Ci stanno togliendo tutto ciò che avevamo costruito?
Cari amici e amiche,
siamo ormai alla fine dell’anno e vi scrivo per aggiornarvi sui mesi di lavoro svolti del nuovo Consiglio dell’OdG Lazio.
Ci siamo insediati a metà aprile, dopo le elezioni per il rinnovo delle cariche sociali e questo è un comunicato articolato che prova a restituirvi senso, direzione e dibattito sul ruolo di tutti noi Pubblicisti.
Il successo del Gruppo Gino Falleri
Come ben sapete, il risultato del nostro storico Gruppo Gino Falleri è stato ampiamente premiato dal vostro voto. Grazie alla vostra compattezza sono stati eletti tutti i suoi candidati e ne sono molto orgoglioso, per tutti voi, così come lo sarebbe da lassù il nostro grande Gino. Nel Consiglio regionale del Lazio sono stati eletti i tre Consiglieri pubblicisti: Rossi Roberto, Biancospino Manuela e Di Stefano Nicola; sempre nel Lazio è stato eletto Massimiliano Grasso come Revisore dei conti dell’Ordine regionale, mentre al Consiglio nazionale è stato riconfermato Walter Scognamiglio.
Il nostro Gruppo, grazie a tutti voi, ha ottenuto il massimo risultato, superando tutte le altre liste concorrenti (Giornalisti 2.0, Controcorrente e Pluralismo e Libertà) con oltre 250 voti di scarto.
Tre fronti fondamentali e decisivi per il futuro dei Pubblicisti
Questo conferma la vostra convinzione che non si debba disperdere quanto costruito nella consiliatura precedente, soprattutto in vista della grande riforma della legge 69 del 1963, arrivata ormai al limite storico della sua funzione rispetto alla nuova realtà del giornalismo italiano e internazionale. Ciò è particolarmente vero per la categoria dei Pubblicisti, che rappresentano il 70% dell’intero OdG nazionale: circa 70.000 Pubblicisti e 30.000 Professionisti, numeri che parlano da soli.
Questi numeri sono decisivi su tre fronti.
1. Sul piano della rappresentanza
Abbiamo chiesto e inserito nella riforma che la percentuale dei Pubblicisti abbia finalmente il peso che merita, e non un semplice “contentino”, che oggi risulta persino umiliante. Oggi nel Consiglio nazionale i Pubblicisti hanno solo 20 Consiglieri su 60 (40 Professionisti e 20 Pubblicisti); nel testo di riforma abbiamo chiesto, nel pieno rispetto dell’unità della professione e del ruolo dei colleghi Professionisti, di riformulare le quote a 26 Pubblicisti e 34 Professionisti, lasciando quindi a questi ultimi una larga maggioranza, ma riconoscendo a tutti gli iscritti un equilibrio più giusto.
2. Sul piano economico
Noi Pubblicisti costituiamo una base di contribuzione fondamentale per le casse di tutti gli Ordini regionali. Anche qui, la proporzione è sostanzialmente la stessa: circa il 70% delle entrate deriva dai Pubblicisti contro il 30% dei Professionisti; in termini concreti, su 10 milioni di euro di quote annuali, oltre 7 milioni provengono dai Pubblicisti e circa 3 milioni dai Professionisti.
3. Sul piano identitario e storico
Il senso del vostro voto è ancora più importante delle percentuali. È su questo che desidero soffermarmi, a nome del Gruppo Gino Falleri, per chiarire cosa significhi essere Pubblicisti oggi, nel 2025, e chi siano stati i Pubblicisti nella storia dell’Ordine.
La grande storia dei Pubblicisti
Abbiamo alle spalle una grande storia professionale, che nasce nello spirito di pensiero e di sentimento che ha fatto la storia d’Italia. Nell’Ottocento e per oltre metà Novecento non esistevano albi professionali, né parametri sindacali o titoli di studio richiesti, né un Ordine dei giornalisti: l’attività era sostanzialmente “libera”, regolata più dal buon senso e dall’intelligenza creativa che da norme. Ne sono prova i passaggi storici: dal Pasquino, voce satirica del popolo italiano, a Trilussa, pubblicista in versi, fino ai quotidiani murali del primo Novecento e della Repubblica appena nata, nati solo dal desiderio di scrivere e informare.
Noi Pubblicisti non siamo il “male” del giornalismo, né i suoi Giamburrasca, come qualcuno vorrebbe far credere. Siamo stati e siamo presenti in tutte le redazioni che si rispettino, svolgendo un enorme lavoro di “cucina”: ricerche su temi specifici, assemblaggio di notizie, consultazione di archivi storici e fotografici, satira, critica, in tutti i rami dell’informazione – cronaca, sport, spettacoli, finanza, politica, scuola, scienza, medicina, cultura e società.
Nell’albo dei Pubblicisti sono iscritti avvocati, medici, geometri, architetti, politici, ingegneri, magistrati, storici, insegnanti e molte altre professionalità, così come tanti giovani disoccupati, laureati e diplomati, e anche chi ha solo il titolo della scuola dell’obbligo, ma è prontissimo a servire l’informazione. Non nego che esista una piccola percentuale di Pubblicisti che “ci provano”, ottenendo il tesserino solo per accedere gratuitamente a stadi, eventi, spettacoli o concerti, come più volte rilevato anche in convegni di settore, ma l’eccezione conferma la regola, non la annulla.
Un dialogo aperto con i Professionisti
Su questi casi il Gruppo Gino Falleri sta ponendo grande attenzione, per evitare che pochi furbetti danneggino l’immagine dell’intera categoria e, in particolare, dei tanti giovani seri e motivati che fanno sacrifici enormi per ottenere meritatamente il tesserino. Noi Pubblicisti siamo aperti al dialogo con i Professionisti, comprendendo benissimo chi vive di solo giornalismo e cogliendo anche le loro richieste, come quella di eliminare il vincolo di esclusività professionale verso i rispettivi editori.
Siamo disponibili a riconoscere ai Professionisti una maggioranza “giusta e onesta” nelle rappresentanze dell’Ordine, proprio perché vivono di e nel giornalismo. Ma per lo stesso motivo siamo favorevoli, come già detto, alla loro non esclusività, affinché possano ampliare collaborazioni o avviare attività anche in altri settori, e non soltanto nell’editoria, come i Pubblicisti già fanno, sempre evitando conflitti di interesse e nel rispetto del codice deontologico.
La crisi del settore e il problema Casagit
Comprendiamo molto bene la crisi strutturale del settore editoriale e per questo stiamo lavorando per unire al meglio le forze numeriche della categoria. Molti Pubblicisti sono assunti a tempo pieno come giornalisti (circa un quinto della categoria), mentre una grande parte svolge altre attività lavorative, spesso come dipendenti a tempo indeterminato, con un impatto minimo sulla disoccupazione giornalistica. I Pubblicisti, inoltre, non usufruiscono praticamente di ammortizzatori sociali da parte dello Stato, né in misura significativa dell’INPGI 2 o della Casagit, che nel frattempo ha perso gran parte dell’eccellenza storica a causa dei cambiamenti del contesto.
La Casagit costa sempre di più ai suoi iscritti, mentre i servizi offerti si riducono progressivamente, penalizzando soprattutto i Pubblicisti che già contribuiscono in misura preponderante alle casse dell’Ordine. Le quote associative sono aumentate negli ultimi anni senza un corrispondente potenziamento delle coperture sanitarie, con ticket sempre più alti e rimborsi sempre più magri, in un contesto di crisi editoriale che rende insostenibile il peso per chi non vive solo di giornalismo. Questa deriva ha fatto perdere alla mutua quella eccellenza storica che la caratterizzava, lasciando molti colleghi scoperti proprio quando ne avrebbero più bisogno.
Al contrario, i Professionisti in difficoltà aumentano ogni anno, e il divario tra domanda e offerta di informazione crea molta disoccupazione, sia attiva che “passiva”. Questa lunga riflessione nei vostri confronti è, a mio avviso, doverosa: occorre lavorare insieme perché entrambe le categorie vengano rispettate e perché i Pubblicisti non servano solo a “fare cassa” o siano descritti come una categoria che vivrebbe alle spalle dei Professionisti.
Pubblicisti: riforma equa o meglio strade diverse?
Nella riforma chiediamo semplicemente di essere rispettati per ciò che portiamo al sistema, oggi come da sempre. In caso contrario, per rispetto di tutti, non sarebbe forse meglio ipotizzare due realtà distinte (due albi, due case e, perché no, due casse separati) e procedere ognuno per la propria strada, senza ulteriori discussioni e umiliazioni?
In questo comunicato ho volutamente evitato di affrontare il tema dell’intelligenza artificiale, delle fake news e dei deepfake, che mettono seriamente a rischio la nostra professione. Ne parlerò presto, anche perché occorre correre ai ripari: è già una situazione preoccupante e, se la Cassazione considera plagio il copiare due righe, cosa significa copiare da una IA senza esplicitarne l’utilizzo, come richiede il nostro nuovo codice deontologico?
Conclusioni
Grazie per l’attenzione e scusate la lunghezza della lettura, ma tutto questo serve a difendere e valorizzare la nostra categoria dei Pubblicisti, che, a mio avviso, sta subendo danni d’immagine gravi e ingiusti.
Per contattarci direttamente e discutere di queste proposte, o per condividere le vostre idee sulla riforma, scrivetemi al numero 337 745845. Siamo qui per ascoltare e lavorare insieme per il futuro dei Pubblicisti.
Roberto Rossi
Vice Presidente dell’OdG Lazio











