IL NUOVO SINGOLO DISPONIBILE DA VENERDÌ 16 GENNAIO
SU TUTTE LE PIATTAFORME DIGITALI
IL BRANO ANTICIPA LA PUBBLICAZIONE DEL NUOVO ALBUM
FUORI OVUNQUE LA PROSSIMA PRIMAVERA
Dopo la pubblicazione di H. Who Are You?, brano che ha fatto da apripista al nuovo progetto atteso per la prossima primavera su Ponderosa Music Records, Thomas Umbaca torna il 16 gennaio con Float! Best Way to. Il secondo singolo estratto conferma una svolta nel percorso musicale dell’artista, mettendo in luce una maturazione intensa e pienamente assimilata del suo linguaggio sonoro.
Float! Best Way to si rivolge ai suoi ascoltatori quasi come un mantra o un buon proposito dell’anno nuovo: “smettere di controllare il percorso affidandosi al flusso”. È un invito ad abbandonare i vincoli del pensiero per accogliere l’istinto, il rischio e l’imprevisto. Un parallelismo che in musica si traduce nel dimenticare le regole, lasciando spazio all’improvvisazione e alla libertà, lasciando il timone in mano al suono.
Il risultato è un brano che si muove continuamente, cambia direzione trasformandosi in un viaggio cinematografico che si dimena verso territori interiori sconosciuti e strettamente personali.
Quando forme e strutture offuscano i pensieri, nella vita come nella musica, ricorda che puoi sempre fluttuare: muoverti per onde, oscillare, girare in cerchi o a zig zag, rotolare invece di avanzare a passi regolari – con queste parole Thomas Umbaca descrive il brano. Mi ha sempre affascinato l’idea di un ritmo interiore, percepito, diverso dalla pulsazione metronomica: un tempo elastico e istintivo, in cui accordi e melodia si muovono con più naturalezza.”
Come l’intero album, anche questo pezzo è stato co-prodotto da Amedeo Pace dei Blonde Redhead. Una tappa che ha segnato un cambiamento nel percorso artistico dell’artista, emancipando il pianoforte dal contesto classico ed avvicinandolo a sonorità a tratti elettroniche e vicine all’indie rock. Come dichiara Thomas “Sono grato ad Amedeo (Blonde Redhead), co-produttore dell’album, che ha messo la sua esperienza al servizio del brano, arricchendolo qui con chitarre “western” e dei suoni che sento come germogli. Il brano ha trovato da solo la sua direzione, senza troppe regole: è uscito fuori un trip cinematografico, uno spazio ondoso in cui perdersi”











