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Ritorno di Trentini. Brinis, Open Arms: “La cooperazione internazionale non è un crimine, ma una scelta di responsabilità”
 

Come emerso nel recente Dialogo di Alto Livello sui Diritti Umani tra Unione Europea e Messico a cui Open Arms ha partecipato, serve difendere cooperazione e solidarietà internazionale

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Roma, 13 gennaio 2026 – Il rientro in Italia di Alberto Trentini, dopo mesi di detenzione, è una notizia che accogliamo con sollievo e profonda umanità. È anche un momento che impone una riflessione collettiva sul valore e sulla necessità di figure come i cooperanti internazionali: donne e uomini che scelgono di stare dalla parte di chi ha bisogno, spesso in contesti complessi, fragili o segnati da conflitti, repressione e violazioni dei diritti umani.

La storia di Alberto Trentini non è un’eccezione. Sempre più spesso, nel mondo, chi porta aiuto, solidarietà e protezione viene ostacolato, criminalizzato, colpito da misure arbitrarie o narrative securitarie che trasformano la cooperazione e l’impegno umanitario in una colpa. È un segnale allarmante che riguarda tutti: perché senza cooperanti, senza società civile, senza chi testimonia e interviene sul campo, intere comunità vengono lasciate sole.

Open Arms nasce e opera proprio da questa scelta: essere presenti dove c’è bisogno, salvare vite, difendere la dignità umana, costruire solidarietà concreta. Che si tratti del Mediterraneo centrale o di altri contesti di crisi, il nostro lavoro si fonda sulla protezione dei diritti fondamentali che non può essere subordinata a logiche di sicurezza, controllo o convenienza politica.

In questo quadro si inserisce anche la partecipazione di Open Arms al recente Seminario con le Organizzazioni della Società Civile, svoltosi a Città del Messico lo scorso dicembre 2025, nell’ambito del Dialogo di Alto Livello sui Diritti Umani tra Unione Europea e Messico. Insieme a organizzazioni messicane ed europee, abbiamo ribadito l’urgenza di difendere lo spazio civico, contrastare la criminalizzazione della solidarietà e fermare la crescente securitizzazione e strumentalizzazione della cooperazione internazionale.

Durante questo confronto, abbiamo denunciato come il restringimento dello spazio civico, i tagli alla cooperazione e l’adozione di politiche che antepongono interessi geopolitici alla tutela delle persone abbiano conseguenze dirette sulla vita di chi difende i diritti umani, sui cooperanti, sui giornalisti e sulle comunità con cui lavorano. È lo stesso contesto che rende possibili storie come quella di Alberto Trentini.

“Per noi di Open Arms, la liberazione e il ritorno di un cooperante non sono solo una buona notizia individuale: sono un richiamo politico e morale. Difendere la cooperazione internazionale significa difendere la possibilità stessa di costruire giustizia, protezione e diritti. Significa riconoscere che stare dalla parte di chi ha bisogno non è mai un reato, ma una responsabilità collettiva.” ha dichiarato Valentina Brinis, advocacy officer della ONG Open Arms. – “Oggi, mentre Alberto Trentini torna a casa, rinnoviamo il nostro impegno a essere presenti, a fare rete con la società civile internazionale e a chiedere con forza che governi e istituzioni proteggano – e non ostacolino – chi lavora per la dignità e la vita delle persone.”

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