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Paolo Battaglia La Terra Borgese e le regate di Raoul Dufy a Deauville

(Paolo Battaglia La Terra Borgese è critico d’arte, saggista e figura pubblica italiana, noto per le sue analisi originali e acute nel campo artistico, ma anche per le sue riflessioni più ampie su temi sociali e politici, spesso presentate in modo obiettivo e concreto, diventando una voce autorevole e talvolta controversa nel dibattito culturale e nel mercato dell’arte. La sua fama deriva dalla combinazione critica nel settore artistico e da un approccio pragmatico e riflessivo verso la società, che lo rende una figura di riferimento per un pubblico attento e colto. Per la critica e la saggistica è riconosciuto per la sua “Scienza dell’Arte” e per interventi critici su movimenti come il Neoplasticismo, il Cubismo e l’Espressionismo. Nell’Analisi del Mercato analizza le dinamiche del mercato dell’arte e il valore assoluto delle opere. Nell’impegno Civile e Politico interviene spesso su temi di attualità legati alla gestione della “cosa pubblica” e ai diritti, come testimoniano i suoi scritti recenti (es. “Utopie”, del gennaio 2026). Collaborazioni Internazionali: è socio onorario dell’Order Sons and Daughters of Italy in America, per il quale ha curato iniziative culturali e donazioni artistiche.)

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Raoul Dufy  – scrive Andrè Salmone nel 1927 –  ha apportato – fa notare Paolo Battaglia La Terra Borgese – al movimento fauve lo charme, la freschezza d’una aspirazione certamente dovuta al folklore, ma istintiva, senza la noia di laboriose ricerche.

In effetti di Dufy che, affascinato da Matisse, seppe inventare un linguaggio del tutto personale di squisito colorista e abilissimo disegnatore, ammaliano le doti di vivace fantasia e di spontaneità.

Dufy fu una personalità curiosa, si cimentò, sempre con successo, in diversi campi, dall’incisione su legno alla ceramica, alla decorazione di tessuti e arazzi, all’acquerello, esercitandosi costantemente nel disegno per arrivare a una semplificazione delle forme che non perdesse di intensità espressiva e spontaneità.

Il mare è stato uno dei temi più cari a Dufy, anche perché di fronte ad esso ritrovava il sapore e i ricordi dell’infanzia (infatti era nato a Le Havre, nel 1877).

Questo dipinto – ci spiega Paolo Battaglia La Terra Borgese – ben riassume le caratteristiche dello stile di Dufy, il suo linguaggio essenziale in cui la leggerezza dell’elemento grafico, con cui rende sinteticamente l’incresparsi del mare e lo scafo delle barche, e la brillantezza delle macchie di colore contribuiscono a creare un’atmosfera di gioiosa e brulicante animazione.

Nell’elegante cittadina di Deauville, sulla costa dell’Atlantico, cara tanto alla gente di mondo come agli artisti, anche Dufy trovò spesso ispirazione. Le regate in particolare lo affascinavano come spettacolo di colore oltre che di abilità sportiva; e ne dipinse diverse, dal 1928 in avanti.

Questa, qui riprodotta quasi per intero, Regate a Deauville (di cm 65 x 81) è del 1935, fa parte di una collezione privata che potrebbe trovarsi a Ginevra.

Come Vlaminck, come Marquet; anche Dufy è passato attraverso il Fauvismo, il movimento che ha esaltato il colore come espressione di stati d’animo e di emozioni.

In Dufy prevale tuttavia, a differenza di altri, uno spirito festoso, un senso di stupore e di gioia di fronte allo spettacolo della vita.

In quest’opera, per esempio, la discendenza dal Fauvismo si manifesta nella scelta dei colori vivi e chiari, quasi trasparenti, che ricordano addirittura la tecnica dell’acquarello: rossi, bianchi, gialli, azzurri puri, stesi con pennellate larghe ed estrose ed esaltati da certe sottolineature.

Si osservi poi, in particolare, il segno, che è la caratteristica più personale di Dufy: un segno che si sovrappone di continuo alle superfici dipinte e ne accentua quasi capricciosamente certi elementi, in modo da evocare le forme che premono di più all’artista: qui una casa là una figurina, un’onda o il sartiame.

L’albero di ogni vela, spesso fuggendo oltre i limiti dei quadro, suddivide idealmente la composizione in una serie di pannelli verticali che impongono alla scena festosa e affollata un inaspettato senso di ordine. Ma il cielo, dietro, è trattato a pennellate liquide trasversali, e così si riaccende, attraverso il reticolo delle vele, quell’animazione che ha attratto l’occhio di Dufy e lo ha indotto a rappresentarla sulla tela.

La composizione non tiene molto conto della prospettiva, ma si basa su ampie macchie di colore  simili al guazzo, cui si sovrappongono le lineE ingannevolmente semplici del disegno.

L’arte di Dufy – precisa Paolo Battaglia La Terra Borgese – maturò con ritardo rispetto a quella di molti artisti. Si avvicinò, infatti, prima all’Impressionismo e poi al Fauvismo prima di trovare un proprio personalissimo stile.

L’opera di Dufy – conclude Paolo Battaglia La Terra Borgese – si distingue per le serie di pennellate dall’andamento curvilineo stese su differenti tonalità di colore. Le rappresentazioni sono sintetiche ed eloquenti. I volti dei personaggi sono privi di lineamenti e tutto viene fuori da contorni ondulati. L’artista lascia spesso che i colori escano dai contorni, per estendersi oltre le linee ondulate sempre aggraziate.

E l’arte di Dufy, nella sua allegria, è una testimonianza delle bellezze e dei piaceri dell’esistenza.

 

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