IL MALE MINORE
La scelta relativa alla sorte di un popolo può essere talora fatta solo dal ristretto gruppo che medita e vaglia l’opportunità dell’una o dell’altra opzione, le cui conseguenze ricadono poi su tantissimi. Positivo è decidere di scegliere quanto si ritiene essere il male minore poiché frutto di razionalizzazione, non deve comunque venir meno la consapevolezza ch’esso è pur sempre scelta del male, impossibile da evitare, che quindi non potrebbero mancare le conseguenze negative, anche se ritenute di entità minore. Non esisterebbero effetti negativi solo nell’assenza di ciò che ha dato principio al male scatenando il tutto, vale a dire, nel caso che andremo dicendo, nell’ assenza di quell’invasione russa in Ucraina che ha sconvolto molte situazioni, in precedenza, pur nelle difficoltà, portate avanti senza la disastrosa vis bellica. Alla maxima vis bisognerebbe soprattutto porre un immediato stop, ma dalla maggior parte di coloro che sono in causa poco ci si adopera, e ciò perché non conveniente a quanti proprio dalle guerre traggono profitto. Nella notte dello scorso 19 dicembre 2025 si è, dopo molte ore di discussioni, concluso il Consiglio Europeo relativo agli aiuti da dare all’Ucraina perché possa continuare a non soccombere agli invasori russi. Ma anche perché la Unione Europea possa anch’essa non subire mine che sono ugualmente destabilizzanti pur non facendo rumore. Siamo nell’era dell’AI e la guerra è ormai anche ibrida con il coinvolgimento di cyberattacchi mirati al settore energetico e finanziario delle opposte parti, e con altro ancora. Da salvaguardare l’Ucraina nel biennio 2026-2027, ovviamente con l’unica cosa che ne ha potere, vale a dire col denaro con cui tutto si può comprare, quindi anche armi per la difesa. Problema: da dove prelevarlo? Sono tornati in discussione gli asset russi (soldi di grandi oligarchi e di risparmiatori, obbligazioni, quote societarie e riserve monetarie della Banca Centrale della Federazione Russa) ovvero quel patrimonio tenuto dai russi all’estero il cui valore complessivo sfiora i 330 miliardi di euro. Di essi la parte maggiore, 210 miliardi, sono in Europa, con quota principale concentrata in Belgio (190 miliardi), il resto in banche del Giappone (28 miliardi), del Regno Unito (27 miliardi), della Francia (18 miliardi), del Canada (15 miliardi), della Svizzera (6 miliardi), degli Usa (4 miliardi), e in altri Stati quel che resta. Intanto all’Europa la Russia ha ripetutamente chiesto la restituzione dei 210 milioni di euro con in aggiunta gli interessi maturati nei tre anni di sanzioni. Discussioni protratte sino a notte fonda tra i 27 membri del Consiglio Europeo riuniti per la decisione più opportuna. Divisione tra coloro che erano favorevoli a prelevare dagli asset russi la somma da dare all’Ucraina e quanti, invece, tra cui la Premier dell’Italia, propensi ad un prestito di 90 miliardi finanziato con debito comune a tasso zero (si è pensato al ruolo molto importante dei mercati), da rimborsarsi dopo il pagamento da parte della Russia dei danni di guerra. E ciò onde evitare ritorsioni giudiziarie da parte della Russia e inoltre le sue possibili rivalse sugli asset degli Stati europei presenti in Russia. L’Italia, a esempio, ha 19 miliardi di asset, sarebbero stati a rischio nelle tensioni con Mosca, compresi i beni di 70 imprese italiane con stabilimenti in quello Stato. Il problema avrebbe riguardato anche tanti altri Paesi dell’Ue, i cui asset in Russia ammontano a 238 miliardi di dollari, e arrivano a 285 miliardi se vengono incluse anche Australia, Norvegia e Svizzera. Decisivi per il prestito all’Ucraina di 90 miliardi in Eurobond sono stati il Presidente del Consiglio Europeo Antònio Luìs Santos da Costa e il Premier belga Bart De Vever. Questi ha, tra l’altro, citato un antico proverbio cinese “Non ha senso lamentarsi del colore del gatto, l’importante è che acchiappi i topi”. Più chiaro di così: l’Ucraina ottiene i fondi di cui necessita, non ha valore pensare al modo in cui saranno raccolti. Ma importante sarà il ruolo del Mercosur che ha sede nel Palazzo di Mercosur di Montevideo. Costituito da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, il Mercosur è un accordo commerciale di libero scambio tra i suddetti Stati e l’Unione Europea. Il trattato, firmato il 6 dicembre 2024, dopo vent’anni di negoziati, è volto a creare una delle più vaste aree economiche integrate a livello globale. E l’Italia è il secondo paese dell’Ue per export verso tali mercati latinoamericani. Da parte dell’Italia, cui si è unita la Francia, si chiedono, però, garanzie maggiori per l’agricoltura nazionale, dato che si teme la concorrenza di prodotti a prezzi più bassi e con standard diversi su pesticidi, tracciabilità e benessere animale. E intanto fuori dal Palazzo non sono mancate manifestazioni, degenerate anche in scontri con la polizia. Pertanto la Presidente Ursula von der Leyen annuncia che la firma slitterà a gennaio 2026. Il Sole 24 h del 19 dicembre titola: Meloni “pontiera” incassa a Bruxelles una doppia vittoria (articolo di Manuela Perrone). Si tratta, come la stessa Premier ha detto, di “una soluzione con solide basi giuridiche, prevalso il buon senso”. E lo stesso Mercosur, “slittato” per meditare, è lungimiranza.
Antonietta Benagiano




