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TENSIONI

 

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Scarsa stima del sapiens per la vita, perciò la rovina agli altri e di rimando a sé. Sfacelo maggiore i conflitti, dietro hanno sempre interessi materiali, muovono ogni cosa anche quando potrebbe allo specchio apparire altro. Già Socrate “tutte le guerre sono combattute per denaro” o per qualcosa di simile come il possesso di terre. Quale l’utilità? Jorge Luis Borges, scrittore argentino dalla vena talora filosofico-ironica, rifletteva che i conflitti facevano pensare “alla lotta di due calvi per un pettine”. Inutilità chiara.                                                  E non viene il sapiens spaventato dagli effetti ancor più deleteri dei ritrovati bellici di ultima generazione, terrificanti oltre l’atomica sperimentata lo scorso secolo in Giappone. Ne perde quasi memoria e dunque sono ancora in stagnazione i negoziati russo-ucraini ma in attivo le bombe, e proseguono in Medio Oriente gli attacchi israeliani tra distruzioni, sequestri e atti vandalici, mentre in Sudan il genocidio, di cui non si parla, come dei vari disastri in altre parti del globo, minaccia l’estinzione di un intero popolo. Solo qualcosa, quel che rimbalza e neppure con chiarezza, certo è che la Terra tutta sembra essere in tensione, quasi qua e là desiosa di conflitti, non resterebbero circoscritti bensì aperti a ogni continente, la portata diverrebbe quindi mondiale.                                                                                                 Prosegue intanto tra i leader della Terra la girandola dei loro pensieri sui social, di telefonate e scambi di visite, ma l’ambiguità domina, la chiarezza scompare, quindi anche la possibilità di comprensione, di risoluzione.                                                                                                    Volgiamo l’attenzione a quanto va preparandosi in quella parte di Oceano che Pacifico non è, s’agita ora dopo la disputa giapponese su Taiwan, sul suo status politico. La Premier nipponica Sanae Takaichi, presidente del partito liberal democratico e dal 21 ottobre 2025 prima donna in Giappone eletta Capo del Governo, ha lo scorso 7 novembre dichiarato in Parlamento che il Giappone si trova in una “situazione di minaccia esistenziale”, vale a dire di pericolo per la sopravvivenza dei giapponesi e della loro civiltà a causa di un ipotetico attacco cinese a Taiwan. Necessita quindi prepararsi militarmente alla difesa della collettività sotto ogni aspetto. Vengono pertanto schierati missili ad una distanza relativamente breve dall’isola (110km), e ciò suscita, ovviamente, la pronta condanna del Presidente della Cina Xi Jinping, poiché  da sempre viene Taiwan considerata parte dello Stato cinese. Tra Cina e Giappone da lungo tempo non corre buon sangue: non dimenticano i cinesi eventi drammatici della loro storia, per non andare troppo indietro nel tempo quel che accadde, a esempio, negli anni Trenta dello scorso secolo, vale a dire l’invasione della Cina nordorientale da parte del Giappone, il suo progetto di una espansione della guerra a tutta l’Asia. Né possono i cinesi dimenticare la tristemente famosa Unità 731 dell’esercito giapponese che in Manciuria con efferata crudeltà poneva in atto su esseri umani esperimenti di guerra batteriologica e chimica. La Cina fortemente chiede che Takaichi ritiri le sue pretese su Taiwan o si dimetta.                                                                                                                                  La nostra era va diventando di crescente tensione ed i movimenti del Giappone (flotte di sottomarini, schieramenti di missili e altro) sono un problema che non resta solo della Cina ma diviene di sicurezza globale. Sappiamo bene che cosa provocarono le tensioni fra gli Stati all’inizio del Novecento, scoppiò quel primo conflitto mondiale con milioni di morti, rovine e sconvolgimenti di assetti. Taiwan è da parte giapponese ritenuta isola inseparabile dal Giappone, dalla sua sopravvivenza, ma è considerata pure dalla Cina parte irrinunciabile del suo territorio nazionale. Necessita ridimensionare la situazione per non giungere a quella esplosione che potrebbe provocare un coinvolgimento a livello globale. La 64enne Sanae Takaichi , considerata “forza e orgoglio del Giappone”, nega i crimini di guerra compiuti dal Giappone e fa inoltre regolari visite al santuario Yasukuni dove sono venerati i criminali di classe A, vale a dire i peggiori. L’allarme potrebbe, però, essere ridimensionato da un’analisi più attenta sulla situazione, sotto determinati aspetti fragile, del Giappone che, però, nella ricerca scientifica vive un periodo fertile, essendo leader mondiale nella robotica, nell’elettronica con sensori avanzati per AR/VR. L’approfondimento ci porterebbe a considerare la fragilità politica della Premier, dovuta all’inflazione e agli scandali di finanziamento politico, anche lì presenti (nessuno Stato sembra fare eccezione), pertanto si potrebbe pensare all’intento di trasformare lo scontento presente all’interno in una minaccia esterna, mantenendo così il consenso. Escamotage non rara!                                                                                                                   E intanto la disputa Giappone-Cina è altro problema anche per il Presidente Usa. Donald Trump parla con Takaichi esortandola a non innalzare le tensioni, telefona poi a Xi toccando corde a entrambi gradite, vale a dire gli accordi commerciali su cui ci si può intendere. Uguali dappertutto i Leader. Del resto non è la politica, ritenuta da Einstein più complessa della fisica, l’arte del compromesso? E poi beati tutti noi se vengono evitate le guerre!

Antonietta Benagiano

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