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Posizione della Chiesa Ortodossa Italiana sulla Diaconia Femminile

 

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Cari fratelli, è stata pubblicata il 4 dicembre 2025, la delibera della “Commissione di Studio sul Diaconato Femminile” presieduta dal card. Giuseppe Petrocchi – a suo tempo istituita, su proposta di Papa Francesco, che nel maggio 2016, durante l’udienza all’Unione internazionale Superiore generali (Uisg), chiese di voler riprendere lo studio sul diaconato femminile nella Chiesa primitiva –  detto documento pur riconoscendo che: «La Chiesa ha riconosciuto in diversi tempi, in diversi luoghi e in varie forme il titolo di diacono/diaconessa riferito alle donne …», ha ritenuto che l’istituzione delle Diaconesse è “inaccettabile, in quanto in discontinuità con la Tradizione” secondo la quale: «La mascolinità di Cristo, e quindi la mascolinità di coloro che ricevono l’Ordine, non è accidentale, ma è parte integrante dell’identità sacramentale, preservando l’ordine divino della salvezza in Cristo. Alterare questa realtà non sarebbe un semplice aggiustamento del ministero ma una rottura del significato nuziale della salvezza”, pertanto tale eventualità è stata formalmente accantonata a causa dell’ostilità da parte della maggioranza dell’episcopato e dei teologi cattolici. Al contrario di quella cattolica, la Chiesa Ortodossa Italiana, ha restaurato il ministero del diaconato femminile nel 2016, e a tutt’oggi, ha ben 12 diaconesse (4 Arcidiocesi di Roma – 2 cadauna  diocesi di: Torino, Ravenna e Bari, 1 la diocesi del Mercurion) e 6 lettori di sesso femminile (2 Arcidiocesi di Roma e Diocesi del Mercurion, 1 nelle diocesi di Cagliari e di Nizza). Il rilancio delle Diaconesse è stato infatti, fin dall’origine, uno dei punti caratterizzanti la Chiesa Ortodossa Italiana, che ha visto quale  prima diaconessa della nostra Chiesa la dottoressa  Maria Dimitrova, autorevole esponente della comunità bulgara capitolina, ordinata a Roma il 29 giugno 2016 e, ultima ordinata, il 14 settembre 2025, la signora Ede Regina di Nettuno. Nella Chiesa Ortodossa Italiana le donne sono presenti anche in altri ordini ecclesiastici minori quali il lettorato,  infatti la prima donna ad entrare nel nostro clero, è stata Lorella Latini, stilista, artigiana e creativa, nonché Presidente dell’associazione laica di fedeli denominata L’Arca di Sant’Antonio Abate che si occupa prevalentemente della difesa del creato e contro la violenza agli animali, che fu ordinata lettore poco dopo la fondazione della Chiesa nel giugno 2014.

Ciò premesso,  la Chiesa Ortodossa crede nella pari dignità di entrambi i generi, basati sulla condizione paritaria del “maschio” e della “femmina” come, ambedue, immagini di Dio (Gen. 1,27) e che per San Paolo, nel cristianesimo: “non c’è più Giudeo e Greco, schiavo e libero, maschio e femmina, perché tutti voi siete ‘uno’ in Cristo Gesù” (Gal 3,28) e, di conseguenza, reputa  l’istituzione del Diaconato Femminile  di origine apostolica, come ci ricorda San Paolo nella lettera ai Romani (Rm 16,1-2): «Vi raccomando Febe, nostra sorella, che è diaconessa della chiesa di Cencrea, perché la riceviate nel Signore, in modo degno dei santi, e le prestiate assistenza in qualunque cosa ella possa aver bisogno di voi; poiché ella pure ha prestato assistenza a molti e anche a me.». Per l’Ortodossia le donne hanno avuto sempre una grande importanza nella storia del Cristianesimo. Basti pensare alla figura della Beata Vergine Maria madre di Gesù e di Maria Maddalena, che fu la prima persona alla quale il Salvatore si manifestò dopo la Risurrezione. La Maddalena, che Ippolito nel suo Commento al Cantico chiama “l’Apostolo degli Apostoli“, ebbe un ruolo preminente durante la predicazione di Nostro Signore perché, come ci racconta Luca (8,2-3) ne finanziava la missione con i suoi beni. Al contrario degli apostoli (ad eccezione di Giovanni)  Maria Maddalena, insieme a Maria madre del Salvatore e a Maria di Cleofa (zia di Gesù in quanto moglie del fratello del “Giusto Giuseppe”) accompagnarono Gesù durante la “Via dolorosa” e furono presenti alla crocifissione – come riportato unanimemente da tutti e quattro gli evangelisti: Luca (23,55-56), Marco (40,41), Matteo (27,55) e Giovanni (19,25) – e alla deposizione del corpo nella tomba messa a disposizione da Giuseppe d’ Arimatea (per questa ragione, nell’ortodossia, sono venerate come “Sante Mirofore”). Furono sempre figure femminili, la Maddalena, la Madonna e Salomè, moglie di Zebedeo e mamma degli apostoli Giacomo il Maggiore e Giovanni il Teologo, ad essere informate dagli angeli della risurrezione di Gesù e a vedere per prime il Salvatore, come ci informano i vangeli canonici di Matteo (28,1-5) e Marco (16,1-2) e l’apocrifo Vangelo di Pietro (12). Nella Chiesa primitiva non c’era differenziazione alcuna tra uomo e donna. La figura di Maria di Magdala (la Maddalena), secondo gli apocrifi: Vangelo di Filippo, Vangelo di Maria Maddalena e il Dialogo del Salvatore, tutti scritti in lingua copta (egiziana), possedeva addirittura una autorevolezza maggiore degli stessi Apostoli. Non va poi dimenticata l’importanza della presenza di donne missionarie come Priscilla, di cui ci parla l’evangelista Luca negli Atti degli Apostoli (capitoli 18 e 19) e Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi e in quella ai Romani, o Giunia (Rom. 16,7). Nel Cristianesimo primitivo esistevano anche la classe delle vedove, attive nell’apostolato e nella carità, come Tabila, discepola di Cristo (Atti 9,36-41); delle profetesse, come le quattro figlie di Filippo dei Settanta (Atti 21,8); delle stesse diaconesse, come Febe (Paolo – Romani 16,1), o di santa Nino, alla quale si deve l’illuminazione (conversione) della Georgia. All’apertura alle donne da parte di Gesù e dei primi Apostoli, si è passati ad una progressiva marginalizzazione in Occidente da parte della Chiesa di Roma,  basti pensare che nel 591 Papa Gregorio Magno, sostenne che Maria Maddalena non era altri che la prostituta scampata alla lapidazione di cui ci parla Giovanni (8,1-11) e, subito dopo, nel 593, ben 21 vescovi latini si riunirono in un Concilio locale a Mâcon (Francia) per discutere se la donna potesse essere definita, oppure no “essere umano“,ossia se quando si parlava di uomo, il sostantivo “homo” significava “essere umano maschio” oppure “essere umano” a prescindere dal sesso? Importanti teologi cattolici quali Agostino d’Ippona e Tommaso d’Aquino concordavano con Aristotele nel considerare la donna “un maschio mancato” e a far presente che, al contrario dell’Uomo, la donna non fu creata dal nulla ma da una costola d’Adamo rimarcando, come Agostino d’Ippona, che è stata la causa del peccato originale. Questa concezione cattolica della donna non creata ad immagine di Dio ma ad immagine dell’uomo si è così radicata nel cristianesimo d’occidente che portò alla soppressione dell’ordine delle diaconesse prima e all’imposizione del celibato del clero poi. L’inquisizione cattolica, nei secoli XV-XVII portò al rogo decine di migliaia di donne, accusate di stregoneria. Base ideologica della visione diabolica della donna fu la Bolla Pontificia “Summis desiderantes affectibus” (Desiderio con supremo ardone) del Papa Innocenzo VIII del 5/12/1484 che diede ispirazione al libro Malleus Maleficarum (Il Martello delle Malefiche) dei frati domenicani tedeschi Heinrich Kramer e Jacob Spencer che riprendevano la tesi agostiniana della donna come maschio mancato (“mas occasionatus”) secondo i quali femina (donna) deriva da fe + minus, che significa: fede minore. Addirittura nel XVI secolo, un grande inquisitore cattolico, il frate domenicano Bernardo da Como, in un libro dal titolo “De Strigiis” giunse a sostenere che la donna non avesse un’anima perché non era altro che uno strumento del demonio per la dannazione degli uomini e fonte di tentazione diabolica. Soltanto alla fine del secolo scorso, Papa Giovanni Paolo II (lettera apostolica del 10 luglio 1995 e Giubileo 2000)  chiedeva perdono e pubblica ammenda per le ingiustizie compiute verso le donne, la violazione dei diritti femminili, la loro denigrazione storica e i peccati commessi nel passato dagli uomini della Chiesa Cattolica contro la loro dignità.

Ciò premesso l’ordinazione delle Diaconesse da parte della Chiesa è perfettamente legittima perché fu riconosciuta sia dal Concilio Ecumenico di Calcedonia del 451 che da quello di Costantinopoli del 692, e non risulta che detto ministero sia stato mai formalmente abrogato. Se si consultano le Costituzioni Apostoliche, libro VIII, valide per tutta la Chiesa Una Santa Cattolica Apostolica (Chiesa indivisa del primo millennio) si legge chiaramente che le stesse prevedono l’accesso delle donne all’ordine diaconale. Tale consuetudine è rimasta nella Chiesa Ortodossa, anche se dal 1400 in poi molte Chiese dell’Est ne hanno fortemente limitate le consacrazioni. La Chiesa Ortodossa è rimasta fedele ai Concili Ecumenici della Chiesa indivisa del primo millennio mentre, al contrario, la Chiesa cattolica romana ha abrogato la diaconia femminile fin dal VI -VII secolo, considerando le donne indegne di far parte del clero, compreso quello minore. Per comprendere bene il ruolo e la funzione della Diaconia femminile è utile leggere il libro dello scrittore Evangelos D. Theodorou dal titolo: “La questione dell’ingresso delle donne nel Sacro Clero secondo la tradizione Ortodossa orientale“. Qui l’autore ci ricorda come “secondo la Didaskalia e secondo la Costituzione degli Apostoli (Constitutiones Apostolorum) la diaconessa occupa una posizione molto onorata negli Ordini del clero, dato che in queste fonti da una parte viene sottolineato che i diaconi e le diaconesse appartengono allo stesso ministero, al “ministerium diaconiae“… è come un’anima in due corpi”.  Il testo che ho citato è consultabile nel sito dell’Arcidiocesi italiana del Patriarcato di Costantinopoli. In ambito cattolico è difficile reperire della documentazione perché si tende a sminuire e negarne il ruolo delle diaconesse dei primi secoli. Ho l’impressione che si punti a farle apparire in un ruolo senza significato e senza consacrazione … una specie di colf o sacrestane.

Seppure con il crescere del monachesimo femminile in diverse Chiese ortodosse è caduta in desuetudine la diaconia femminile, essa non è stata mai formalmente abrogata. Non soltanto, vi sono Chiese come quella Apostolica Armena e quella Apostolica Autocefala Ortodossa Georgiana dove è difficile trovare una parrocchia dove non vi sia almeno una diaconessa. Per quanto riguarda le chiese greco-ortodosse va ricordato che San Nektarios, (Nettario), nel XIX secolo ricominciò a consacrare diaconesse, scegliendone diverse tra le monache del monastero da lui fondato. Oggi in diverse chiese ortodosse dell’Europa orientale sono state ordinate diverse diaconesse, specialmente in ambito monastico, soprattutto tra le abbadesse dei monasteri. Il rilancio del diaconato femminile è stato auspicato, tra l’altro, sia dalla Commissione Pan-Ortodossa di Rodi del 1988 che dal Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Greca del 2004. Va rilevato che le chiese evangeliche, riformate, anglicane e vetero cattoliche hanno tutte ripristinato la diaconia femminile.

Storicamente, per quanto riguarda l’Italia vi sono delle sante dei primi secoli che erano delle Diaconesse, anche se la Chiesa Cattolica tende a nascondere la loro appartenenza all’ordine sacro. Cito ad esempio le romane Giulia, Typhena, Melania, Tatiana, Fabiola; Restituta di Sora, . Vi è poi il caso della santa più venerata in Sicilia: Sant’Agata, patrona di Catania, San Marino e Malta, nonché co-patrona di Capua e Palermo ed altre località in Italia e all’estero. Nell’antichità le diaconesse venivano prevalentemente tra le vergini, le vedove e tra le mogli dei vescovi. Al riguardo va ricordato che San Gregorio di Nissa, che per altro aveva una sorella diaconessa di nome Macrina, ebbe la consacrazione ad episcopo unitamente alla moglie Teodosia che nella stessa liturgia venne consacrata diaconessa. Ricordiamo inoltre Gorgonia di Nazianzo, figlia del vescovo san Gregorio Nazianzeno il Vecchio e santa Nonna, sorella di san Cesario e san Gregorio Nazianzeno. Le sante egiziane Domenica e Apollonia di Alessandria. In Occidente nel VI secolo si parla di Radegonda, moglie del re merovingio Clotario I, che si ritirò come diaconessa a Noyon. Nell’Ortodossia la diaconessa più nota e venerata è Santa Olimpia di Nicomedia, collaboratrice nelle opere caritative di Giovanni Crisostomo, nota anche come Olimpia la Diaconessa.

Roma. Prot. n. 121  del 6 dicembre 2016 – San Nicola di Myra

Sua Beatitudine Filippo I (Ortenzi)

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