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Giuseppe Messina e la metafora racchiusa nel suo romanzo “Storia dell’indomita Angela Normanno”-

Di Graziella Lo Vano

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È già trascorso qualche anno da quando è stato celebrato il cinquantesimo dell’attività artistica letteraria di Giuseppe Messina, ma la sua operosità non si è fermata, anzi la sua straripante laboriosità continua incessantemente.

Elencare la sua attività poliedrica significherebbe perdersi in una instancabile e variegata forma di espressioni artistiche, sociali, letterarie che, partendo dal “Movimento per la divulgazione Culturale”, o La Molla, stampa periodica di sprone sociale, toccano variegate iniziative culturali, rappresentazioni teatrali, film con tematiche di denuncia sociale, seminari espletati anche verso gli studenti. E così pure sono svariati i premi, riconoscimenti e medaglie ricevuti nel tempo, tra tutti ricordiamo, nel 2002, la Medaglia d’oro del Senato della Repubblica e la Targa d’argento del Presidente della Repubblica nel 2006.

Abbiamo potuto visionare la sua massiccia opera, e solo per citarne alcune, “Imbarcato all’alba/Artes meae per unum vestigium”, un libro in formato monumentale di 56 x 76 centimetri, con la copertina in legno e pelle di vitello, impreziosito da un altorilievo in bronzo; che racchiude all’interno più di 32 opere dipinte su tela, accompagnate da versi accostati da suoi precedenti testi. A voler significare già dal titolo, l’unione di pittura, scultura e poesia in un’unica completa opera.

Messina ama esplorare la mitologia classica; l’interesse è sempre presente, tanto da avergli ispirato diversi poemi, tra cui, solo per citarne alcuni: Odissea ultimo atto che continua l’opera omerica, La leggenda di Omero, Ulisse destino di sé stesso, Il testamento di Odisseo, che gli sono valsi ulteriori riconoscimenti.

 

Oggi, si affaccia ancora con un’altra opera, frutto di riflessioni storiche, antropologiche, condite senz’altro da fantastiche visioni: “Storia dell’Indomita Angela Normanno”, un romanzo pubblicato dalle Edizioni Pagine di Roma.

Lo incontriamo nella sua abitazione museo denominata Oikos Museion, residenza e atelier, nella contrada di Acquaficara di Barcellona Pozzo di Gotto. Ma prima ancora di entrare ci soffermiamo davanti al Cristo che spezza la Croce. Opera che si offre al visitatore nella sua imponenza di oltre 3 metri, e con il plastico movimento del piede libero dal chiodo che sembra scendere dalla croce spezzandola.

Ma non meno imponenti, inoltre, sono le sculture Proserpina sorgente di rinascita e Demetra fonte di vita, in cemento armato, su uno scheletro di zinco, posizionata su un ulivo in una suggestione visiva di fronde e tronco svettanti verso il cielo. Attraverso l’evocazione dei temi quali la fecondità, il rinnovamento, anche in queste opere Messina proietta dei simbolismi che si riflettono in tutta la sua opera: dal ritorno alla natura, all’orgoglio delle radici classiche, alla bellezza dell’isola siciliana.

Vuole tenere ancorato al presente il passato, ricordarlo ai contemporanei e soprattutto ai giovani. Ricordare che la nostra terra saccheggiata da conquistatori, vituperata, dilaniata dal malaffare, non deve dimenticare le proprie origini millenarie che la pongono come Centro della Civiltà Mediterranea. E nel volgere lo sguardo al passato, punta il dito verso la storia moderna e contemporanea.

Infatti denuncia e ricordo si affacciano ancora nella sua ultima opera Storia dell’indomita Angela Normanno. In essa il nostro racconta e alterna fatti storici con la descrizione di altri ispirati da fatti reali, quali un comizio di Benito Mussolini a Messina, la violenza politica del fascismo, con la soggiacenza del prepotente verso il più debole (maggio; la strage fascista in provincia di Ragusa (maggio 1921). E che dire dello sfruttamento dei picciriddi nelle miniere di zolfo del ragusano? Ma tra tutti si erge la figura della protagonista Angela Normanno, una donna come viene specificato già dal titolo dell’opera, è un’indomita ragazza.

Per cui, entrati nella sua abitazione e attorniati da tante opere compiute incessantemente nel tempo e che ci proiettano in un tempo che non è andato, ma sempre presente e laborioso, il nostro, accogliendoci con la sua solita cordialità e disponibilità al dialogo, non si risparmia nell’esporre, trattare e diversificare temi locali che si agganciano a quelli universali.

Il suo ambiente rispecchia l’artista. Ci attorniano i suoi dipinti e le sue sculture in marmo bronzo, ossidiana, legno, i suoi libri e tutto in un caldo confortevole sguardo d’insieme. Messina, tra l’altro è un perfetto padrone di casa che sa metterci a nostro agio. Ci accomodiamo di fronte alle vampe ammaliatrici del camino e iniziamo la nostra conversazione portando l’attenzione al suo recente lavoro Storia dell’indomita Angela Normanno.

E allora chiediamo: Il tuo ultimo libro parla di Angela Normanno. Innanzitutto questa donna è reale o viene da pensare che in effetti sia un “Simbolo”

R.: Angela, personaggio inventato, è una donna che non accetta i voleri del prepotente; una donna che trasforma la fragilità in forza; che elabora in sé molte storie. Ogni suo gesto ha una forza di riscatto.

D.: Hai descritto Angela come un’indomita ragazza. Cosa rappresenta per te lei, cosa vedi in lei? Così diversa dalla condizione della donna nella Sicilia del primo Novecento: vittima, sottomessa, asservita al potere maschile.

R.: Angela è una metafora, per me è l’antitesi della donna sottomessa che viveva la sua esistenza fino alla metà del secolo scorso all’ombra e succube del marito/padrone. Rappresenta la resilienza contro la sopraffazione, la lotta, la voglia di un futuro di riscatto. Infatti. è una ragazza colta, bella, educata, che non si piega ai voleri del violento, del sopraffattore.

D.: Dicendo questo, mi viene da pensare alle “denunce” che tu effettui nei tuoi scritti. Possiamo, quindi, identificare questa bella donna colta, nella tua Sicilia?

R.: Angela vive dentro un contesto collettivo difficile, in un territorio dove diritti e opportunità sono diseguali. Ho voluto esaminare appunto l’ambiente sociale e storico per mostrare come il mondo esterno decida ed entri nella vita delle persone e in questo caso proprio delle donne.

D.: Però non è la solita figura femminile che si fa amare per la sua debolezza, nell’essere vittima del “fato”.

R.: Infatti, è una donna viva anche se ferita, non chiede pietà come vittima, né comprensione. Sa decidere da sola.

D.: Che ruolo ha la Sicilia nelle tue opere?

R.: Ogni opera nasce da un’immagine della mia terra. Dalla sua bellezza e dalle sue contraddizioni.

D.: Ancora una volta tu inserisci un personaggio molto importante. Leggendo le tue opere, noto quanto tu senta imprescindibili i legami con gli affetti familiari e che secondo la mia interpretazione, costituiscono la tua forza. Ad esempio, tuo padre. Descritto con sottile maestria… a pag. 33 del tuo lavoro Imbarcato all’alba. E’ necessario leggere queste due quartine che rappresentano più di tante parole il tuo attaccamento:

“…E cosa dire di quell’uomo forte / che ha lasciato in me malinconia / quando, a sorpresa, lo carpì la morte / lasciandomi la sua filosofia? / Mio padre, che parlava con Demetra, / e sussurrava a me come fa il vento, nel costruire senza malta e pietra / mi trasmetteva quel che ancora sento…”.

R.: Mio padre rappresenta le mie radici e la memoria familiare; esempio di onestà, dedizione al lavoro. Trovo in lui – e ne parlo al presente, perché è sempre presente in me – come uomo semplice, laborioso, legato ai valori che ogni uomo dovrebbe avere e perseguire; naturalmente non voglio idealizzarlo, ma con i suoi pregi e contraddizioni, questo è stato lui per me.

Con questa forte immagine descrittiva nei riguardi del padre, dobbiamo chiudere la nostra conversazione anche se piacevole e sempre in un continuo porre in essere altri argomenti

Al termine del nostro incontro, viene ancora da chiederci se si tratta di un romanzo di fantasia, con elementi reali così come vorrebbe farci credere Messina. Oppure tutta l’opera è un racconto autentico. In ogni caso, il nostro, lo confesserà mai?

 

Bella foto: Giuseppe Messina con il suo ultimo libro “Soria dellì’indomita Angela Normanno”.

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