quando la volontà è forte i problemi si superano, ma se ci si ferma alle chiacchiere non si parte mai.

Ho l’impressione che le incertezze che accompagnano oggi il ponte sullo Stretto siano anche lo specchio di un intero Pese che non ha più il coraggio di credere nelle proprie capacità e non ha più la volontà di scegliere, decidere, confermare, agire.

Intorno a noi il mondo corre e opere simili sono state realizzate ovunque. Senza andare lontano la nuova e doppia galleria di base del Gottardo è lunga 57 chilometri, è la più lunga del mondo – come allora era quella del Sempione – è costata 13 miliardi di euro e se la sono pagata da soli i cittadini svizzeri. In Norvegia stanno terminando i lavori di un tunnel sottomarino di 43 chilometri che scende fino a 350 metri sotto il mare (non lungo 3 Km. come lo Stretto di Messina!)

Sarebbe un bel segno se il dibattito fosse quindi più sereno, approfondito, dettagliato per spiegare ad un’opinione pubblica che non riesce più a capire dove siano le illazioni e le verità, i dubbi fondati e le speculazioni preconcette. Una sola cosa mi indigna: sostenere che i lavori avvantaggerebbero la mafia.

Allora, anziché impegnarsi per impedirlo con ogni forza, dovremmo fermare qualsiasi cosa si voglia fare rassegnandoci a subirla?  Certo serve comunque più coraggio, come quello che servì quando si decise di attraversare le Alpi con un tunnel che allora sembrava fantascienza.  Era un’altra Italia, ma forse erano anche altri italiani…

 

MAFIA A KIEV

Niente, non cambia niente! Se andate a rileggervi IL PUNTO di due settimane fa sottolineavo come fosse incredibile che Zelensky si tenesse ancora come suo principale collaboratore il mafioso Andry Yermak, da anni il vero “uomo forte” della corruzione governativa a Kiev.

Adesso anche Yermak è stato cacciato sommerso dalle accuse ma – appena Zelensky ha nominato al suo posto Rustem Umerov – ecco che subito anche lui è già accusato di corruzione nonostante sia ora negli USA ufficialmente a “trattare” per il suo presidente. Intanto però uno scappa, l’altro sparisce e così tutto va avanti come prima, con il presidente Zelensky ricevuto con baci e abbracci per la 12° volta all’Eliseo dal mitico Macron che insiste a voler far prestare all’ Ucraina 140 MILIARDI da parte dell’Unione Europea (con la BCE questa volta sia però contraria, speriamo).

Solo Zelensky sopravvive (senza elezioni e dopo 4 anni di legge marziale, in una Ucraina dove il dissenso è proibito e gli oppositori finiscono in galera), ma solo perché gli alleati occidentali non possono (ipocriti) ammettere che anche lui è pienamente coinvolto nel malaffare o cadrebbe rovinosamente la coltre di omertà che da tempo lo sta coprendo.

Ma è possibile che queste vicende così gravi e note da tempo non convincano i governi della UE all’obbligo morale e giudiziario di aprire indagini serie, chiare ed obiettive sul livello di corruzione che vige a Kiev che ha ricevuto miliardi di euro di aiuti militari e materiali ed i cui leader uno per uno si dimostrano vergognosamente corrotti? Ma dov’è la Giustizia europea che dovrebbe verificare questo sistema di corruzione?

Credo si imponga SUBITO una esigenza di legalità per fare quella chiarezza che tutti gli italiani dovrebbero pretenderlo perché le colpe saranno sicuramente tutte di Putin ma anche per questo denuncio la NON VOLONTA’ dell’Europa di cercare una pace.

E’ inutile accusare continuamente Mosca di “minacce” all’Europa se il giorno prima il nostro ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del comitato militare della NATO dichiara che siano possibili “attacchi preventivi NATO” alla Russia: chi è quello che provoca? La NATO mi sembra volere a tutti i costi tenere alta la tensione e certamente non favorire i negoziati.

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COMPAGNI CHE SBAGLIANO

Assalto di ordinaria amministrazione di un folto gruppo di “Pro-Pal” alla redazione de LA STAMPA, ovvia generalizzata solidarietà di (quasi) tutti ai giornalisti ma – lo avete notato ?  – con in fondo un po’ di freddezza.

Immaginate gli ululati generale se ad assaltare la redazione fosse stata una “squadraccia fascista”! Sorpresa che le immagini dell’assalto e degli assaltatori siano state ben visibili in TV e che i poliziotti presenti non siano intervenuti a bloccarli. Eppure già poche ore dopo la Questura poteva comunicare che i devastatori avevano nomi e cognomi ben noti agli uffici, ovvero sono gli stessi violenti già distintisi nelle manifestazioni dei giorni precedenti, quelli per il “No Meloni day”, la TAV in Val di Susa, gli assalti vari con devastazioni a Torino nei giorni eroici della “flotilla”.

Gente abituata ai danneggiamenti e alla violenza, insomma, che come in tante altre città, anche a Torino circola indisturbata perché – se anche viene arrestata sul fatto – prontamente viene rilasciata dai Signori Giudici sempre compiacenti con i “compagni che sbagliano”.

Meno male che in carica ci sarebbe un governo di centro-destra, quelli dalla mano feroce!

 

W IL GREEN ?!

Due notizie da Berlino e dintorni. La prima è che la Volkswagen – da tempo in crisi, ma che comunque anche quest’anno chiuderà con un modesto utile – investirà in uno stabilimento per la produzione di vetture elettriche ben 2,5 MILIARDI di Euro. Rilancio teutonico? Mica tanto, visto che il previsto nuovo stabilimento sarà realizzato in Cina mentre in Germania sono previsti circa 35.000 licenziamenti con richiesta – ovviamente – di conseguenti contributi ed ammortizzatori sociali.

La seconda è una lettera accorata (meglio sarebbe scrivere “disperata”) che il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha inviato a Bruxelles esortando la Commissione Europea a ripensare al divieto posto alla costruzione di auto nuove a benzina o diesel a partire dal 2035 sostenendo che le case automobilistiche hanno bisogno di più tempo per “riconvertirsi”, ovvero sono alla canna del gas (nel senso letterale del termine).

L’iniziativa del leader tedesco è vista con favore a Roma (ma allora, perché non maggiori passi ufficiali, perché non avere il coraggio di intervenire ora esponendosi ancor più chiaramente in argomento?) e dove si sottolinea come una politica di maggiore apertura dovrebbe essere messa in atto anche verso i biocarburanti.

Il biocarburante (di cui l’Italia è leader produttivo) stenta a decollare anche perché non si ha il coraggio di proporlo in Italia a prezzi competitivi al diesel tradizionale (basterebbe ridurre l’accisa!) .

In Europa siamo intanto davvero ad uno stallo istituzionale e dove la demagogia sembra prevalere giungendo al ridicolo.  Si va in Cina perché là costruire auto elettriche costa meno (che l’energia elettrica cinese per produrre le auto sia prodotta in buona parte con centrali a carbone ed usando terre rare di cui i cinesi hanno il monopolio è un dettaglio dimenticato, come i diritti dei lavoratori cinesi) poi le stesse auto elettriche cinesi si importano in Europa (pagandole)  per inquinare di meno, ma dipendendo così in tutto e per tutto dai cinesi per farle funzionare. Infine – visto che in pochi le comprano – UE e governi si svenano con contributi a fondo perso pur di venderle a qualcuno.

Credo che il buon senso, prima ancora della politica, dovrebbe intervenire e visto che il 10 dicembre la Commissione Europea dovrà comunicare gli obiettivi per le emissioni di CO2 dei prossimi anni si vedrà presto cosa decideranno a Bruxelles.

 

BUONE NEWS: EVVAI CON LA QUARANTADUESIMA!

Il discusso presidente brasiliano, il “compagno” Luiz Ignacio Lula Da Silva, ha ricevuto dall’università di Maputo (Mozambico) la sua 42° (quarantaduesima!) laurea “Honoris Causa”. Complimenti…E pensare che il leader brasiliano in realtà aveva completato solo la scuola dell’obbligo prima di darsi al sindacalismo e alla politica.

Oggi è il plurilaureato-record dell’intera America Latina. Un’idea per Landini che anche lui si è fermato alla terza media perché (e questo lo considero un merito) ha poi dovuto lasciare l’istituto per geometri per andare a lavorare dovendo aiutare la famiglia. Poi, però, di lavorare in fabbrica ha smesso quasi subito, perché ha cominciato a fare il sindacalista e dirigente del PCI… E quindi diamogliela anche a lui una laurea honoris causa, magari facendogli presentare una tesi del tipo “Come si bloccano i trasporti e gli italiani ogni venerdì”.

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI !

 

Marco Zacchera

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