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Garlasco, chi ha ucciso Chiara Poggi? L’analisi di Carmelo Lavorino, criminologo e investigatore

Criminologo e investigatore forense Carmelo Lavorino, e’ da sempre critico rispetto alla verità processuale per il caso Garlasco.

Tralasciando tutto il pregresso ad oggi, attraverso nuovi esami genetici ci troviamo al cospetto di un profilo maschile ritrovato sotto le unghie di Chiara Poggi probabilmente riconducibile ad Andrea Sempio.

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Carmelo Lavorino è un criminologo, perito criminale e analista della scena del crimine: direttore tecnico-scientifico del centro investigativo CESCRIN, autore e saggista, nonché giornalista investigativo.(con l’ausilio dell’AI)

Lavorino ricorre spesso al cosiddetto Modello Operativo Criminalistico Criminologico Investigatico detto “Metodo MOCCI”. Si tratterebbe di un approccio alla investigazione fatto di incroci diretti e trasversali in diverse discipline di studi atto a sintetizzare risultanze tra elementi ci criminologia, criminalistica, psicologia e logica investigativa.

Il rigore ed il metodo di ingagine deve essere, per questi, scevro da qualsiasi altro tipo di condizionamento ma applicato ad igni indizio, ogni traccia e pista.

Ebbene, tutto questo sarebbe stato disatteso a partire dall’inizio delle indagini: scena del crimine contaminata dalla presenza di soggetti non autorizzati, giornalisti e curiosi senza neanche un minimo di protezione affinche’ le prove non potessero essere contaminate. Un approccio alle investigazioni errato dall’inizio svilendo efficacia e certezza alle risultanze.

Lavorino non ha mai ritenuto l’impianto accusatorio contro Stasi idoneo del tutto  per condannarlo. A maggior ragione oggi che alcune perizie non per ultima quella di Albani si sono aggiunte nuove basi concrete che attribuiscono impronte e DNA riconducibili  a Sempio.  Ma per Lavorino questo tipo di risultati non bastano da soli. Servono elementi convergenti, coerenti, replicabili, e la certezza della continuità temporale della traccia. Senza parlare dell’impronta palmare rivelata dal test OBTI negativo come tracce non compatibili con il sangue.

Secondo Carmelo Lavorino, la mancanza del movente, uno qualunque, ma utile a convincere gli investigatori a giungere alla verita’ rende ardua la conclusione definitiva della vicenda di un “delitto in sospeso.” Oggi, secondo quanto sostiene Lavorino, si deve andare verso un rigore scientifico notevole con cautela escludendo qualsiasi passionalita’ ma solo prove convergenti, incongruenze degli alibi e continuita’ delle tracce secondo l’applicazione del “Metodo MOCCI.”

La posizione di Carmelo Lavorino non porta nulla di nuovo alla soluzione dell’impianto investigativo, solo la convinzione che la convergenza di elementi concreti, incontrovertibili e sistematici sarebbe la strada da ripercorrere.

Non si puo’ certo restare soddisfatti da questa posizione di Lavorino che pur pretende in maniera forte un sistema di indagine a tutto tondo senza sbavature.

Siamo purtroppo abituati alla proclamazione della prudenza e verrebbe da dire quando interviene a riempire opinioni decisive quando non approssimativamente plausibili. Insomma, il Metodo Mocci, questa volta sembra adottato in pieno dalla procura che addirittura ha ampliato la sfera della propria azione allargando le indagini a tutto tondo cercando proprio quelle connessioni, sintesi tra risultanze alla ricerca di verita’,

Salvo, pero’, che la procura non sappia gia’ per certo chi ha ucciso Chiara Poggi, non resta che sperare ad un cedimento del colpevole, in una sua confessione. Diciotto anni di ansie e preoccupazioni fiaccano ed potrebbero annullare ogni difesa.

Non crediamo piu’ ai come, ai moduli, ai sitemi di indagine che per postulato devono essere serie, miticolose e utili sempre. Ci stiamo barcamenando verso soluzioni lontanissime al momento solo probabili e con tutto il rispetto, sono proprio le risultanze dei periti, sempre in buona fede si capisce, nel corso degli anni, a confondere il quadro complessivo. Abbiamo accettato e poi rifiutato se non addirittura rinnegato perizie, la abbiamo poi rivalutate e riprese in considerazione ed ancora oggi facciamo questo che sembra essere diventato un’abitudine.

Aspettiamo che il colpevole confessi. Questa serebbe la certezza, oltre ogni ragionevole dubbio, oltre che una speranza.

 

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