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Perché questa volta le proteste in Iran sono diverse

 

Ciò che sta accadendo oggi in Iran non è una protesta sporadica o un fugace sfogo emotivo. La rinnovata rivolta che ha preso piede nelle ultime settimane e mesi è, sia per portata che per chiarezza politica, più ampia e radicale di qualsiasi ondata precedente. Questa volta, è scesa in piazza una società che ha imparato dall’esperienza, ha accumulato consapevolezza politica e ha trovato la sua direzione. Le strade dell’Iran stanno assistendo al ritorno di un popolo le cui richieste vanno ben oltre il sostegno economico, fino a un inequivocabile appello a un cambiamento radicale e alla fine dell’intera struttura della tirannia.

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Queste rivolte non possono essere liquidate come “spontanee”. Le loro radici affondano in oltre quarantacinque anni di lotta incessante del popolo iraniano e di una resistenza organizzata che ha affrontato repressione, incarcerazioni, esecuzioni ed esilio, emergendo politicamente matura. Gli insegnamenti delle rivolte precedenti – da gennaio 2018 e novembre 2019 alla rivolta nazionale del 2022 – hanno chiarito che la società iraniana è entrata in una nuova fase: una fase in cui la protesta diventa organizzata, sostenuta e prende esplicitamente di mira i vertici del potere.

In questa traiettoria, le attività quotidiane e persistenti delle Unità di Resistenza del MEK, soprattutto dopo la rivolta del 2022, sono state decisive. Queste reti hanno impedito che la fiamma della resistenza si spegnesse. Attraverso azioni continue, mirate e motivanti, hanno mantenuto vivo il cammino della rivolta. Oggi, gli stessi giovani ribelli stanno portando avanti quella linea nelle strade: un’intera generazione che non crede più nelle riforme, nei passi indietro o nel cambiamento cosmetico dell’autoritarismo.

 

I giovani ribelli dell’Iran prendono di mira i centri del regime in risposta alle esecuzioni di massa

 

Per anni, la Resistenza iraniana ha avvertito che l’Iran è una “società esplosiva”, in cui qualsiasi shock economico, sociale o politico può innescare una rivolta nazionale. Questa valutazione è ora diventata realtà. Il crollo dei mezzi di sussistenza, l’imposizione di un futuro senza prospettive, la corruzione strutturale e la repressione aperta hanno prodotto insieme un accumulo di rabbia sociale, una rabbia che ora ha trovato direzione e scopo.

Di fronte a questa realtà, il regime sta perseguendo due binari paralleli. Da un lato, si affida alla repressione aperta: munizioni vere, arresti di massa ed esecuzioni. Dall’altro, conduce una guerra psicologica e l’inganno politico. L’apparato informatico del regime sta attivamente promuovendo narrazioni monarchiche e amplificando figure come Reza Pahlavi. Si tratta di una mossa ben calcolata: il regime è consapevole che tali correnti non rappresentano una vera minaccia alla sua sopravvivenza. L’obiettivo è creare discordia tra i manifestanti, marginalizzare la vera alternativa democratica e creare un pretesto per etichettare la rivolta come “sostenuta dall’estero”.

In questo stesso contesto, il regime ha schierato agenti in borghese e forze Basij nelle manifestazioni per scandire slogan a favore del ritorno alla dittatura monarchica. Queste immagini vengono poi diffuse, spesso manipolate o doppiate, per creare una narrazione falsa.

Eppure il popolo iraniano non si lascia ingannare. Una società che ha lottato per la libertà per oltre quattro decenni, tra prigionia, esilio e innumerevoli vite, non tornerà indietro. I cori inequivocabili che si sentono nelle strade, che rifiutano sia la dittatura religiosa che quella monarchica, testimoniano una chiara scelta collettiva. Il popolo iraniano cerca libertà e democrazia, non il riciclo di un passato contro il quale si era ribellato per rovesciarlo.

Coloro che hanno dedicato la propria vita, i propri beni e la propria stessa esistenza alla liberazione dell’Iran non accetteranno altro che la libertà. La propaganda volta a legittimare un’ex dittatura non inganna il popolo iraniano; si limita a smascherare i suoi promotori davanti al tribunale della coscienza pubblica. La rivolta odierna è la continuazione di una traiettoria storica, forgiata nella resistenza, e persisterà fino al raggiungimento della libertà.

 

Mahmoud Hakamian

 

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