IN SUDAN SUPERATI I 1.000 GIORNI DI CONFLITTO ARMATO: OLTRE 21 MILIONI DI PERSONE AFFRONTANO LA FAME OGNI GIORNO
- Dopo 1.000 giorni di violenza, fame e sfollamenti, il Sudan resta intrappolato in una crisi umanitaria senza precedenti, con due carestie dichiarate in meno di un anno e 21 milioni di persone che soffrono la fame.
- In Sudan, più della metà dei servizi sanitari e idrici di base non è funzionante e oltre 33 milioni di persone necessitano di assistenza urgente. Inoltre, il Paese sta affrontando la più grande crisi di sfollamento al mondo con quasi 14 milioni di persone costrette a fuggire dalle proprie case.
- Nonostante assedi, insicurezza e blocchi all’accesso, i team di Azione Contro la Fame continuano a lavorare sul campo per fornire cure contro la malnutrizione, servizi sanitari, acqua potabile, attività di promozione dell’igiene e assistenza alle popolazioni più vulnerabili.
Portavoce disponibile: Samy Guessabi, Direttore di Azione Contro la Fame in Sudan
Milano, 13 gennaio 2026 – Amina (nome di fantasia per questioni di sicurezza) è una donna sudanese sfollata all’interno del proprio Paese. Lei e la sua famiglia sono arrivate nella comunità che oggi li ospita senza nulla. Fuggivano dalla violenza e oggi sopravvivono grazie a piccoli lavori in un mercato locale. La scarsità di cibo e acqua è una costante: mantenere un’igiene di base è una lotta quotidiana e l’insicurezza è tale che persino tornare a casa con gli aiuti umanitari ricevuti — scorte di cibo e acqua — significa vivere nella paura che possano essere rubati lungo il tragitto.
Il caso di Amina non è isolato. Dopo 1.000 giorni di conflitto armato ininterrotto, i bisogni di quasi metà della popolazione sudanese sono ancora ben lontani dall’essere soddisfatti. Il suo desiderio più grande è semplice, ma urgente: che la guerra finisca, che ci sia sicurezza e che la sua famiglia possa vivere con dignità.
Tre carestie dichiarate nel mondo, due delle quali in Sudan
Ad oggi, nel mondo sono state dichiarate tre carestie, una classificazione che si applica solo alle condizioni più estreme di fame. Di queste, lo stato di carestia è stato dichiarato due volte in Sudan in meno di un anno: a El Fasher alla fine del 2024 e a Kadugli nel novembre 2025, con altre 20 località a rischio in Darfur e Kordofan. Il conflitto ha devastato le catene alimentari: assedi prolungati, distruzione dei mercati e delle terre agricole, collasso dell’economia e interruzione delle rotte commerciali hanno portato a un’inflazione estrema e a una drastica perdita del potere d’acquisto. In molte aree, il cibo arriva a malapena nei mercati e, quando arriva, i prezzi sono inaccessibili per la maggior parte delle famiglie.
Queste circostanze hanno portato il Sudan a subire una delle crisi alimentati più gravi al mondo. Oggi, oltre 21 milioni di persone soffrono la fame quotidianamente e, di queste, almeno 375.000 sopravvivono in condizioni catastrofiche, affrontando fame estrema, malnutrizione acuta e un reale rischio di morte. Innumerevoli famiglie sono costrette a sopravvivere mangiando foglie e mangimi per animali.
Tra il 70% e l’80% degli ospedali nelle aree colpite dal conflitto non è operativo
Dopo 1.000 giorni di conflitto, le conseguenze superano il solo impatto sui livelli della fame. Attualmente, oltre 33 milioni di persone in Sudan necessitano urgentemente di assistenza a causa della mancanza di cibo e delle difficoltà di accesso ai servizi di base, come l’assistenza sanitaria, l’acqua pulita e la protezione.
Il collasso dei sistemi sanitari è allarmante. Tra il 70% e l’80% degli ospedali e dei centri sanitari nelle aree colpite dal conflitto non è operativo. Più della metà della popolazione non ha accesso all’assistenza sanitaria di base, in un contesto segnato da continui attacchi contro ospedali e personale sanitario.
Inoltre, il 60% dei servizi di acqua potabile non è funzionante e il mancato accesso all’acqua sicura e a condizioni igieniche minime ha portato a epidemie di malattie infettive, come il colera, che aggravano ulteriormente la pressione su servizi sanitari già collassati. Alla fine del 2025 sono stati rilevati oltre 72.000 casi di colera con più di 2.000 decessi registrati nel Paese.
La crisi di sfollamento più grave al mondo
«Dall’inizio della guerra, 14 milioni di sudanesi sono stati costretti a fuggire dalle proprie case per scampare al conflitto, più della metà dei quali minorenni. Questa situazione ha portato a quella che oggi è la più grande crisi di sfollamento al mondo», afferma Samy Guessabi, direttore di Azione Contro la Fame in Sudan. «Quasi 10 milioni di persone hanno cercato rifugio in campi per sfollati all’interno del Paese, mentre oltre 4 milioni sono fuggite nei Paesi vicini come Ciad, Egitto e Sud Sudan».
Recentemente, a Tawila (Darfur Settentrionale), l’arrivo di persone sfollate in fuga da El Fasher è aumentato in modo significativo a causa dell’intensificarsi della violenza nelle ultime settimane. Per lo stesso motivo, gli sfollamenti di massa sono aumentati notevolmente anche in Kordofan, in particolare nel Kordofan Settentrionale e a Babanusa nel Kordofan Occidentale. Tuttavia, la situazione nei campi per sfollati e nelle comunità ospitanti resta estremamente precaria: sono sovraffollati e sull’orlo del collasso a causa del numero elevato di persone che arrivano ogni giorno.
Le donne e le ragazze sfollate affrontano un rischio aggravato di violenza di genere. Oggi, oltre 12 milioni di sudanesi, principalmente donne e ragazze, sono a rischio di subire o assistere a stupri, abusi sessuali, rapimenti, matrimoni precoci e condizioni sfruttamento. Questa cifra è aumentata dell’80% dal 2024 e del 350% dall’inizio dei conflitti nell’aprile 2023.
L’intervento di Azione Contro la Fame in Darfur e Kordofan, gli epicentri della carestia
L’accesso umanitario in Sudan rappresenta una sfida critica per le organizzazioni umanitarie: «Dall’inizio della guerra, il 15 aprile 2023, assedi, combattimenti attivi e sfollamenti di massa hanno gravemente ostacolato la consegna degli aiuti alle aree più bisognose, privando milioni di persone di beni e servizi essenziali», spiega Guessabi.
Tuttavia, nonostante l’insicurezza e le gravi restrizioni di accesso, Azione Contro la Fame continua a operare con i propri team locali. In aree di crisi come in Darfur e Kordofan, l’organizzazione mantiene interventi in ambito sanitario e nutrizionale, acqua, servizi igienico-sanitari e igiene, sicurezza alimentare, protezione e assistenza in denaro. Inoltre, attraverso cliniche mobili, vengono assicurati cure mediche di base alle comunità più isolate e senza accesso agli ospedali.
Mentre il Sudan raggiunge i 1.000 giorni di conflitto e i bisogni continuano ad aumentare drasticamente, solo il 33% degli aiuti umanitari necessari è stato finanziato. Azione Contro la Fame lancia un appello urgente alla comunità internazionale affinché intensifichi gli sforzi e le risorse per proteggere i civili e il personale umanitario, garantire un accesso degli aiuti umanitari sicuro e senza ostacoli e consentire il passaggio sicuro delle persone in fuga dal conflitto.
Tra le testimonianze raccolte dallo staff dell’organizzazione, una madre ha raccontato: «Il mondo ci ha dimenticato. Le persone fuori dal Sudan non sanno cosa sta succedendo qui, ma spero che inizino a capire tutto ciò di cui qui avvertiamo il bisogno. Abbiamo bisogno che il mondo fermi la guerra, aiuti le persone e ci permetta di tornare alle nostre case. Abbiamo bisogno di pace».
Azione Contro la Fame | www.azionecontrolafame.it
Azione Contro la Fame è un’organizzazione umanitaria internazionale impegnata a garantire a ogni persona il diritto a una vita libera dalla fame. Siamo specialisti da 47 anni, prevediamo fame e malnutrizione, ne curiamo gli effetti e ne preveniamo le cause. Siamo in prima linea in 57 Paesi del mondo per salvare la vita dei bambini malnutriti e rafforzare la resilienza delle famiglie con cibo, acqua, salute e formazione. Guidiamo con determinazione la lotta globale contro la fame, introducendo innovazioni che promuovono il progresso, lavorando in collaborazione con le comunità locali e mobilitando persone e governi per realizzare un cambiamento sostenibile. Ogni anno aiutiamo 26,5 milioni di persone.











